Contro il centralismo renziano. D'Alema punge Renzi sulla riforma elettorale

Intervenuto a Parigi durante un convegno della fondazione Jean Jaures, Massimo D’Alema è tornato a commentare la proposta di legge elettorale avanzata dal segretario del Pd, Matteo Renzi, lunedì scorso. “Che ci sia la volontà comune di arrivare a delle riforme è certamente un fatto molto positivo – ha detto D’Alema - , si è aperto un processo che spero si concluda con le migliori soluzioni. Certo – ha inoltre aggiunto – naturalmente nella libertà del Parlamento di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali”.
22 GEN 14
Ultimo aggiornamento: 05:19 | 22 AGO 20
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Intervenuto a Parigi durante un convegno della fondazione Jean Jaures, Massimo D’Alema è tornato a commentare la proposta di legge elettorale avanzata dal segretario del Pd, Matteo Renzi, lunedì scorso. “Che ci sia la volontà comune di arrivare a delle riforme è certamente un fatto molto positivo – ha detto D’Alema - , si è aperto un processo che spero si concluda con le migliori soluzioni. Certo – ha inoltre aggiunto – naturalmente nella libertà del Parlamento di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali”.

L’Italicum, proposto dal segretario del Pd, prevede un premio di maggioranza “al massimo del 18 per cento”, doppio turno di coalizione, liste bloccate ma brevi e soglia di sbarramento al 5 e 8 per cento.

Renzi, nel corso della presentazione della sua proposta lunedì scorso al Nazareno, aveva avvertito che "se il Parlamento volesse intervenire su qualcosa di fondamentale, sappia che manda all'aria tutto: questa non è una riforma 'a la carte'. O si fa tutto il pacchetto o viene meno l'accordo" suscitando la reazione del presidente del Pd, Gianni Cuperlo che dopo aver definito “non convincente” la proposta del segretario ha atteso il giorno seguente per dare le sue dimissioni con una lunga lettera in cui spiegava i motivi del suo gesto.

“Mi dimetto – si legge in conclusione della sua lettera - perché sono colpito e allarmato da una concezione del partito e del confronto al suo interno che non può piegare verso l’omologazione, di linguaggio e pensiero”.