Metodi abortivi, kill pill, lezioni del Papa e nichilismi

Tre risposte in pillole dell'Elefantino alle piccole poste di Adriano Sofri

Giuliano Ferrara

Se sia giusto considerare un “vero e grande progresso” l'affinamento analgesico dei metodi abortivi. No, è la mia risposta, contraria alla tua. La Ru486 può far soffrire una donna, materialmente e spiritualmente, più di un intervento ospedaliero serializzato nella orrenda routine macellaia dei nostri tempi. Secondo me ripristina solitudine.

    Caro Adriano, gerarchia regnante a parte (come tu dici), tendo a non prendere più troppo sul serio alcunché e alcunchi (sarà italiano questo alcunchi?). Te ti prendo sul serio, e ormai succede da così tanto tempo che penso questo mio raro candore come un difetto stabile. Mi dici alcune cose in due lettere della piccola posta, te ne replicherò delle altre, ringraziandoti come sempre. Suddivido in questioni. Come nelle migliori e peggiori dispute, come nelle migliori famiglie.

    Se sia giusto considerare un “vero e grande progresso” l'affinamento analgesico dei metodi abortivi. No, è la mia risposta, contraria alla tua. La Ru486 può far soffrire una donna, materialmente e spiritualmente, più di un intervento ospedaliero serializzato nella orrenda routine macellaia dei nostri tempi. Secondo me ripristina solitudine; un'acuta dimensione di colpa personale (sono io stessa ad avvelenare me e mio figlio, in una relazione non responsabile con la comunità, destinata peraltro a scomparire con la fatale vendita in farmacia o la definitiva trasformazione del centro ginecologico in centro di spaccio); secondo me la kill pill comporta rischi di vario ordine e genere legati alla logistica del fatto (l'espulsione di una vita sradicata da sé stessa: ma dove? e come classificare e riciclare il rifiuto umano?), alla psicologia di un simile “fare”, e alla stessa incredibile procedura di immaginazione e sogno, o incubo, che dovrebbe accompagnare tutto questo. In più va messa in conto l'indifferenza morale assoluta e piatta, che la pillola ricerca e realizza come sua propria dimensione tecnico-etica, come la banalità del male. Noi del Foglio abbiamo informato su chi sia questo incredibile mondano sbrigliato e fatuo inventore della pillola abortiva, Emile-Etienne Beaulieu, anni Ottanta: te ne ricordi? ci hai pensato? hai riflettuto sul luogo umano, o la persona concreta, in cui si innesta e fiorisce quella pianta tecnologica, quel prezzemolo moderno?
    Una volta ci hai schiaffeggiato in tre parole, dopo una delle nostre polemiche contro la pillola abortiva: “Abortirai con dolore”, scrivesti. Conosco almeno un caso di giovane donna, e consapevole, madre di due bambine, che ha deciso di partorire senza aiuti analgesici perché è convinta che quella del parto debba essere un'esperienza vigile per i sensi e per l'intelletto: mi sembra straordinaria in sé, questa considerazione cosciente e non necessariamente eroica del patire, e comunque una risposta definitiva a chi, beato laico, considera il dolore non un'oscurità della vita ma un oscurantismo della dottrina cattolica (la giovane donna non è una ciellina, non ha fervore militante, chiaro?). Naturalmente, quando si tratti di un parto, ciascuno deve potere fare come desidera (non vorrei essere accusato di pratiche infami su corpo femminile da Adriano Prosperi, specialista in materia), ma la morale è degna della favola, in questo caso.
    Per ora, come si vede, mi sono limitato a constatare l'inesistenza di metodi abortivi analgesici. Ma se anche esistessero? Un conto è il minor danno per ridurre l'area di potenza e pertinenza del male, e già nel minor danno si annida molto di maligno; ma questo mito dell'aborto indolore sarebbe, se diventasse realtà, l'eliminazione della coscienza infelice nel commettere il male attraverso l'anestesia del corpo e dello spirito. Non lodo certo l'intervento ospedaliero, ché nessun metodo, nessuna tattica mi sembra accettabile, ma l'anestesia della pillola Ru486, al contrario del Pentothal, è culturale, sociale, punta dritto alla cancellazione del problema. Può essere che il transumano e il postfemminile implichino salti storico-naturali di questo genere. Per il momento siamo molto lontani dalla realtà, dall'umanità, dalla ragione e anche dal tuo Dostoievskij, caro Adriano. Non siamo invece lontani da un'idea di folle surrealtà, e cioè una Auschwitz eugenetica, senza dolore e senza colpa, visto che parliamo di circa cinquanta milioni di aborti l'anno. