Langone vs. Mellone. Duello a destra
“Sottosegretario a me? Caro Langone, la tua bici ti ha lasciato indietro”
Ringrazio Camillo Langone per i pensieri che mi rivolge, perché mi permettono di chiarire una volta per tutte, con la pazienza dei foglianti e, se ha tempo, di domine Iddio, un concetto che mi sta a cuore: fare il sottosegretario, il ministro, e neppure entrare in Parlamento, rientra né ora e né mai nelle mie aspirazioni, magari ancora più ambiziose ma certo lontane dalla politica politicata. Leggi qui l'intervento di Camillo Langone, che vide Mellone e pensò subito di aver incontrato una carriera di Angelo Mellone

Ringrazio Camillo Langone per i pensieri che mi rivolge, perché mi permettono di chiarire una volta per tutte, con la pazienza dei foglianti e, se ha tempo, di domine Iddio, un concetto che mi sta a cuore: fare il sottosegretario, il ministro, e neppure entrare in Parlamento, rientra né ora e né mai nelle mie aspirazioni, magari ancora più ambiziose ma certo lontane dalla politica politicata. Per cui Camillo, tranquillo, c’è posto per te, fatti avanti. Se poi non ti piace la mia idea di destra non c’è bisogno di scomodare bignamini sulle radici o sulla famiglia per spiegarlo (mangio anch’io carne di cavallo come te, ho un’identità meticcia e dunque italianissima, due figli e una famiglia abbastanza solida agli screzi del tempo, so quale differenza passa tra il farla e il parlarla, e ricordando una rapidissima visita a casa tua so che ho molto da spiegarti), basta dire che non sei d’accordo e illustrare il perché, chessò, tu schifi il Risorgimento e io parto da lì per difendere il patriottismo. Così si fa il dibattito, senza insulti, senza stupidaggini sui Parioli, senza prosopopee, senza però pretendere di spiegare cos’è la destra a me, che la frequento da ventitré anni. Dell’intervista che prendi a spunto per provare a sfottermi hai ragione sull’interpretazione totalmente errata di Del Noce, mi sono certamente spiegato male con la collega che mi ha solo chiesto se mi andava di rispondere alla tesi di Pigi Battista per cui a destra gli intellettuali non esistono.
Forse Battista non ti conosce e non ha letto i tuoi libri, provvedi. Io ho esposto la mia tesi che è molto semplice: oggi destra e sinistra sono categorie certo non assolute, ma assai piuttosto mobili attorno a cui si polarizza il conflitto politico e culturale. Questo, per fortuna, consente di prendere le buone idee e le buone letture ovunque, quando ci sono e dove ci sono, stabilire connessioni, contaminazioni. Per questo va bene leggere lo Slama teorico severo del repubblicanesimo laico e il Manent difensore di una concezione a-etnica della nazione assieme a Roger Scruton, eccezionale in alcune teorizzazioni sul rapporto tra uomo e natura, meno in altri ambiti, me ne prendo un pezzo e un altro no. Il cardinal Scola è stato quello che ha elogiato la beat generation, roba da far rabbrividire reazionari come te. Del Noce aiuta a capire che il modernismo e l’antimodernismo sono metafisiche gemelle col fiato corto, che lasciano per strada la realtà. Finito il tempo delle ideologie e degli intellettuali organici, oggi quegli intellettuali che si interessano alla politica (senza fare politica) e hanno voglia di organizzare la cultura hanno un ruolo utile quando forniscono alla politica materiali buoni per comprendere meglio i processi sociali, quando anticipano le linee di azione delle politiche pubbliche e magari riescono a influenzarle, quando per dire elaborano una visione della Città umanistica e praticabile, non quando fanno l’elogio dei trulli contro i grattacieli che chissenefrega.
Oggi, per dire, mi interessa sapere cos’è e come si difende l’interesse nazionale, come si combatte il crollo demografico, come si integrano gli immigrati nell’etica pubblica e così via, riscoprendo le virtù eroiche della molto italiana scuola del realismo. Tutto questo a destra è meno forte e visibile per due ragioni. La prima è il predominio di letterati e giornalisti nel dibattito e la scarsità di buoni sociologi e buoni economisti, il che produce tanta teoria, spesso di scarso livello, ma poco sapere pratico. La seconda è che questo predominio, negli ultimi anni, ha invertito i ruoli e ha messo spesso la riflessione culturale nella condizione non di anticipare ma di rincorrere la politica (il berlusconismo è anche questo). E tu che giri in bicicletta, Camillo, sei rimasto molto indietro.
di Angelo Mellone
Forse Battista non ti conosce e non ha letto i tuoi libri, provvedi. Io ho esposto la mia tesi che è molto semplice: oggi destra e sinistra sono categorie certo non assolute, ma assai piuttosto mobili attorno a cui si polarizza il conflitto politico e culturale. Questo, per fortuna, consente di prendere le buone idee e le buone letture ovunque, quando ci sono e dove ci sono, stabilire connessioni, contaminazioni. Per questo va bene leggere lo Slama teorico severo del repubblicanesimo laico e il Manent difensore di una concezione a-etnica della nazione assieme a Roger Scruton, eccezionale in alcune teorizzazioni sul rapporto tra uomo e natura, meno in altri ambiti, me ne prendo un pezzo e un altro no. Il cardinal Scola è stato quello che ha elogiato la beat generation, roba da far rabbrividire reazionari come te. Del Noce aiuta a capire che il modernismo e l’antimodernismo sono metafisiche gemelle col fiato corto, che lasciano per strada la realtà. Finito il tempo delle ideologie e degli intellettuali organici, oggi quegli intellettuali che si interessano alla politica (senza fare politica) e hanno voglia di organizzare la cultura hanno un ruolo utile quando forniscono alla politica materiali buoni per comprendere meglio i processi sociali, quando anticipano le linee di azione delle politiche pubbliche e magari riescono a influenzarle, quando per dire elaborano una visione della Città umanistica e praticabile, non quando fanno l’elogio dei trulli contro i grattacieli che chissenefrega.
Oggi, per dire, mi interessa sapere cos’è e come si difende l’interesse nazionale, come si combatte il crollo demografico, come si integrano gli immigrati nell’etica pubblica e così via, riscoprendo le virtù eroiche della molto italiana scuola del realismo. Tutto questo a destra è meno forte e visibile per due ragioni. La prima è il predominio di letterati e giornalisti nel dibattito e la scarsità di buoni sociologi e buoni economisti, il che produce tanta teoria, spesso di scarso livello, ma poco sapere pratico. La seconda è che questo predominio, negli ultimi anni, ha invertito i ruoli e ha messo spesso la riflessione culturale nella condizione non di anticipare ma di rincorrere la politica (il berlusconismo è anche questo). E tu che giri in bicicletta, Camillo, sei rimasto molto indietro.
di Angelo Mellone