Popolari, non populisti

7 AGO 19
Ultimo aggiornamento: 00:12 | 8 AGO 19
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Al direttore - Ho apprezzato e condiviso il Suo editoriale circa la necessità di una nuova proposta politica all’interno del centrodestra. Lei la chiama la destra “non truce” ed evoca un grande “partito conservatore”. Da tempo sostengo che occorre costruire e lanciare un nuovo contenitore politico “dal basso” che sappia essere popolare (e non populista), liberale e riformista. Intendo una forza politica responsabile, autorevole, lungimirante in Italia e forte in Europa per tutelare gli interessi del paese. Paese oggi isolato come non mai all’interno dell’Unione europea. Un movimento che unisca gli amministratori, i territori, il civismo popolare e liberal-democratico dell’associazionismo (cattolico e laico) diffuso nel paese. Un soggetto politico che sappia farsi trovare pronto quando passerà questa “sbornia” populista. La domanda all’interno del paese è enorme, ma oggi manca un’adeguata offerta politica. Oggi ci troviamo dinanzi a un bipolarismo dormiente, congelato dalla strana alleanza Lega-Cinque stelle. Il governo gialloverde infatti nasce da un accordo politico tra i due populismi: quello di “destra” (virgolette d’obbligo dato che per me la destra vera è cosa più seria) della Lega e quello di sinistra dei 5 Stelle. Questo paradossalmente polarizza e radicalizza lo scontro all’interno della stessa compagine governativa, dove i due contraenti del “contratto” recitano a turno le due parti in commedia, maggioranza e opposizione insieme. Agli altri partiti restano così le briciole. Tuttavia questo è un gioco a corto respiro, che presto esploderà nelle sue furbizie e contraddizioni.
Il bipolarismo che definisco “dormiente” infatti è ancora vivo. Oggi lo schema potenziale è questo: Movimento 5 stelle e Pd nel centrosinistra e Lega e “partito X” nel centrodestra. Il partito X oggi è quello che lei invoca, il “non truce”, è il contenitore politico che il sottoscritto chiede da tempo.
Nell’area di centrosinistra, declinazione populista, c’è il Movimento 5 stelle. Un campo, questo, occupato anche dal Partito Democratico, distante dal contenitore di centrodestra che ho in mente, tuttavia non populista. Non è un caso che autorevoli esponenti del Pd come Delrio e ancor più Franceschini nelle ultime settimane abbiano aperto a un dialogo con i grillini. Questo quindi il campo di centrosinistra: Pd e Cinque stelle.
Nel centrodestra invece si commette lo sbaglio di rincorrere Salvini, c’è la gara a chi è più sovranista e populista, tutti adulano e scopiazzano il leader della Lega, sognano di costruire il partitino personale che faccia da stampella acritica. Manca totalmente, insomma, un soggetto credibile e indipendente, alternativo e pragmatico (il partito X di cui sopra). In un quadro politico e di Governo nel frattempo drammatico.
Il (mal)governo Lega-M5s infatti è impegnato nel cercare di istupidire il popolo. Abbiamo due Vicepremier inadeguati. Uno fa il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico quando prima di professione era un disoccupato cronico. L’altro – mentre il figlio adolescente scorrazza con la moto d’acqua della Polizia – s’improvvisa dj al Papeete con il mojito in mano e qualche birra in corpo. Salvini parla tanto e lavora poco. E in quel poco produce l’esatto contrario di ciò che prometteva in campagna elettorale: aumenta la spesa e il debito pubblico, rischia di far aumentare l’Iva al 26 per cento, mentre il conto lo pagano le imprese e le famiglie.
In questo scenario devastante per il paese, Forza Italia sta perdendo l’occasione di dar vita ad un soggetto davvero nuovo e serio. Nel partito c’è un confronto interno tra chi non vuole asservirsi a Salvini e chi invece pensa solo a salvare se stesso e la poltrona, a preservare una specie in estinzione. Il tutto a danno della stessa Forza Italia.
Che fare, dunque? Abbiamo una sola certezza: o Berlusconi dà l’input per il vero rinnovamento (rottamando chi vive alle sue spalle di luce riflessa) e quindi rinascerà un movimento da 30 per cento (oggi molti elettori di centrodestra o non votano o votano Salvini perché non credono più in quel poco che è rimasto della Forza Italia delle origini), oppure il partito morirà e ci sarà il si salvi chi può - molti si accaseranno da Salvini che poi li spazzerà via uno alla volta. Ma anche in questo caso si creerà un vuoto politico enorme, che verrà sicuramente riempito solo da chi avrà il coraggio di non soggiacere a Salvini e andrà a riprendersi gli elettori del centrodestra che non aspettano altro che una seria offerta politica in quel campo.
Quindi, qualsiasi cosa accada, un vero nuovo soggetto vedrà la luce, o come evoluzione (vera, non finta) di Forza Italia o dalle sue ceneri. Noi saremo della partita.
Flavio Tosi, leader del Movimento civico Fare!
Al direttore - La destra liberale forse non sarà mai di massa ma aderisco con convinzione all’appello del Foglio per una destra perbene.
