Ritorno al futuro

Per capire cosa serve al paese, rileggere il discorso che Berlusconi fece in Parlamento per illustrare il programma di governo nel 1994
11 MAG 20
Ultimo aggiornamento: 20:11
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In questi giorni sono tornato con la memoria al mese di maggio del 1994, quando nacque il primo governo Berlusconi e io divenni ministro dell’Interno (il primo non democristiano). Orgoglio, emozione e tanti bei ricordi. Tra questi, il discorso che Berlusconi fece in Parlamento per illustrare il programma di governo. Concetti che, sentite un po', suonano ancora attuali. Lavoro: “La prosperità e la serenità di questo paese si misurano sulla sua capacità di assicurare ai cittadini di ogni età un lavoro dignitoso e un corrispondente reddito da lavoro”. Reddito da lavoro, non assistenzialismo. Imprese: “La straordinaria rete di aziende medie e piccole che ha fatto la fortuna del nostro apparato produttivo chiede di essere aiutata a ricollocarsi sui mercati”. Niente misure stataliste (tipo golden power), ma “spazio all’iniziativa privata, che può e deve essere incoraggiata a cercare in se stessa e nelle regole del mercato la forza per innescare una spirale virtuosa degli investimenti”. Come? Il governo deve liberare le imprese “da vincoli opprimenti, dal peso di burocrazie e procedure asfissianti, da una pressione fiscale cresciuta troppo e troppo in fretta e rivelatasi invadente per chi produce e insieme inefficace per le casse dell’Erario”. E infine le riforme: “Serve una migliore articolazione dello stato con un deciso stimolo a forme di autogoverno che discendono in linea diretta dallo spirito autonomista e regionalista della Costituzione”. Ritorno al futuro? Chissà. Stay tuned.