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Ucraina-Russia, Trump: "Parlato con Zelensky e Putin, qualcosa sta per succedere"

(Adnkronos) - "Qualcosa sta per succedere". Il presidente americano, Donald Trump, dice di aver avuto "una conversazione produttiva" con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, a margine del G7 a Evian e di aver poi avuto al telefono "un'ottima conversazione" con il presidente russo, Vladimir Putin. "Penso che entrambi vogliano fare qualcosa", confida Trump, aggiungendo che "qualcosa sta per succedere" e che la Russia sta perdendo più soldati dell'Ucraina. 

Gli ucraini "se la stanno cavando piuttosto bene. La Russia è un grande Paese" e ha "un esercito molto più grande", ma gli ucraini "se la stanno cavando piuttosto bene, se la stanno cavando bene", sottolinea il presidente statunitense che parla del conflitto in Ucraina con i giornalisti all'aeroporto di Orly. Gli ucraini, evidenzia, "hanno un ottimo equipaggiamento, il nostro equipaggiamento". Poi, a una domanda sul possibile ulteriore invio di altre munizioni americane a Kiev, risponde: "Le pagano loro. Le mando in Europa, l'Europa le paga, la Nato le paga". In merito alle sanzioni contro la Russia, Trump dice: "Potrei reintrodurle. Volevo assicurarmi che il prezzo del petrolio rimanesse il più basso possibile. Ora che il prezzo del petrolio è crollato, potrei reintrodurle". 

Zelensky scrive su X di aver "parlato con il presidente americano Donald Trump e con il presidente francese Emmanuel Macron". "E' stata un'importante conversazione di coordinamento che può portare a cambiamenti significativi", sottolinea. "Abbiamo esaminato gli esiti dei nostri colloqui al vertice del G7", spiega ancora il presidente ucraino dicendosi "grato al presidente Trump per l'attenzione che ha dedicato all'Ucraina e per la sua disponibilità a contribuire a un avvicinamento alla pace". Inoltre, aggiunge, "sono grato a Emmanuel per l'eccellente organizzazione del vertice e per i costanti e solidi sforzi congiunti". Insieme, "stiamo lavorando per rafforzare l'Ucraina, la nostra cooperazione e le prospettive diplomatiche. Abbiamo bisogno della pace. E stiamo facendo tutto il possibile per avvicinarla". 

Sul tema Ucraina il G7 si è mostrato compatto. Nella dichiarazione finale i leader si dicono "uniti nel nostro incrollabile sostegno all'Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale", lodando Kiev per "la sua resilienza e i progressi compiuti sul campo di battaglia negli ultimi mesi" e riconoscendo che "esiste ora un nuovo slancio". Sul piano militare, i Sette hanno concordato di rafforzare le forniture a Kiev - più difesa aerea, sistemi aggiuntivi e capacità a lungo raggio - mentre sul fronte economico si impegnano ad "aumentare la pressione sull'economia di guerra russa", annunciando un inasprimento delle sanzioni, "incluse quelle sui settori petrolifero e del gas". 

17 giu 2026

Stretta del caldo sull'Italia, oggi 5 città in allerta arancione: domani saranno 8

(Adnkronos) - Stretta del caldo sull'Italia. Oggi, giovedì 18 giugno, aumentano le temperature e, di conseguenza, i bollini gialli e arancioni sulle 27 città monitorate dal bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute. La fiammata è destinata a lasciare il segno nei prossimi giorni, senza inversioni di tendenza imminenti a giudicare dalle previsioni meteo. 

Per la giornata di oggi sono 5 le città (Bologna, Brescia, Firenze, Perugia e Torino) in arancione: il livello di allerta 2 (indice di "condizioni meteorologiche che possono rappresentare un rischio per la salute, in particolare nei sottogruppi di popolazione più suscettibili"). Si contano anche 12 bollini gialli: livello 1 di pre-allerta (segno di "condizioni meteorologiche che possono precedere il verificarsi di un’ondata di calore") ad Ancona, Bolzano, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Pescara, Rieti, Roma, Venezia, Verona e Viterbo.  

Domani, venerdì 19 giugno, aumenteranno le città in arancione che saranno 8: Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Milano, Perugia, Rieti e Torino. Saranno invece in giallo: Ancona, Catania, Frosinone, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Pescara, Reggio Calabria, Roma, Venezia, Verona, Viterbo. Preludio ad un weekend di grande caldo.  