Alessandro Rigoli
Al direttore - Mi avete sedotta. Ammiro Carfagna, miglior possibile leader, dotata di futuro. Mi resta solo come un sentore di Renzi. Ma può tornare buono, ormai?
Giovanna Nuvoletti
Al direttore - Vorrei anch’io un partito popolare e non populista.
Luigino Binanti
Al direttore - Libero professionista in campo medico ho svolto per quasi cinque anni il ruolo di assessore alla cultura e turismo in una bella città veneta. Apolide liberale in quota Forza Italia (senza tessera) all’interno di una giunta monocolore a trazione leghista. Ho toccato con mano la realtà dietro le quinte in questo Padanistan che sta diventando il Veneto centrale. O sei con me o contro di me. Vige il pensiero unico. Quello del leader (locale) del momento. Ammesso che un pensiero ce l’abbia. Il tutto al traino del carro vincente. Che, in questo momento, non è più Zaia, ma il cosiddetto truce, il quale altri non è che un abilissimo manipolatore delle più massificate pulsioni di pancia di un paese che sta smarrendo la sua identità reale, annaspando in una realtà virtuale in cui vincono i prestigiatori del consenso. Quello a visione tattica. Non certo strategica. Perché il leader strategico alza la bandiera e indica una direzione, a costo di incontrare qualche incomprensione lungo il percorso. Ma certo, i Churchill e i De Gasperi non nascono ogni giorno. In conclusione. Il cosiddetto truce è figlio del suo tempo e viene regolarmente eletto, come i suoi piccoli discepoli padanioti sul territorio (fate le debite, ahimè rare, eccezioni). Ovviamente il mio mandato di assessore, visto come un ufo all’inizio, e un pericoloso concorrente nell’urna dall’ambizioso di turno, si è concluso con le mie dignitose dimissioni a pochi mesi da fine mandato, nonostante indubbi ed importanti successi ottenuti sul campo. Evviva quindi l’orgoglio di una riscossa da parte delle menti libere e liberali. Quelle vere.
Giancarlo Saran
Al direttore - Sottoscrivo il vostro appello.
Riccardo Cassi
Al direttore - Non sono sicuro che il problema sia l’offerta politica, bensì la domanda. La gente – con la doppia g – vuole circenses e cubiste (il pane non manca). Ad ogni modo si, una destra alla Merkel, magari… La auspico, la invoco, l’appoggio.
Fabrizio Sartore
Al direttore - Da quando non c’è più il Pdl (di cui sono stato anche coordinatore della sezione del comune in cui sono nato e risiedo), ho sempre faticato a trovare un partito che mi rappresentasse. In questi anni sono comunque andato a votare ma ogni volta ho sempre scelto quello che al momento mi sembrava il meno peggio, cambiando quindi ogni volta la scelta e soprattutto senza mai farlo in modo convinto. Come idee e valori mi ritengo alternativo sia alla sinistra sia ai 5 stelle, ma non mi ritrovo certamente in un centrodestra egemonizzato da Salvini e dalla Lega. Ben vengano quindi una trasformazione totale di Forza Italia sia in termine di idee che di persone, oppure la creazione di un nuovo soggetto popolare, liberale, europeista, moderato nei toni ma estremo nella voglia e nella convinzione di portare al governo persone leali e competenti che possano riportare la nostra amata Italia dove merita di stare, cioè ai vertici europei in termini di lavoro, welfare, infrastrutture, sicurezza.
Fabio Gnocchi
Al direttore Cerasa - da allievo del prof. Antonio Martino, sogno un partito liberale che metta in pratica gli insegnamenti di Luigi Einaudi in economia e che introduca la separazione delle carriere nella magistratura. Con entusiasmo
Al direttore - Caro Cerasa, grazie. Io firmo.
Stefano Pelizzari
P.s Per favore non iniziamo a fare nomi del possibile leader. Prima il programma!
Al direttore - Serve una destra liberale perché la Repubblica goda di una normale fisiologia politica.
Lorenzo Talini
Al direttore - Condivido e sottoscrivo l’appello del direttore Cerasa per una “destra non truce”. Da tempo mi chiedo perché nessuno colga l’opportunità di colmare l’enorme vuoto politico che si è creato tra la Lega di Salvini e il Pd di Zingaretti, che io mi sono rassegnato a chiamare “centro”, ma l’idea di una “destra non truce” è sicuramente più affascinante. Per costruirla serve una buona dose di coraggio, bisogna dire subito che Salvini non ha nulla a che fare con il centrodestra, con la sua storia e i suoi valori, d’altronde lo stesso Salvini dice da tempo di non avere nostalgia del passato. Serve una forza liberale e popolare, una forza responsabile che non urla ma agisce, che porti avanti i progetti utili per l’Italia, tornando a mettere in cima all’agenda politica i problemi del paese e non ciò che raccoglie più “like” sui social network. Una forza orgogliosa del nostro inno nazionale e della nostra bandiera senza mettere in discussione l’appartenenza dell’Italia all’UE e che si adoperi per portarci fuori dall’isolamento internazionale nel quale ci troviamo oggi con il “governo del cambiamento”. Servono si energie nuove, provenienti dalla società civile che possano mettere le proprie competenze a disposizione della politica come fece Silvio Berlusconi nel ’94 ma servono anche volti nuovi da pescare tra i tanti militanti e amministratori locali che ogni giorno si spendono sui territori, da affiancare a coloro che in questi anni hanno lavorato bene in parlamento, perché l’esperienza per noi sarà sempre un valore aggiunto e mai una colpa. Non potrei non ritenere utili le primarie, da giovane militante del Popolo della Libertà mi impegnai per quelle che si sarebbero dovute tenere nel dicembre 2012 e che forse avrebbero fatto si che oggi questo appello non servisse, ma quello è il passato, oggi ciò che serve davvero è rompere questo immobilismo e costruire qualcosa, non basta affidarci ad un leader o ad una classe dirigente, serve prima di tutto l’impegno di ciascuno di noi.
