La morte programmatica
Il video con sottofondo di piano con cui l’Associazione Coscioni e i Radicali italiani hanno lanciato ieri la campagna per introdurre l’“eutanasia legale” in Italia mostra involontariamente, nella sua patinata e militante soavità, lo scarto devastante tra le parole di una donna disperata – la settantasettenne malata di tumore al fegato che continua a ripetere di aver paura di soffrire, di voler morire per essere padrona di sé, mentre continua a frugare nei suoi astucci da viaggio in una stanza d’albergo – e la finzione compassionevole di una morte mandata giù “con una bibita”. Tutto questo, tra le sollecite braccia di un’associazione elvetica specializzata nell’omicidio dei consenzienti.

Il video con sottofondo di piano con cui l’Associazione Coscioni e i Radicali italiani hanno lanciato ieri la campagna per introdurre l’“eutanasia legale” in Italia mostra involontariamente, nella sua patinata e militante soavità, lo scarto devastante tra le parole di una donna disperata – la settantasettenne malata di tumore al fegato che continua a ripetere di aver paura di soffrire, di voler morire per essere padrona di sé, mentre continua a frugare nei suoi astucci da viaggio in una stanza d’albergo – e la finzione compassionevole di una morte mandata giù “con una bibita”. Tutto questo, tra le sollecite braccia di un’associazione elvetica specializzata nell’omicidio dei consenzienti. Non solo malati terminali: a cercare e trovare il suicidio assistito in Svizzera ci sono anche persone semplicemente depresse, basta che una commissione di tre medici riconosca l’“irreversibilità” della loro condizione, come è accaduto per il politico Lucio Magri e per il giudice calabrese Pietro D’Amico.
Sono fatti sui quali molto ci sarebbe da discutere. Ma la questione ora politicamente rilevante è addirittura preliminare: a che gioco hanno deciso di giocare, i Radicali? Davvero pensano che tra le priorità del governo appena avviato – dove siede come ministro degli Esteri la Radicale Emma Bonino – debbano esserci certi presunti “diritti di libertà”? Come quello di ottenere la morte “on demand”, magari passando per l’autorizzazione della Asl? E davvero i Radicali pensano che quello italiano sia un regime illiberale, un’odiosa dittatura partitocratica, perché il suo ordinamento continua a considerare inammissibili l’eutanasia e il suicidio assistito? Possiamo riconoscerci nel mondo rappresentato da quel video, dove la merce da vendere è la “buona morte”, accompagnata da una musica ipnotica a commento delle parole di una donna sola e impaurita? Le risposte a queste domande non sono irrilevanti. La scelta delle priorità e la valutazione della sostenibilità di certe battaglie possono essere immiserite da piccoli calcoli (“approfittiamo della Bonino al governo”?) o possono essere fondate su un diverso senso di responsabilità (e su una diversa idea di umanità, ma questo è un altro discorso).