L'anticiclone africano si fa sentire con un incremento delle temperature che potrebbero arrivare a 38-39 gradi nel weekend. Il caldo non darà tregua nelle ore centrali della giornata, come prevedibile, ma si farà sentire in maniera rilevanti anche nelle ore notturne. In particolare, il mix con l'umidità potrebbe rendere difficilmente sopportabili i 27-28 gradi che verranno registrati dopo il tramonto. 

 

 

17 giu 2026

Zucchina "arsenale di antiossidanti", a 50 anni terapia salva cuore a tavola: cosa dice il medico-nutrizionista

(Adnkronos) - C'è un momento, vicino alla boa dei 50 anni, in cui il corpo inizia a cambiare marcia. "Il metabolismo rallenta leggermente, le arterie richiedono una cura più attenta e la pressione arteriosa tende a fare piccoli capricci. È in questa fase cruciale della vita che la prevenzione non si fa più solo in farmacia, ma incomincia a tavola", spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro. "Tra i tanti superfood esotici che spesso popolano le cronache salutistiche, ce n'è uno incredibilmente comune, economico e sottovalutato che la scienza medica sta riscoprendo come un vero e proprio custode della salute cardiovascolare: la zucchina", dice. 

Dal punto di vista botanico parliamo della Cucurbita pepo, un ortaggio composto per oltre il 95% da acqua. "Questa straordinaria idratazione naturale è il primo tassello del suo potere terapeutico. Superare i cinquant'anni - ricorda Minelli - comporta spesso una fisiologica perdita di elasticità dei vasi sanguigni. L'alto contenuto di acqua, abbinato a un profilo calorico praticamente irrilevante, rende la zucchina un formidabile alleato per il controllo del peso, un fattore che incide direttamente sulla fatica a cui è sottoposto il muscolo cardiaco. 

Qual è il vero segreto della zucchina? "E' custodito sotto la sua buccia verde è l'equilibrio elettrolitico. Le zucchine sono una miniera di potassio, un minerale essenziale che funge da vasodilatatore naturale. Il potassio contrasta attivamente gli effetti nocivi del sodio, rilassando le pareti dei vasi sanguigni e favorendo una spinta fluida del sangue. Studi clinici - osserva l'immunologo - concordano sul fatto che un apporto adeguato di questo elemento sia associato a una drastica riduzione del rischio di ictus e infarto, specialmente nelle fasce d'età in cui l'ipertensione diventa un rischio concreto. Non è tutto. Superati i cinquanta, il corpo deve fare i conti con la cosiddetta infiammazione cronica di basso grado, una condizione silente che danneggia i tessuti e accelera l'invecchiamento cellulare. La zucchina risponde a questa minaccia con un arsenale di antiossidanti, tra cui spiccano la luteina e la zeaxantina. Sebbene noti soprattutto per la protezione della vista, questi carotenoidi svolgono un ruolo cruciale nel bloccare l'ossidazione del colesterolo Ldl. È proprio il colesterolo ossidato, infatti, a depositarsi lungo le pareti arteriose, dando il via al processo di aterosclerosi. Proteggere il colesterolo dall'ossidazione significa, nei fatti, mantenere le arterie libere e flessibili". 

Che impatto ha l'ortaggio sulla salute metabolica complessiva? "La fibra solubile presente nelle zucchine, in particolare la pectina, agisce come una spugna nel tratto digerente, rallentando l'assorbimento degli zuccheri e aiutando a mantenere stabili i livelli di glucosio nel sangue. Questo meccanismo - risponde Minelli - previene i picchi insulinici, indirettamente proteggendo del cuore, poiché il diabete di tipo 2 e l'insulino-resistenza sono tra i più aggressivi acceleratori di patologie cardiache dopo la mezza età". 

Infine, "portare in tavola le zucchine significa, quindi, fare una scelta medica consapevole, a patto di rispettarle in cucina. Per preservare il potassio e le vitamine termolabili, la cottura ideale è breve: al vapore, saltate rapidamente in padella o consumate crude, tagliate a nastro sottile con un filo d'olio extravergine d'oliva. Un gesto semplice, un'abitudine quotidiana che trasforma un ortaggio comune in uno scudo verde per la longevità. 

