Il fascino dell’uomo forte populista

21 LUG 19
Ultimo aggiornamento: 00:12 | 22 LUG 19
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Alcuni vedono l’ascesa del populismo come un rifiuto verso il potere centrale, altri invece lo considerano il tentativo di colmare il vuoto dell’autorità nel sistema capitalista di oggi”, scrive l’Economist. Slavoj Zizek, filosofo marxista e docente all’Università di Lubiana, appartiene alla seconda categoria: è un critico del politicamente corretto e mette in dubbio la capacità di sopravvivenza dei mercati senza l’intervento dello stato. Il docente ha pubblicato il saggio “Like a Thief in Broad Daylight”, e l’Economist gli chiede “se sia più facile immaginare la fine del mondo rispetto alla fine del pensiero neoliberista associato a Ronald Reagan e Margaret Thatcher”. “Come il fascismo, anche il populismo è semplicemente un modo per immaginare il capitalismo senza i suoi lati più scomodi, senza gli effetti sociali più dirompenti – risponde Zizek – Il populismo è uno dei due oppi del popolo: uno è il popolo, l’altro è l’oppio. La chimica sta diventando parte di noi: molte delle nostre emozioni sono controllate dalla droga, che siano le pillole per il sonno, gli antidepressivi o i narcotici. Le nostre emozioni sono subappaltate alla chimica e ciò che resta è soprattutto l’odio populista, e questo ci porta al secondo oppio, cioè il popolo”. Ma il fascino dei populisti per l’uomo forte, chiede l’Economist, non rispecchia un desiderio di autorità che la liberaldemocrazia non sa garantire? “Per il filosofo Lacan la conseguenza delle proteste del 1968 è stato il declino della figura vecchia e autoritaria del preside e l’ascesa di una nuova figura ai vertici”. Oggi invece, spiega Zizek, è successo qualcosa di diverso: gli esperti hanno preso il potere e le misure economiche non vengono giustificate sulla base di una visione sociale positiva, ma sono viste come la conseguenza di nozioni neutrali. Questo deve essere fatto, così funzionano i mercati – lo stesso atteggiamento adottato da Bruxelles nella crisi greca, dice Zizek. “Il populismo è una reazione al fatto che gli esperti non sono padroni – spiega il filosofo – e che le loro conoscenze spesso non danno le risposte giuste, come si è visto nella crisi del 2008. Il padrone autoritario sta tornando in voga, anche se è un clown. Qualunque cosa sia Trump, non è certo un esperto”. Ma anche lei desidera un nuovo padrone, chiede l’Economist. “Sorprendentemente sì, lo voglio – risponde Zizek – Ma il vero padrone non è un agente della disciplina, il suo messaggio non è ‘Tu non puoi!’, nemmeno ‘Tu devi!’, ma un liberatorio ‘Tu puoi!’. E oggi questo significa qualcosa di molto preciso: puoi pensare che ci sia qualcosa oltre il capitalismo e la liberal-democrazia.” Un padrone è necessario, conclude Zizek, perchè quando ascoltiamo un leader scopriamo ciò che vogliamo (o meglio ciò che abbiamo ‘sempre voluto’, senza saperlo). E un padrone è necessario perché non possiamo accedere alle nostre libertà direttamente – per averne accesso dobbiamo ricevere una spinta dall’esterno perché il nostro ‘stato naturale’ tende verso l’edonismo inerme. Il paradosso di fondo è che più viviamo come individui liberi senza padroni più siamo non liberi, ingabbiati dalla cornice delle possibilità esistenti. Serve un padrone per spingerci verso la libertà”.