Giornali accattoni o lettori tirchi?

Domanda provocatoria e permalosa al tempo stesso. Prende corpo in Italia,(oggi inizia anche "il Foglio") e con una inusuale rapidità di diffusione,la logica della lettura dei giornali on line resa possibile solo conabbonamenti a pagamento. Non ho ancora ben chiara quale sia la filosofiamanageriale più equa per tutti, manuale Cencelli alla mano, percentellinare gli interessi in gioco, ma certo un equilibrio dovrà esseretrovato, per la piega che sta prendendo l'argomento. L'obiettivo ambiziosoè non mortificare (da un lato) i costi dell'informazione, regalando "tuttoa gratis" e puntando solo sulla pubblicità veicolata dai cookies, e(dall'altro lato) garantire la libertà insita per sua natura nel Web, dipoter attingere sempre e comunque alle risorse disponibili in rete, inclusoil leggere a sbafo (nel nostro caso) tutti gli articoli dei giornali. Ilcosto del mantenimento di una potente casta e dell'editoria in quanto tale,è sempre immenso. Lo so bene. Ma anche le entrate sono molteplici. Icontributi statali, la pubblicità, le vendite del cartaceo. Ecco perciòche incrementare forzosamente - con un costo per i lettori di Internet dipotenziali abbonamenti virtuali - altre entrate, lo trovo più che fuorimercato, troppo oneroso per i lettori tirchi come il sottoscritto, visto chele spese di spedizione e di stampa sono zero. Si, lo so che questo argomentoè scivoloso, ma se fra qualche mese ci troveremo a piratare le prime paginedei giornali significherà qualcosa? Che c'è più libertà ed opzioni discelta con l'informazione a pagamento oppure che stiamo andando di corsaverso meccanismi simili a quelli della Pravda data quasi gratuitamente aMosca prima di Gorbaciov? Ancora non ho le idee chiare. Aspetto qualchecontributo nel merito. A pagamento, si intende.