 

17 giu 2026

Dalla Cina agli Usa, ecco dove sono bloccati i '100 miliardi di dollari' dell'Iran

(Adnkronos) - Dalla Cina al Qatar, passando per Iraq, India, Corea del Sud, Giappone, Lussemburgo, Oman e Stati Uniti: decine di miliardi di dollari appartenenti all'Iran sono bloccati all'estero da anni e il loro recupero è diventato uno dei dossier più delicati nei negoziati tra Teheran e Washington. Secondo le autorità iraniane, il valore complessivo degli asset congelati supera i 100 miliardi di dollari, anche se altre stime sono più contenute. Il Wall Street Journal riferisce che la Repubblica islamica punta a ottenere in una prima fase lo sblocco graduale di almeno 24 miliardi di dollari. 

Una parte di questi fondi è congelata da decenni, in alcuni casi quasi da quando esiste la Repubblica islamica, nata con la rivoluzione del 1979. La quota maggiore degli asset bloccati, tuttavia, deriva da pagamenti per le esportazioni di petrolio verso Paesi asiatici, rimasti congelati dopo che nel 2018 l'amministrazione Trump si ritirò dal Jcpoa, l'accordo sul nucleare iraniano, e reintrodusse pesanti sanzioni contro Teheran. 

 

 

Secondo le stime riportate dal quotidiano americano, tra 20 e 50 miliardi di dollari sarebbero bloccati in Cina, principale acquirente di greggio iraniano. Altri 15 miliardi si troverebbero in Iraq, che importa energia elettrica e gas naturale dall'Iran, circa 7 miliardi in India e una cifra analoga in Corea del Sud.  

Parte dei fondi detenuti in Corea del Sud è stata trasferita in Qatar nell'ambito di uno scambio di prigionieri tra Teheran e Washington. Nel Paese del Golfo restano circa 6 miliardi di dollari che gli Stati Uniti continuano a non autorizzare a trasferire all'Iran dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele da parte di Hamas. 

 

 

La capacità di Washington di bloccare questi pagamenti deriva dal ruolo centrale del dollaro nel commercio energetico mondiale. Dal momento che la quasi totalità delle transazioni petrolifere internazionali avviene in valuta statunitense, il Dipartimento del Tesoro può escludere dal sistema del dollaro gli istituti finanziari che violano le sanzioni, uno strumento che gli Stati Uniti hanno utilizzato con crescente frequenza negli ultimi due decenni. 

Secondo Esfandyar Batmanghelidj, direttore di Bourse & Bazaar Foundation, lo sblocco di una parte dei fondi consentirebbe alle autorità iraniane di rafforzare la valuta nazionale e contenere l'inflazione. Tuttavia, osserva l'esperto, Teheran continuerà ad avere un forte interesse a ottenere un alleggerimento più ampio del regime sanzionatorio imposto dagli Stati Uniti. 

 

 

17 giu 2026

Meloni: "G7 importante, con Trump rapporto immutato". I leader compatti su sostegno a Ucraina

(Adnkronos) - Bilancio positivo, clima disteso, e un asse con Washington che - nonostante le turbolenze delle settimane precedenti - sembra reggere, a detta della premier. Giorgia Meloni lascia Evian soddisfatta. "Un vertice importante", lo definisce nella conferenza stampa di chiusura, ringraziando il padrone di casa Emmanuel Macron per l'organizzazione del G7. Dopo due giorni di lavori sulle rive del Lago Lemano, la presidente del Consiglio consegna ai cronisti la sua lettura del summit dei Grandi della Terra: tra gli elementi che rivendica c'è soprattutto "l'unità del gruppo" sui dossier più delicati, a partire dall'Ucraina. Un segnale che Meloni considera particolarmente significativo e che porta con sé in vista dell'imminente Consiglio europeo di Bruxelles. 

