La Cina si fa aggressiva

Il presidente cinese Xi Jinping ama sorprendere gli analisti internazionali. All’inizio di questo mese i risultati del terzo plenum del Partito comunista avevano segnato la più grande apertura economica in vent’anni. La riforma del sistema giudiziario, l’allentamento della legge sul figlio unico e la chiusura dei campi di lavoro forzato avevano fatto sperare in una società più liberale.
30 NOV 13
Ultimo aggiornamento: 14:08 | 23 AGO 20
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Il presidente cinese Xi Jinping ama sorprendere gli analisti internazionali. All’inizio di questo mese i risultati del terzo plenum del Partito comunista avevano segnato la più grande apertura economica in vent’anni. La riforma del sistema giudiziario, l’allentamento della legge sul figlio unico e la chiusura dei campi di lavoro forzato avevano fatto sperare in una società più liberale. Lo Xi neomaoista che gli analisti avevano disegnato fino a quel momento non era mai esistito: in realtà è a Deng Xiaoping, il grande riformatore che negli anni 70 ha portato la Cina all’attuale grandezza, che Xi si ispira, hanno detto. Così dalla nuova immagine “denghiana” sono discese speranzose analisi sulla condotta che Xi avrebbe tenuto in politica estera, rifacendosi alle manovre di distensione del suo illustre predecessore. Per questo il risveglio è stato traumatico quando sabato scorso il ministero della Difesa cinese ha annunciato l’instaurazione di una zona di difesa aerea con obbligo di identificazione su un ampio tratto del Mar cinese orientale, comprese le isole Senkaku, di proprietà del Giappone ma da decenni reclamate da Pechino. La mossa ha fatto infuriare i giapponesi e i loro alleati americani (che per tutta risposta hanno inviato nella zona due bombardieri strategici B-52) e spaventato i paesi vicini. La Cina non ha reagito, ma ieri ha fatto alzare in volo sulle Senkaku degli aerei da ricognizione. La speranza che Xi anche in politica estera sia un seguace dei principi di “pazienza strategica” di Deng Xiaoping rischia di disintegrarsi prematuramente, scrive l’Economist. Questa crisi può anche essere stata un caso isolato, un’esplosione di “testosterone adolescenziale”, ma un’esplosione di cui Xi, uscito rafforzato dal plenum, è sicuramente complice. Più ancora è probabile che la provocazione sia deliberata, che la Cina che Xi ha in mente sia un mix pericoloso di efficacia economica e nazionalismo aggressivo, che la zona di difesa aerea sia solo il primo passo di una pressione destinata ad aumentare. La prossima settimana il vicepresidente americano Joe Biden inizia il suo tour asiatico tra alleati infuriati e una Cina perfettamente consapevole dell’insufficienza della leadership americana.