L’unità perduta dell’Ucraina
L’Ucraina fa prove di normalità e unità sui campi da calcio e il campionato, che era stato sospeso a fine febbraio, è ricominciato: giocano tutte le squadre, anche quelle delle città che non si sentono affatto ucraine (Sebastopoli, in Crimea, ha appena perso in casa contro lo Zorya Luhansk, est ucraino), e quando la Dinamo Kiev ha perso contro una squadra di Donetsk, nell’est ucraino dove si combatte, molti si sono chiesti se dovesse essere letto come un avvertimento.

L’Ucraina fa prove di normalità e unità sui campi da calcio e il campionato, che era stato sospeso a fine febbraio, è ricominciato: giocano tutte le squadre, anche quelle delle città che non si sentono affatto ucraine (Sebastopoli, in Crimea, ha appena perso in casa contro lo Zorya Luhansk, est ucraino), e quando la Dinamo Kiev ha perso contro una squadra di Donetsk, nell’est ucraino dove si combatte, molti si sono chiesti se dovesse essere letto come un avvertimento. Certo ciò che avviene in quel rettangolo d’erba è più decifrabile di quanto avviene fuori, dove lo scontro tra esercito ucraino e separatisti pro russi sta diventando sempre più confuso e violento: attorno a [**Video_box_2**]Sloviansk ci sono state decine di morti, dicono i testimoni, a Odessa ancora si cerca di capire che cosa è successo, mentre le forze contrapposte un po’ avanzano e un po’ arretrano, senza fine. L’Ucraina ha sempre più l’aria di un failed state: elemosina soldi all’occidente, non riesce a garantire la propria sicurezza, mentre la comunità internazionale tratta la sua integrità territoriale come un optional. Può davvero aspirare l’Ucraina a un happy end che la veda almeno unita? Molti commentatori non ci credono più, soprattutto quando sentono che il ministro degli Esteri russo Lavrov ribadisce di non voler fare un altro vertice di Ginevra e, di fronte alla richiesta europea di garantire il voto del 25 maggio, dice che gli pare “inusuale” un appuntamento elettorale in un paese in armi (per la cronaca: in Siria invece gli pare inevitabile, il voto). Nell’impotenza internazionale, l’Ucraina si sgretola, aggrappandosi alla finzione d’unità che resiste soltanto nei campi da calcio.