Uno dei capitoli più attesi era quello sui rapporti con Donald Trump, dopo settimane di frizioni tra Roma e Washington sul dossier iraniano. Meloni prova a sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi di gelo, nonostante le frecciatine del tycoon ("Sono stato abbandonato..."): "Ho trovato il rapporto immutato, nel senso che non c'è stato tra noi neanche bisogno di parlare. Non ci sono state tra noi recriminazioni" né "abbiamo parlato di quello che è successo nelle ultime settimane". E spiega la natura del suo legame con il capo della Casa Bianca: "Io e Donald abbiamo un carattere abbastanza forte, siamo due persone che difendono con determinazione il loro interesse nazionale. Non c'è bisogno che ci chiariamo quando non siamo d'accordo su qualcosa, poi alla fine ognuno capisce ovviamente quale può essere il punto di vista dell'altro e quindi siamo ripartiti direttamente parlando di quello che va fatto nei prossimi mesi con la stessa naturalezza con cui lo facevamo fino all'ultima volta che ci siamo incontrati prima di questa occasione". Prima della conferenza stampa finale, Meloni ha avuto un nuovo colloquio con Trump: le immagini diffuse da Palazzo Chigi mostrano la premier sorridente mentre si intrattiene con il presidente degli Stati Uniti, seduta al suo fianco su un divanetto del Royal Hotel. 

La premier smentisce anche le ricostruzioni su un'atmosfera di scherzi al tavolo dei Sette: "I temi che noi abbiamo trattato anche col presidente degli Stati Uniti sono i temi del vertice, quindi sono temi abbastanza seri, dalla questione iraniana passando per l'Ucraina. Abbiamo parlato di immigrazione". Sul 'mood' generale del summit, il giudizio è netto: "Ho trovato un ottimo clima", con "una convergenza che non era scontata su tutti i temi che sono stati trattati. Questa credo per tutti noi debba essere un'ottima notizia".  

Tra i dossier di maggior peso, l'intesa raggiunta tra Washington e Teheran ha dominato la scena. "Ci siamo congratulati con il presidente Trump per l'accordo con l'Iran", riferisce Meloni, che lo definisce "un importante quadro di riferimento per la stabilità della regione nel suo complesso". Ma ora, avverte, viene la parte più difficile: "È importante lavorare per la sua attuazione, a partire dalla necessità di assicurare la sicurezza delle rotte marittime internazionali e la piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz". 

Su un possibile impegno in quello scenario, Meloni conferma che "l'Italia è pronta a fare la propria parte, anche nell'ambito di eventuali missioni volte a garantire la sicurezza dei traffici commerciali, fermo restando il rispetto delle necessarie procedure autorizzative". La cornice di qualsiasi missione è già definita (operazione internazionale "in uno scenario di pace", una "missione esclusivamente difensiva con la necessaria autorizzazione del Parlamento") ma i tempi restano incerti: "Ci sono 60 giorni di tempo", per cui si vedrà "come va in questi 60 giorni" prima di "valutare se e quando sia il caso di partire". 

Sul fronte ucraino, la premier fa il punto sui colloqui avuti con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e fotografa "una situazione sul campo molto diversa da quella che certa propaganda russa continua a raccontare". L'obiettivo resta quello di "favorire un confronto diretto tra Zelensky e Putin": Kiev ha mostrato disponibilità, con "una lettera aperta inviata direttamente al presidente Putin", ma da Mosca "nessun segnale serio" è finora arrivato. Quanto alla scelta di un mediatore europeo, Meloni è tranchant: sarebbe "molto difficile proporre una persona che proviene da uno dei grandi Paesi europei", perché "una scelta di questo tipo renderebbe, dal mio punto di vista, più difficile raggiungere un accordo". Meglio, suggerisce, "rivolgersi verso le medie potenze dell'Unione europea". I riflettori ora sono puntati sulla riunione del formato E5 in programma mercoledì a Berlino, con i capi di Stato e di governo di Germania, Italia, Francia, Regno Unito e Polonia. 

Sul tema Ucraina il G7 si è mostrato compatto. Nella dichiarazione finale i leader si dicono "uniti nel nostro incrollabile sostegno all'Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale", lodando Kiev per "la sua resilienza e i progressi compiuti sul campo di battaglia negli ultimi mesi" e riconoscendo che "esiste ora un nuovo slancio". Sul piano militare, i Sette hanno concordato di rafforzare le forniture a Kiev - più difesa aerea, sistemi aggiuntivi e capacità a lungo raggio - mentre sul fronte economico si impegnano ad "aumentare la pressione sull'economia di guerra russa", annunciando un inasprimento delle sanzioni, "incluse quelle sui settori petrolifero e del gas". 

