Chi lo contiene più l’Iran?

La Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha aspettato che ieri i diplomatici coinvolti nel negoziato sul nucleare di Teheran si riunissero a Ginevra con i loro mezzi sorrisi, per far sentire la sua voce: parlando a un pubblico formato prevalentemente da bassiji, Khamenei ha detto che l’Iran non rinuncerà a un’acca (la traduzione nei siti inglesi è “uno iota”) dei suoi diritti sul nucleare, che non vuole far alcun intervento diretto sul negoziato, ma ha stabilito le “linee rosse” per i suoi negoziatori.
20 NOV 13
Ultimo aggiornamento: 22:00 | 12 AGO 20
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La Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha aspettato che ieri i diplomatici coinvolti nel negoziato sul nucleare di Teheran si riunissero a Ginevra con i loro mezzi sorrisi, per far sentire la sua voce: parlando a un pubblico formato prevalentemente da bassiji, Khamenei ha detto che l’Iran non rinuncerà a un’acca (la traduzione nei siti inglesi è “uno iota”) dei suoi diritti sul nucleare, che non vuole far alcun intervento diretto sul negoziato, ma ha stabilito le “linee rosse” per i suoi negoziatori. I francesi “non soltanto si sono piegati agli Stati Uniti, ma anzi si stanno inginocchiando di fronte al regime israeliano”, ha aggiunto Khamenei, e l’Iran “colpirà gli aggressori in faccia in un modo che non dimenticheranno mai”. Mentre si formava una catena umana attorno al sito nucleare di Fordo, una catena prevalentemente color nero con le bandiere della Repubblica islamica sventolanti, Khamenei ha ridimensionato, con poche ma precise parole, l’offensiva diplomatica del suo presidente, quell’Hassan Rohani che da giorni telefona – personalmente – ai leader occidentali e non presenti a Ginevra per sottolineare la sua volontà al dialogo. Il punto dirimente non è tanto l’opposizione della Francia che ha già fermato il round negoziale del 9 novembre scorso, quanto una di quelle linee rosse cui fa riferimento Khamenei (delle altre non è dato sapere): deve essere, secondo Teheran, sancito e garantito il diritto al nucleare dell’Iran. Per ora la richiesta è stata respinta, ma i volenterosi del dialogo cercano di smussare gli angoli, mentre il presidente Obama, smussatore in chief, chiede al Congresso di non far la voce grossa sulle sanzioni: se si allentano, l’Iran capirà che l’America fa sul serio, e darà in cambio tutta la trasparenza di cui è capace.
L’approccio obamiano, così preventivamente fiducioso, non appare del tutto affidabile. Il contenimento – anche degli americani, par di capire – è affidato quindi ai francesi, che hanno le spalle coperte dai sauditi (che sono furiosi con Obama per la non-guerra in Siria) e dai regni sunniti del Golfo che faranno in modo di boicottare qualsiasi patto a favore dell’Iran. Israele per l’intanto sorride, ma non si sente tranquillo.