Il caso Moggi dimostra che Mancini ha ancora bisogno di Guido Rossi

Al direttore - Quasi tutti gli arbitri assolti, di cinquanta partite ne restano cinque e in tre casi direttori di gara innocenti. Una Mani pulite in salsa calcistica, due pesi e due misure. Insomma Moggi creò un’associazione a delinquere da solo.
Frank Cimini
Dove si dimostra che la Juve i campionati li vince giocando, non barando, e l’Inter, ahimè, i campionati li vince solo se accanto ai Mancini ci sono anche molti Guido Rossi.
Al direttore - Nella Sua risposta alla lettera dell’onorevole Capezzone sulla “bad bank”, Ella giustamente sostiene che essa ha senso, ma solo se non si tocca nemmeno un euro di soldi pubblici. Poi indica, al riguardo, il caso spagnolo che dovrebbe fare scuola. Concordo pienamente con l’affermazione sul senso che l’introduzione avrebbe nelle possibili, diverse forme, per pulire i bilanci delle banche oberati da sofferenze per circa 190 miliardi, avendo presente che le soluzioni su cui si starebbe riflettendo non prevedono l’istituzione di una vera e propria “banca cattiva”. Quanto all’intervento pubblico, limitarsi al profilo regolatorio sarebbe riduttivo. Per corrispondere alla condizione che ella sostiene, allora l’eventuale sostegno pubblico dovrebbe essere remunerato, così come è accaduto per i Monti bond, che, alla fine, sono risultati non poco onerosi. Sarebbe un apporto pubblico, ma nel mercato. Questa sembra a me la condizione più efficace. Anche perché il richiamo del caso spagnolo non concerne una pura regolazione ma riguarda l’apporto da parte dell’apposito fondo comunitario di oltre 40 miliardi per la ricapitalizzazione delle banche, che saranno ovviamente restituiti. All’epoca, colpevolmente il governo Monti non sfruttò questa possibilità.
Angelo De Mattia
Al direttore - Mi faccia tornare un momento sul caso Incalza, dati i recenti sviluppi (mediatici). Ma qual è quell’investigatore che avendo la possibilità di trovare il reo con le mani nella marmellata, avendo la pistola fumante davanti agli occhi, si limita a una supposizione? Se, come adesso si suggerisce ai media, nello scatolone trasportato dagli indagati “c’erano soldi, molti soldi”, c’era un modo molto semplice di verificarlo: “Alt, siamo della polizia (o dei carabinieri, non so), può aprire quello scatolone?”. Invece no, i tutori dell’ordine colà appostati si sono limitati a una fotografia, salvo, a distanza di più di un mese supporre che lo scatolone fosse come la scatola di scarpe di Antonio Di Pietro: “Piena di soldi”. Chi è fesso? Chi si è comportato così o chi ci crede?
Sebino Caldarola
Al direttore - Non è cosa di oggi la perdita di sovranità, oggi si palesa in Europa, ne parla un premier come Zapatero. Ne parlò anni or sono un fautore del mercato libero Joseph Stiglitz, “La Globalizzazione e i suoi oppositori” (Einaudi 2002). Stiglitz era stato presidente della Banca Mondiale e aveva lasciato quell’incarico denunciando le politiche economiche degli enti internazionali e in particolare del Fondo monetario ma anche del Wto. Citava nel libro menzionato, sia i casi africani, dicendo che quando un paese accettava le ricette economiche proposte (si veda Washington Consensus), in genere si indebitava di più e che, parimenti, gli stati che non subivano quell’influenza, avevano gradi di inflazione e recessione minori, se non talora, di crescita: questo ad esempio il caso delle tigri asiatiche. Sempre Stiglitz spiegava perché le ricette del libero mercato applicate a quelle economie non erano sempre giovevoli. E Stiglitz era, ed è, un fautore del libero mercato, non parliamo certo di visione sinistrorse atte a demonizzare il libero scambio. Una delle ragioni che l’autore mette(va) in evidenza è che per elargire i prestiti, il Fondo monetario chiede(va) in cambio di accettare le ricette economiche; a diniego da parte di questo o quel governo oppone(va) la seguente ragione: il paese che non vuole seguire le politiche economiche proposte è a rischio, non solo perché rifiuta la cura ma perché è certamente corrotto, si parlava di Africa nella maggior parte dei casi!
Veronica Arpaia
La sovranità nazionale, da molti anni, ha due realtà parallele che la condizionano e che spesso rendono un’elezione se non inutile quantomeno superflua. Una prima realtà è quella europea, dove chi non rispetta le regole molto semplicemente viene commissariato. Una seconda realtà è quella interna ai paesi e coincide con il ruolo spesso improprio della magistratura militante. A volte i commissariamenti sono doverosi. Altre volte sono dolosi. Nel 2011, Berlusconi si ritrovò con due tentativi di commissariamento: Europa e magistratura. L’Europa, volendo, aveva le sue ragioni. La magistratura – do you remember Ruby? – evidentemente no. Per capire cosa si intende per sovranità nazionale, bisogna partire da qui.