Lorenzo Ciani
Al direttore - Chiamatela destra non truce, centro, l’altra Italia, chiamatelo Giuseppe, l’importante è che ci sia, ché il tempo perso è stato troppo. L’appello di Berlusconi arriva dopo quello “ai liberi e forti” per le europee. Il riferimento a Luigi Sturzo ci dice cosa fare. Il sacerdote siciliano prima di dare vita al Partito popolare girò l’Italia incontrando cooperative, associazioni, casse rurali e investendo innanzitutto nella formazione dei giovani. A fronte di due ideologie in lotta per il potere, Sturzo propose un’idea di Italia e di politica che traeva dall’esperienza di conoscenza e di confronto con la realtà popolare di cui era parte. È il cuore del suo appello: “A uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i Comuni – che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private. […] libertà religiosa, libertà di insegnamento, libertà alle organizzazioni di classe, libertà comunale e locale. […] Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato”, anzi. La politica, insomma, deve essere la realistica espressione di un ideale vissuto. Sessant’anni dopo, in tutt’altro contesto, il ceco Vaclav Havel parlava di “vita nella verità” contrapposta alla “vita nella menzogna” imposta dall’ideologia del sistema totalitario comunista. Ed era una vita che partiva dalla libertà dei singoli e della società. Il nostro primo compito è la costruzione di una realtà sociale che operi incalzata dall’ideale che persegue, e che la politica si candida a rappresentare. E’ un compito prepolitico, lo so, ma in quanto tale – e proprio l’esperienza di Havel, da dissidente a presidente della Repubblica lo dimostra – è il vero motore del cambiamento.
Non possiamo aspettare il giorno in cui la situazione cambierà, non possiamo aspettare che il cadavere passi sul fiume, perché sarà il nostro cadavere. Abbiamo l’arma delle nostre ragioni e quella del dialogo. Don Sturzo, per tornare da dove siamo partiti, delineava un programma che aveva un fulcro preciso: il principio di sussidiarietà, che si traduce nella pratica del rapporto come virtù della politica, del dialogo, del compromesso, che è ben altro rispetto al contratto, dove ognuno cede all’approvazione di una proposta estrema dell’altro in cambio del sì a una propria.
Una federazione di centro deve riconoscere questo primato della cultura sulla politica, non nel senso che sono gli intellettuali a dettare legge (Dio c’è ne scampi, la sintesi è sempre politica) ma nel senso che più e prima della gestione dell’esistente, dei tatticismi, delle infinite discussioni sulle regole, degli equilibri interni, dei personalismi, dei tornaconti territoriali, viene una visione del paese, cioè della vita e dei problemi della sua gente. Una federazione di centro ha senso e spazio se parte dai contenuti e dalle persone che li esprimono, dai soggetti sociali che li mettono in pratica. Berlusconi nel suo appello parla di valori cristiani e liberali: l’elenco è tanto conosciuto quanto disatteso nei fatti: centralità della persona, protagonismo dei corpi intermedi, libertà di educazione, libertà di impresa, dignità dei lavoratori, welfare sussidiario, equilibrio tra i poteri, certezza della giustizia e garantismo giudiziario, europeismo dei popoli e multipolarismo in politica estera, libertà di religione. Il metodo per perseguirli è quello dell’apertura e dell’inclusione. Bisogna perseguire l’essenziale, le regole, come l’intendenza, seguiranno.
Maurizio Lupi, presidente NcI-Usei
Al direttore - Firmo l’appello in quanto radicale iscritto al Prt (segretario Maurizio Turco) e militante.
Ermanno de Rosa
Al direttore - Firmo molto volentieri l’appello lanciato per una destra nuova, non dedicata alla propaganda, europeista (per davvero), liberale (per davvero), ma anche più moderata nei comportamenti, più appropriata nel linguaggio, più aperta alle vere sfide della società moderna, quindi non “truce”. Grazie per l’iniziativa.
Oscar Rizzi
Al direttore - Sì, condivido l’appello. Grazie.
Gaetano Festa, direttore dei Servizi generali e amministrativi Scuole statali Miur in quiescenza dal 1° settembre 2018