A margine del vertice, non mancano domande di politica interna. Il tema è l'eventuale ingresso del movimento di Roberto Vannacci nella coalizione di centrodestra. Meloni non nasconde le sue riserve: "È un tema che non mi sono posta. Mi pare che il movimento dell'onorevole Vannacci abbia già dichiarato la sua indisponibilità ad allearsi con il centrodestra", del resto "quando si vota cinque volte contro la fiducia al primo governo della storia guidato da una persona di destra non si vuole dare una mano, vedo una certa funzionalità per la sinistra". Ma poi allarga il ragionamento: "La politica non è mai aritmetica". E chiude, in vista del voto: "Il modo migliore per vincere le prossime elezioni è governare bene, il resto sono alchimie e io non mi occupo di alchimie. Mi occupo di cercare di fare al meglio il mio lavoro, perché alla fine di questa esperienza a farmi vincere non saranno le alleanze ma il giudizio che complessivamente gli italiani danno del lavoro fatto in questi anni". (dall'inviato Antonio Atte) 

17 giu 2026

Iran-Usa, memorandum firmato 'a distanza': accordo è in vigore

(Adnkronos) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato l'accordo con l'Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Lo conferma all'Afp una fonte ufficiale della Casa Bianca, dopo le indiscrezioni rilanciate da Axios sulla firma digitale durante la cena con il presidente francese, Emmanuel Macron, a Versailles. "Possiamo confermare la firma", ha detto il funzionario. 

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato che la firma del memorandum d'intesa con gli Stati Uniti è avvenuta in forma digitale e non si terrà alcuna cerimonia in Svizzera. Il testo dell'accordo è ora definitivo e ufficiale, poiché entrambe le parti lo hanno firmato, riportano i media locali. 

L'Iran ha ribadito però l'intenzione di far pagare le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, dopo un periodo di 60 giorni senza costi previsto dal protocollo d'intesa con gli Stati Uniti, il tempo necessario per negoziare un testo definitivo. Lo Stretto "non tornerà alla situazione pre-bellica", ha dichiarato il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf in un'intervista alla televisione di Stato. "L'Iran ha un diritto di sovranità su Hormuz e, naturalmente, riscuoteremo un canone per questi servizi". 

L'accordo che Iran e Stati Uniti hanno raggiunto per mettere fine alla guerra lanciata lo scorso 28 febbraio è un documento in 14 punti che illustra le disposizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, l'allentamento di alcune restrizioni finanziarie sull'Iran e definisce come verrà affrontato il programma nucleare iraniano durante prossimi colloqui tecnici. Il titolo ufficiale del testo diffuso dagli Stati Uniti è 'Memorandum d'intesa di Islamabad tra gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran', anche se il presidente americano lo ha ribattezzato "il mio accordo", "un muro contro le armi nucleari". 

Secondo il testo integrale del documento, "gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran hanno concordato congiuntamente in buona fede in data (...) quanto segue": 

1. Gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell'Iran e i loro alleati nell'attuale guerra firmano il presente Memorandum d'intesa per dichiarare la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, e si impegnano d'ora in poi a non iniziare alcuna guerra o operazione militare l'uno contro l'altro, ad astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza l'uno contro l'altro e a garantire l'integrità territoriale e la sovranità del Libano. L'accordo finale confermerà la cessazione permanente della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, e le altre disposizioni del presente paragrafo. 

2. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran si impegnano a rispettare la sovranità e l'integrità territoriale l'uno dell'altro e ad astenersi dall'interferire negli affari interni dell'altro. 

3. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran si impegnano a negoziare e raggiungere l'accordo finale entro un massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo. 

4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d'intesa, gli Stati Uniti d'America inizieranno la rimozione del blocco navale e di qualsiasi disturbo o impedimento nei confronti della Repubblica Islamica dell'Iran, e porranno fine al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico navale sarà proporzionale ai livelli di traffico prebellico ripristinati dalla Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle vicinanze della Repubblica Islamica dell'Iran entro 30 giorni dalla stipula dell'accordo definitivo. 

5. A seguito della firma del presente Memorandum d'intesa, la Repubblica Islamica dell'Iran si impegnerà al massimo per garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar d'Oman e viceversa. Il traffico delle navi commerciali inizierà immediatamente, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e militari e di avviare le operazioni di sminamento da parte della Repubblica Islamica dell'Iran entro 30 giorni. La Repubblica Islamica dell'Iran avvierà un dialogo con il Sultanato dell'Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in accordo con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, nel rispetto del diritto internazionale vigente e dei diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto di Hormuz. 

