Una causa giusta, un appello distorto
Le studentesse nigeriane rapite dai terroristi islamici di Boko Haram sono ancora disperse nella foresta, forse sono state divise per non dare nell’occhio e non essere scovate, forse sono già state vendute. L’appello globale per il loro salvataggio ha finalmente portato l’attenzione su questa tragedia e vedere il mondo compatto per una causa giusta è molto bello. Accade però che, nella foga di farsi notare, si perda di vista l’obiettivo.

Le studentesse nigeriane rapite dai terroristi islamici di Boko Haram sono ancora disperse nella foresta, forse sono state divise per non dare nell’occhio e non essere scovate, forse sono già state vendute. L’appello globale per il loro salvataggio ha finalmente portato l’attenzione su questa tragedia e vedere il mondo compatto per una causa giusta è molto bello. Accade però che, nella foga di farsi notare, si perda di vista l’obiettivo. A emblema della campagna c’è una foto, per esempio, che era anche ieri sulla prima pagina del Corriere della Sera, che non ha nulla a che fare con le studentesse rapite né con la Nigeria: la ragazza con gli occhi fissi che ci ricorda l’abominio, con la lacrima che scende sulla guancia, è in realtà una ragazza della Guinea-Bissau, che sta a più di [**Video_box_2**]mille chilometri dalla Nigeria e non ha nulla a che fare con il rapimento. La fotografa, Ami Vitale, ha spiegato che sono scatti vecchi e che le dispiace che siano utilizzati in questo contesto, non soltanto perché nessuno le ha chiesto i diritti delle foto, ma perché conosce i famgliari di queste ragazzine e sa che non sarebbero felici di vedere quei volti messi in giro così, per una causa giusta ma non pertinente. La lacrima poi non c’era nell’originale, è stata aggiunta per drammatizzare una situazione che più drammatica di così non potrebbe già essere. Se a questo falso si aggiunge la corsa a farsi fotografare con la scritta #bringbackourgirls, per stare in compagnia di Michelle Obama e della giovane Malala, l’appello finisce distorto dalla retorica e dall’autoreferenzialità. I Navy Seal, senza foto né pubblicità, sarebbero invero più utili.