Facciamoci riconoscere, Iran edition

Mentre a Washington il Congresso americano discute ancora aspramente sulle sanzioni iraniane, in Europa, a nemmeno due mesi dall’accordo preliminare sul nucleare iraniano stipulato a Ginevra il 24 novembre, è già iniziata la corsa a riallacciare proficui rapporti di affari con Teheran. E l’Italia, in testa il ministro degli Esteri Emma Bonino, sta guidando la carica degli imprenditori che non vedono l’ora di sfruttare la breccia che si è aperta a Ginevra.
11 GEN 14
Ultimo aggiornamento: 06:18 | 17 AGO 20
Immagine di Facciamoci riconoscere, Iran edition
Mentre a Washington il Congresso americano discute ancora aspramente sulle sanzioni iraniane, in Europa, a nemmeno due mesi dall’accordo preliminare sul nucleare iraniano stipulato a Ginevra il 24 novembre, è già iniziata la corsa a riallacciare proficui rapporti di affari con Teheran. E l’Italia, in testa il ministro degli Esteri Emma Bonino, sta guidando la carica degli imprenditori che non vedono l’ora di sfruttare la breccia che si è aperta a Ginevra. L’accordo, che è parziale, ha durata di sei mesi ed è ancora lungi dalla ratifica finale, prevede per l’Iran un alleggerimento delle sanzioni di circa sette miliardi di dollari e una parziale riduzione dell’embargo commerciale che impediva all’occidente di fare affari con Teheran. A novembre il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif si è recato in visita ufficiale a Roma. Il mese successivo è toccato a Emma Bonino, per la prima volta in dieci anni, ricambiare recandosi a Teheran con una delegazione di alto profilo. Lo scorso fine settimana una delegazione parlamentare bipartisan si è recata in Iran con l’obiettivo, dicono alcune fonti, di preparare il terreno a una visita del premier Enrico Letta. Il risultato di questo viavai diplomatico è stato una serie di significative dichiarazioni di ricostruzione di rapporti commerciali, che secondo il magazine online Washington Free Beacon hanno impensierito molti funzionari americani coinvolti nei negoziati. L’Italia vorrebbe ritornare a contare in Iran nei settori chimico, tessile, automobilistico e ovviamente energetico, e sta facendo pressione da più parti per una riapertura più decisa del mercato iraniano.
L’entusiasmo con cui la diplomazia italiana si è buttata verso Teheran è senza dubbio prematuro. La trattativa tra l’occidente e i negoziatori nucleari iraniani per la ratifica finale dell’accordo è basata su equilibri fragili. Una volontà troppo aggressiva, ancorché comprensibile, di guadagnare posizioni sul mercato iraniano rischia di compromettere il regime delle sanzioni più di quei (già ampiamente contestati) 7 miliardi concordati a novembre, e di concedere a Teheran un vantaggio inestimabile in fase negoziale. Mancano 4 mesi alla ratifica dei nuovi accordi, è interesse anche dell’Italia non farli fallire.