Le parole non producono

Il calo di mezzo punto della produzione industriale misurato dall’Istat a marzo è un segnale che riporta tutti alla realtà. A partire dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Finora infatti per la crescita nel 2014-2015 si è molto discusso di stime sulla carta: con Unione europea, Fondo monetario internazionale, Ocse e lo stesso Istat meno ottimisti del governo. Tranne Moody’s, che pronostica un pil in rialzo fino all’uno per cento, e fino al due nel prossimo anno; meglio della media europea.
10 MAG 14
Ultimo aggiornamento: 17:34 | 15 AGO 20
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Il calo di mezzo punto della produzione industriale misurato dall’Istat a marzo è un segnale che riporta tutti alla realtà. A partire dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Finora infatti per la crescita nel 2014-2015 si è molto discusso di stime sulla carta: con Unione europea, Fondo monetario internazionale, Ocse e lo stesso Istat meno ottimisti del governo. Tranne Moody’s, che pronostica un pil in rialzo fino all’uno per cento, e fino al due nel prossimo anno; meglio della media europea. Il mantra di Renzi è che “gufi e rosiconi” saranno smentiti, ma il dato di ieri è peggiore delle attese degli esperti e riguarda il primo mese di attività del governo, quello del cronoprogramma e delle slide. Il tutto in attesa che del primo trimestre si conosca anche il pil, dopo il mini-rialzo [**Video_box_2**]di fine 2013: un indicatore chiave che sarà reso noto a breve e sul quale girano voci discordi. Tornando alla produzione industriale, resta ancora in crescita (0,1 per cento) sul trimestre precedente e su base annua (0,3). Sul calo di marzo pesano energia e carburanti per via della stagione mite, ma anche i beni di consumo restano in rosso dell’1,6. Vanno bene metallurgia, trasporti e automobili. Le aziende continuano a essere trainate dall’export, e non si vedono ancora segni evidenti di ripresa dei consumi interni. Non è un problema solo italiano: anche Germania e Spagna hanno segnato una contrazione imprevista della produzione industriale, particolarmente nel settore manifatturiero. Ma poiché ognuno guarda in casa propria, per Renzi le parole non bastano più: si tratta di accelerare sulle riforme. A cominciare dalla burocrazia e dal mercato del lavoro.