Al Nyt si trama contro quel clacson d’auto che è la direttrice

Parlare male del New York Times è uno sport americano (e non solo) che da sempre appassiona giornalisti e commentatori: ha un che di rassicurante sapere che pure la Old Gray Lady non se la passa così bene. L’ultimo pettegolezzo parla di un ammutinamento contro la direttrice, Jill Abramson, prima donna a guidare il quotidiano americano, da circa un anno e mezzo. I detrattori dicono che la signora è molto brusca, alza la voce, è spesso via, ci sono persone che escono dal suo ufficio, dopo un incontro, e tirano pugni contro il muro. Tutto il pregiudizio positivo che la direttrice si è portata in dote sarebbe evaporato sotto i colpi di una leadership fragile mascherata con un’eccessiva aggressività.
28 APR 13
Ultimo aggiornamento: 14:07 | 18 AGO 20
Immagine di Al Nyt si trama contro quel clacson d’auto che è la direttrice
Parlare male del New York Times è uno sport americano (e non solo) che da sempre appassiona giornalisti e commentatori: ha un che di rassicurante sapere che pure la Old Gray Lady non se la passa così bene. L’ultimo pettegolezzo parla di un ammutinamento contro la direttrice, Jill Abramson, prima donna a guidare il quotidiano americano, da circa un anno e mezzo. I detrattori dicono che la signora è molto brusca, alza la voce, è spesso via, ci sono persone che escono dal suo ufficio, dopo un incontro, e tirano pugni contro il muro. Tutto il pregiudizio positivo che la direttrice si è portata in dote – testimoniato da due grandi e trionfanti ritratti che due riviste come il New Yorker e il New York Magazine le dedicarono poco dopo l’insediamento – sarebbe evaporato sotto i colpi di una leadership fragile mascherata con un’eccessiva aggressività (la signora è una tosta, come si sa: è stata travolta da un camion ed è sopravvissuta, è piena di metallo in tutto il corpo e questo le è valso la definizione di “donna bionica”, ha un tatuaggio sul braccio destro con il vecchio gettone della metropolitana di New York, che si è fatta quando è rientrata a Manhattan dopo anni a Washington, è “fondamentalmente un hipster” e per i cani farebbe qualsiasi follia).
Il giornale online Politico ha raccolto tutti i malumori con quell’arte tutta sua di trasformare in notizia i pettegolezzi e ha messo in fila voci piuttosto imbarazzanti sulla mancanza di popolarità della Abramson, sull’anarchia che regna al quotidiano manco fosse il Piddì, e sul suo destino ormai segnato: la newsroom ribolle, e quando deciderà di sferrare l’attacco, la direttrice non potrà sopravvivere. Ma di fianco alle tante brutture sui toni usati dalla Abramson, inutilmente taglienti e offensivi, ci sono anche voci positive, tante a dire il vero. Prima di tutto c’è un fatto: il New York Times ha appena conquistato quattro Pulitzer – Investigative Reporting, Explanatory Reporting, International Reporting e Feature Writing – che è il terzo bottino più ricco della storia del giornale. Il talento della Abramson è, per molti, certificato. Così come è certificata la strategia della direttrice di fare da testimonial del quotidiano, di partecipare agli eventi in nome del Times, di andare agli incontri sulla tecnologia, a differenza di molti suoi colleghi: Abramson crede nell’integrazione carta-digitale. E i dati le danno ragione: a febbraio l’amministratore delegato Mark Thompson ha detto che il fatturato nel quarto trimestre del 2012 è cresciuto del 5,2 per cento, e l’utile netto è quasi triplicato rispetto all’anno precedente; sono aumentati i ricavi delle vendite del cartaceo e degli abbonamenti digitali. “Per la prima volta nella storia – ha annunciato – il fatturato annuale derivante dalle vendite dell’edizione cartacea e di quella online ha superato quello derivante dalla pubblicità”, e questa rivoluzione è stata guidata dalla Abramson.
Le frustrazioni redazionali però sono tutta un’altra faccenda, e se non ci sono i numeri a sostenere un “golpettino” si trovano altre vie, più o meno fantasiose, come sostenere che il tono di voce della Abramson è di per sé urticante (suona come “a nasal car honk”, un clacson di un’auto, scrisse Ken Auletta sul New Yorker) o che lei è sempre troppo assente, non si riesce quasi mai a parlarle, e quando si trova il tempo lei è gelida e scostante. Certo un direttore che non scalda i cuori dei redattori è un problema, ma che questo porti a una sua defenestrazione è tutto da vedere. L’ex direttrice del Sun Rebekah Brooks, strega dai capelli rossi della stampa britannica creata e protetta da Rupert Murdoch, era sempre in giro per pranzi e incontri, quando tornava in redazione le capitava spesso di litigare, si dice che tirasse dietro anche i portaceneri. Ai giornalisti del New York Times in rivolta potrebbe andare peggio, diciamo.