La casta sacerdotale dei bioeticisti
E’ giusto rispondere ai dilemmi posti alla società dalle scienze della vita, attraverso la creazione di un ordine di sacerdoti “secolari”, quali sembrano essere diventati gli esperti di bioetica? Ad affermare che il sempre crescente utilizzo di quel tipo di “esperti” potrebbe comportare implicazioni profondamente antidemocratiche è Nathan Emmerich, un giovane filosofo dell’Università di Belfast, autore di un libro intitolato “Medical Ethics Education” e di una riflessione pubblicata mercoledì scorso dal Guardian. Il caso inglese è certamente particolare.

E’ giusto rispondere ai dilemmi posti alla società dalle scienze della vita, attraverso la creazione di un ordine di sacerdoti “secolari”, quali sembrano essere diventati gli esperti di bioetica? Ad affermare che il sempre crescente utilizzo di quel tipo di “esperti” potrebbe comportare implicazioni profondamente antidemocratiche è Nathan Emmerich, un giovane filosofo dell’Università di Belfast, autore di un libro intitolato “Medical Ethics Education” e di una riflessione pubblicata mercoledì scorso dal Guardian. Il caso inglese è certamente particolare. L’Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) britannica è dotata di poteri decisionali sconosciuti, per esempio, al nostro Comitato di bioetica come ad altri analoghi organismi continentali. Ma l’allarme di Emmerich sul pericolo di delegare a presunti “esperti” questioni sulle quali anche il singolo individuo è, per definizione, competente, vale ovunque.
E’ ricorrente e diffuso il tentativo di accreditare un gruppo di ottimati come depositari non solo della scienza ma anche della decisione su questioni di vita e di morte. Operatori sanitari, medici e “non esperti” possono confrontarsi con i bioeticisti ma non sono obbligati ad affidare loro l’ultima parola su quelle questioni. Alla domanda: “Dobbiamo necessariamente preferire la loro parola a quella dei non specialisti?”, Emmerich risponde di no. E sottolinea come, per chi pratica da “esperto” il campo bioetico, sia necessario riconoscere “l’importanza di rimanere in contatto con la nostra morale comune”, perché “gli esperti di bioetica non possono permettersi di diventare una casta sacerdotale”.