L’antiterrorismo di massasiamo più sorvegliati di bin laden

Negli ultimi cinque anni è successo un cambiamento che riguarda campi che un tempo erano separati: lo spionaggio, l’antiterrorismo e noi. Alcuni strumenti di guerra non convenzionale prima erano usati in modo micidiale per scovare, fermare e colpire i cattivi. Per esempio i terroristi che progettano un attentato oppure che vogliono passare attraverso una città senza farsi individuare oppure ancora i laboratori dove si lavora a un programma atomico clandestino. Oggi gli stessi strumenti sono diventati di uso comune. Dove prima erano applicati in modo selettivo, ora sono utilizzati sulla massa. Se prima ci voleva una ragione molto seria per usarli, adesso che sono finiti nelle mani di molte più persone non c’è più bisogno di una ragione seria – basta che ci sia la voglia. Di solito gli articoli che trattano queste cose parlano di “lento scivolamento” verso qualcosa, ma come vedremo in questi casi non c’è nulla di lento. Mentre scrivo alla televisione passa lo spot di un nuovo telefono Apple che avverte: “In questo momento, ci sono più informazioni private sul telefono che a casa… La tua posizione, i tuoi messaggi, la tua frequenza cardiaca dopo una corsa… Pensaci”. Si tende spesso a mettere in guardia da qualche imprecisato rischio che si correrà in futuro, ma di nuovo: il futuro non c’entra molto qui, queste cose sono già successe – oppure stanno succedendo in questo momento.
Prendiamo Clearview, una piccolissima azienda che ha scritto un software di riconoscimento facciale molto migliore di altri in circolazione. In teoria abbiamo già visto tutti almeno un film in cui una squadra antiterrorismo cerca un sospetto e lo becca all’aeroporto perché un computer confronta la sua foto con le immagini delle telecamere di sicurezza e lo riconosce con un beep di trionfo. Bene, evviva, chi potrebbe mai dire di no a questa cosa? In pratica il riconoscimento facciale può creare un sacco di guai. Molta gente è scocciata dal fatto che la polizia municipale potrebbe associare il suo nome e cognome a ogni passo che ha fatto minuto per minuto sotto le migliaia di telecamere di sicurezza che ci sono nelle strade. Per questo motivo molte città americane hanno discusso la questione e hanno promesso che diventeranno “zone free dal riconoscimento facciale” e che non lo useranno (quindi non collegheranno questi software al sistema di telecamere di sicurezza che c’è in ogni città).
Intanto però arriva Clearview, che ha fatto due cose per polverizzare i suoi concorrenti. Ha scritto un algoritmo che è molto bravo a riconoscere le facce e ci riesce anche se indossi un cappello o se parte del tuo volto è coperta oppure se l’immagine è presa da una telecamera di sorveglianza messa troppo in alto – che è la maledizione dei programmi di riconoscimento facciale, aspettiamoci che le abbassino tutte molto presto. Seconda cosa, ha raccolto tutte le immagini che abbiamo messo sui social media come Facebook, Instagram e Twitter – anche se i social media hanno vietato esplicitamente questo tipo di pratica, raccogliere immagini altrui senza chiedere il permesso. Poi i tecnici di Clearview con le immagini che hanno preso dai social media e anche da migliaia di altri siti (YouTube incluso) hanno creato un archivio immenso che rimane sempre a disposizione del loro super algoritmo. Quando sottoponi un’immagine all’algoritmo, quello va a ripescare la stessa faccia nel database e ti dice chi è la persona nella foto. La giornalista del New York Times che dopo mesi di tentativi è riuscita a intervistare quelli di Clearview ha scoperto foto di se stessa che nemmeno sapeva esistessero, perché l’algoritmo le aveva trovate in giro e le aveva associate al suo nome. (Siete stati a un concerto? Siete passati dietro a un turista coreano che si faceva un selfie? Siete stati in un locale mentre qualcuno scattava un foto o faceva un video? L’algoritmo macina in silenzio miliardi di immagini, cataloga i volti e mette tutto nella sua pancia, in attesa che gli serva come materiale di paragone per riconoscimenti facciali futuri. Pare che l’archivio di Clearview sia il più grande fra quelli di cui conosciamo l’esistenza).
Dopo avere fatto tutto questo, Clearview ha cominciato a vendere i suoi servizi alle agenzie di sicurezza americane, dall’Fbi alle polizie locali di molte città. Sono già seicento e di sicuro altre agenzie stanno acquistando il pacchetto in questo momento. Per ora i poliziotti lo usano per risolvere casi difficili, ma non si vede perché non dovrebbero usarlo in situazioni più ordinarie. Una manifestazione. Una telecamera piazzata all’angolo di una via. Già questo è un passaggio che mette ansia, non si parla più di caccia al terrorista, si parla della nostra vita di tutti i giorni. Il numero di persone che hanno accesso all’algoritmo e all’archivio cresce come è ovvio che succeda ai clienti di un buon prodotto. Ma non è ancora nulla, e qui si arriva al punto. Clearview ha creato una versione del suo programma che funziona in realtà aumentata, con un paio di occhiali – quindi va bene anche su un telefonino. In pratica punti gli occhiali oppure la telecamera del tuo telefonino sui passanti e l’algoritmo ti dice in tempo reale le identità delle persone che stai inquadrando. Puoi salire sul treno e sapere chi sono tutti i passeggeri nel tuo vagone. Ora, Clearview ha deciso di fermare questo tipo di evoluzione e gli occhiali che identificano tutte le persone nel tuo campo visivo per ora resteranno soltanto un prototipo. Ma quanta tecnologia è stata inventata per poi rimanere in un cassetto? Nessuna. E quanto tempo ci metteranno queste cose per finire in mano ai privati? Se non lo faranno quelli di Clearview, ci penseranno altri. Se un produttore cinese di telefonini vendesse questa tecnologia come optional di un nuovo modello, è plausibile dire che riscuoterebbe un certo successo di mercato. Dal telefono di oggi che si sblocca perché riconosce la tua faccia al telefono che ti dice come si chiama la persona al tavolo accanto. Se ancora non sapete come questa cosa potrebbe diventare pericolosa, c’è di sicuro qualcuno che lo sa già adesso e non vede l’ora di avere l’accesso a questo nuovo potere.