La banca nel bunker

Ieri l’agenzia di rating Moody’s ha falciato il suo giudizio sulla Banca popolare di Milano (da Baa3 a Ba3), un istituto bancario paralizzato dalle decisioni dei soci-dipendenti e dei sindacati contrari alla sua trasformazione in società per azioni. Vogliono mantenere il modello cooperativo, o piuttosto “coorporativo”, per conservare i privilegi che esso comporta (influenza sulle scelte strategiche, distribuzione dei profitti). Ma è un modello ormai al tramonto, seppure sostenuto anche da altri istituti locali con proiezione nazionale (Ubi, Banco Popolare, Bper). Anch’essi sono restii ad attuare qualsiasi modifica dell’assetto per aprirsi al mercato, sebbene questo serva per salvaguardare l’operatività della banca e la sua capacità di fare utili.
17 MAG 13
Ultimo aggiornamento: 21:23 | 5 AGO 20
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Ieri l’agenzia di rating Moody’s ha falciato il suo giudizio sulla Banca popolare di Milano (da Baa3 a Ba3), un istituto bancario paralizzato dalle decisioni dei soci-dipendenti e dei sindacati contrari alla sua trasformazione in società per azioni. Vogliono mantenere il modello cooperativo, o piuttosto “coorporativo”, per conservare i privilegi che esso comporta (influenza sulle scelte strategiche, distribuzione dei profitti). Ma è un modello ormai al tramonto, seppure sostenuto anche da altri istituti locali con proiezione nazionale (Ubi, Banco Popolare, Bper). Anch’essi sono restii ad attuare qualsiasi modifica dell’assetto per aprirsi al mercato, sebbene questo serva per salvaguardare l’operatività della banca e la sua capacità di fare utili. Criticità sistemica segnalata anche dal Fondo monetario internazionale nel 2008, finora però inascoltato.
La vicenda Bpm è paradigmatica: Milano è una linea di faglia, l’istituto di Piazza Meda è il primo a mettere in agenda la conversione del modello. Sul giudizio di Moody’s hanno pesato i conti deboli, la scarsa capitalizzazione, ma più di altro il principale fattore di rischio è l’outlook negativo per futuri downgrade. L’agenzia di rating sorveglierà l’aumento di capitale, la trasformazione in spa e i risultati di un’ispezione della Banca d’Italia. Il presidente Andrea Bonomi ha preferito rinviare la spa, dopo le resistenze dei sindacati nell’ultima assemblea, al fine di fare passare almeno l’aumento di capitale, obiettivo minimo e strategico. Bonomi, dunque, non ha forzato la mano per ragioni di sopravvivenza. Ma Moody’s ci ricorda che con la posizione arroccata dei sindacati non c’è speranza di futuro.