6. Gli Stati Uniti d'America si impegnano, insieme ai partner regionali, a elaborare un piano definitivo e concordato di comune accordo, del valore di almeno 300 miliardi di dollari, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell'Iran. Il meccanismo di attuazione di tale piano sarà definito nell'ambito di un accordo finale entro 60 giorni. Tutte le licenze, le deroghe e le autorizzazioni necessarie per le relative transazioni finanziarie saranno concesse dagli Stati Uniti d'America. 

7. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a porre fine a tutte le tipologie di sanzioni contro la Repubblica islamica dell'Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei governatori dell'Aiea e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie, secondo un calendario concordato nell'ambito dell'accordo finale. La Repubblica islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America riconoscono l'importanza cruciale della questione della cessazione delle sanzioni sopra menzionata ed esprimono la loro intenzione di affrontare immediatamente tali questioni nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco. 

8. La Repubblica Islamica dell'Iran ribadisce che non si procurerà né svilupperà armi nucleari. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran hanno concordato di risolvere la questione dello smaltimento del materiale arricchito stoccato secondo un meccanismo che sarà concordato di comune accordo in conformità con il calendario menzionato al paragrafo sette, con la metodologia minima di diluizione in loco sotto la supervisione dell'Aiea. Le due parti hanno inoltre concordato di discutere la questione dell'arricchimento e altre questioni concordate di comune accordo relative alle esigenze nucleari della Repubblica Islamica dell'Iran, sulla base di un quadro soddisfacente che sarà concordato nell'accordo finale. L'accordo finale confermerà le disposizioni del presente paragrafo. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran riconoscono l'importanza cruciale delle questioni nucleari sopra menzionate. Esprimono la loro intenzione di affrontare immediatamente tali questioni nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco in merito. 

9. In attesa dell'accordo definitivo, gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concordano di mantenere lo status quo. La Repubblica Islamica dell'Iran manterrà l'attuale status quo del suo programma nucleare e gli Stati Uniti d'America non imporranno nuove sanzioni né dispiegheranno ulteriori forze nella regione. 

10. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d'intesa e fino alla cessazione delle sanzioni, deroghe per l'esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petroliferi e derivati, nonché per tutti i servizi associati, comprese le transazioni bancarie, le assicurazioni, i trasporti. 

11. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rendere pienamente disponibili i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica Islamica dell'Iran al momento dell'attuazione del presente Memorandum d'intesa. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concorderanno reciprocamente le procedure relative allo sblocco di tali fondi durante i negoziati. Tali fondi, sia che rimangano nel conto originario o che vengano trasferiti, saranno resi pienamente utilizzabili per il pagamento a qualsiasi beneficiario finale designato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rilasciare tutte le licenze e le autorizzazioni necessarie a tal fine. 

12. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran concordano sulla creazione di un meccanismo esecutivo per monitorare la corretta attuazione del presente Memorandum d'intesa e il futuro rispetto dell'accordo finale. 

13. Dopo la firma del presente Memorandum d'intesa, e subordinatamente all'inizio dell'attuazione dei paragrafi 1, 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d'intesa, e alla continua attuazione di tali misure, gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran avvieranno negoziati riguardanti l'accordo finale esclusivamente sugli altri paragrafi. 

14. L'accordo finale sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. 

17 giu 2026

Gli Iron Maiden debuttano a San Siro: "Che sogno suonare qui"

17 giu 2026

Milano si inchina agli Iron Maiden, a San Siro la storia dell’heavy metal

(Adnkronos) - Ci sono voluti quarantasei anni per passare dal Velodromo Vigorelli a San Siro. Dal ruolo di spalla dei Kiss nel 1980 al palco dello stadio più iconico d’Italia, gli Iron Maiden completano a Milano un percorso che assomiglia a una lunga marcia attraverso la storia dell’heavy metal. E il traguardo non è un concerto qualsiasi: per la prima volta il Meazza ospita uno show metal, consegnando alla band britannica una serata destinata a restare negli archivi della musica dal vivo italiana. All’ingresso dello stadio il colpo d’occhio è eloquente. Ci sono i fan che seguono Steve Harris e compagni dagli anni Ottanta ma anche ragazzi che non erano ancora nati quando uscì ‘Fear of the Dark’. Molti indossano magliette consumate dal tempo, altri le hanno acquistate da poco. Cambiano le generazioni, non l'amore per la loro musica. Ad aprire la serata sono gli statunitensi Trivium, formazione guidata da Matt Heafy e tra i nomi di riferimento del metal moderno in un mix efficace di metalcore e thrash. Un compito non semplice davanti a una platea arrivata soprattutto per assistere all’evento della serata.  

