Un vecchio alleato di “masa” se n’è andato

Da qualche mese Softbank, il gigante giapponese guidato da Masayoshi Son, passa da un guaio all’altro. Tutto è cominciato con il caso WeWork, il gigante del coworking generosamente finanziato da Son e rivelatosi una bolla ai limiti della truffa. Dopo WeWork, gli analisti hanno cominciato a vedere con sempre maggior scetticismo gli investimenti di Son e del suo Vision Fund, e si è cominciato a trattare in maniera critica anche Softbank, gestito da Son in maniera quasi assolutista. Per questo, negli ultimi giorni dell’anno, gli investitori non sono stati affatto lieti di sapere che Tadashi Yanai, il fondatore del gigante dell’abbigliamento Uniqlo, è uscito dal consiglio di amministrazione di Softbank. Yanai è, assieme a Son, l’uomo più ricco del Giappone e l’unico imprenditore nipponico ad avere enorme popolarità anche fuori dal giro degli affari. La sua presenza nel board di Softbank era vista come un elemento di stabilizzazione: era uno dei pochi membri indipendenti e autorevoli in un cda composto in gran parte da yes-men. La governance di Softbank, sostengono gli esperti, ha standard piuttosto bassi, e il consiglio di amministrazione dell’azienda è pieno di dirigenti di aziende in cui Softbank ha investito.
Masayoshi Son ha citato esplicitamente Yanai quando, a novembre, ha annunciato il primo trimestre di calo per la sua azienda in 14 anni. Ha detto che il collega ceo di Uniqlo è stato tra i più aggressivi nel criticare il finanziamento sconsiderato a WeWork.