Bruce Dickinson, Steve Harris e compagni salgono sul palco alle 21 in punto. Il ‘Run For Your Lives Tour’, pensato per celebrare il cinquantesimo anniversario della band, è un viaggio attraverso i primi nove album della loro carriera, da ‘Iron Maiden’ del 1980 a ‘Fear of the Dark’ del 1992. Un percorso che coincide con la costruzione stessa della New Wave of British Heavy Metal, movimento che gli Iron Maiden hanno contribuito a definire e rendere globale. La storia d’amore tra Milano e gli Iron Maiden dura da quarantasei anni. Il loro debutto in città risale al 1980, quando salirono sul palco del Velodromo Vigorelli come gruppo di supporto ai Kiss. Nello stesso anno suonarono anche a Castel Sant’Angelo e i fan lo ricordano ancora come un battesimo di fuoco.  

Da allora la loro ascesa è stata inarrestabile fino all’approdo, simbolicamente potentissimo, nello stadio più iconico del calcio italiano. Per quasi due ore la band inglese si concede senza limiti. Gli schermi raccontano mondi fantastici, le luci trasformano continuamente la scenografia, mentre fuochi ed effetti speciali accompagnano una carrellata impressionante di classici. Eddie, la mascotte più famosa della storia del metal, appare armato di ascia durante ‘Killers’ e tornerà nel corso della serata, accolto con urla e cori. “Finalmente ci hanno fatto suonare a San Siro - esordisce Bruce Dickinson -. Avremo questa possibilità stasera. Ci sarà molta musica e un sacco da saltare”. Poi, prima di attaccare ‘Infinite Dreams’ aggiunge: “È un’occasione incredibile per noi essere qui, in uno stadio leggendario. Siamo la prima band metal a farlo. 38 anni fa non avremmo mai immaginato di poterci esibire qui, di fronte al più grande pubblico in Italia ed è straordinario. 38 anni fa abbiamo scritto questa canzone che parla di sogni: spero che i vostri possano essere infiniti stanotte”. 

Le ‘Vergini di Ferro’ sembrano ignorare il passare del tempo. Un patto col diavolo? Legittimo ipotizzarlo nel vedere Bruce Dickinson correre da una parte all’altra del palco con un’energia che sfida l’anagrafe, mentre Steve Harris continua a dominare la scena con il suo basso galoppante e Janick Gers fa spaccate appoggiandosi alle casse. Viene quasi da chiedersi se i tre abbiano davvero trovato il segreto della giovinezza eterna. Al centro del palco, insieme a Dave Murray e Adrian Smith, sono la conferma del perché siano considerati tra i grandi mattatori dell’heavy metal mondiale. Alla batteria, dopo il ritiro dalle tournée di Nicko McBrain, c’è Simon Dawson, perfettamente integrato nella macchina Maiden.  

La scaletta è una cavalcata nella storia del metal: ‘Aces High’, ‘The Number of the Beast’, ‘Run to the Hills’, ‘2 Minutes to Midnight’ e ‘The Trooper’ (con Dickinson e l’immancabile uniforme rossa dei Dragoni britannici) mentre Eddie fa nuovamente irruzione sul palco tra le ovazioni del pubblico. Il drappo rosso è inevitabilmente il preludio di ‘Phantom of the Opera’, dell’era Paul Di’Anno, accolto da un boato. Sul palco i musicisti si scambiano sguardi d’intesa. Sotto, i fan sono conquistati. Tra i momenti più attesi ci sono poi ‘Hallowed Be Thy Name’, accompagnata dalla scenografia della gabbia del condannato a morte, e ‘Fear of the Dark’, introdotta da una gigantesca luna piena che domina lo stadio. Se qualcuno continua a considerare questi brani ‘inflazionati’, basta guardare i 45mila presenti per ricredersi. Quello di stasera è il più grande show degli Iron Maiden in Italia di sempre. Tra le più apprezzate figura anche ‘Rime of the Ancient Mariner’, con la sempreverde ambientazione marina fatta di velieri e nebbia ispirata al poema di Samuel Taylor Coleridge. Le voci che alla vigilia dello show avevano parlato di un ricovero di Steve Harris al San Raffaele si sono rivelate infondate. Il bassista settantenne, tifoso del West Ham United e grande appassionato di calcio – martedì pomeriggio si è scattato persino una foto con Javier Zanetti – è apparso in splendida forma davanti a uno stadio che in passato aveva frequentato anche da spettatore.  

La chiusura è affidata a ‘Wasted Years’. Le ultime note accompagnano un pubblico che indugia sugli spalti, quasi riluttante ad accettare la fine dello spettacolo. Per gli Iron Maiden si tratta del debutto a San Siro; per il Meazza, invece, del primo concerto heavy metal della sua storia. Due eventi che si incrociano nella stessa sera e che raccontano molto dell’eredità costruita dalla band in cinquant’anni di carriera. Qualche giorno fa Steve Harris ha spiegato al ‘Corriere della Sera’ il rapporto tra gli Iron Maiden e il loro pubblico: “I metallari si sentono degli outsider, gli indiani, mentre tutto intorno ci sono i cowboy”. Guardando San Siro riempirsi per una band nata nell’East London degli anni Settanta, quella definizione assume contorni molto concreti. Da qui in avanti, tornare indietro sarà davvero difficile. (di Federica Mochi) 

17 giu 2026

Congelare l'ictus, la promessa del mix di farmaci per ridurre i danni al cervello

(Adnkronos) - Congelare l'ictus per proteggere il cervello dal rischio di danni post-evento. E' la via esplorata da un team cinese che, utilizzando un mix di farmaci in grado di mimare gli effetti dell'ipotermia, ha dimostrato di poter abbassare in sicurezza la temperatura corporea, riducendo il pericolo di sequele neurologiche dopo uno stroke. Lo studio, pubblicato su 'Science Translational Medicine', ha prodotto risultati promettenti su topi e macachi rhesus, ma anche nei primi test sull'uomo in una trentina di pazienti. Nel complesso, i dati rappresentano secondo gli autori "un passo avanti nell'applicazione clinica degli stati ipotermici per mitigare i danni cerebrali causati dall'ictus, giustificando studi più ampi". 

 

 

Sebbene l'ipotermia possa essere letale in condizioni estreme, alcune ricerche indicano che l'abbassamento della temperatura corporea può anche trattare l'atrofia muscolare, i disturbi metabolici e l'ictus, spiegano gli scienziati. Nello stroke l'ipotermia indotta è particolarmente promettente - sottolineano - perché ridurre la temperatura, rallentando il metabolismo, può proteggere il cervello da danni permanenti e disabilità. Tuttavia, sono stati condotti pochi studi sull'uomo e i medici non dispongono ancora di un metodo affidabile per indurre l'ipotermia in modo sicuro per periodi prolungati.  

 

 

Partendo da queste premesse, Shuaili Xu del Beijing Institute for Brain Disorders della Capital Medical University e colleghi hanno valutato l'effetto-scudo dell'ipotermia combinando due farmaci con una lunga storia di utilizzo in clinica, l'antipsicotico clorpromazina e l'antistaminico prometazina. Il trattamento ha indotto ipotermia e soppresso il metabolismo del glucosio in un modello murino di ictus, riducendo lo sviluppo di danni cerebrali e le complicanze neurologiche. Il mix ha mostrato benefici simili anche nelle scimmie rhesus colpite da ictus, in uno dei primi test della terapia su animali di grossa taglia. 

Forti di questi risultati, i ricercatori sono quindi passati a una sperimentazione clinica di fase 1 (il primo step dei test sull'uomo, volto a valutare la sicurezza di un trattamento), provando diverse dosi di clorpromazina e prometazina su 32 pazienti. Gli autori riferiscono che "tutte le dosi si sono dimostrate sicure e ben tollerate". Inoltre, "le analisi del plasma hanno rilevato che il trattamento ha ridotto i marcatori metabolici nei pazienti, sebbene solo la dose più alta di 100 mg abbia effettivamente abbassato la temperatura corporea". L'ipotesi degli scienziati è che, "modulando strategicamente i processi metabolici, clorpromazina e prometazina potrebbero migliorare gli esiti" dell'ictus "in situazioni di emergenza in cui il tempo è un fattore critico". 

 

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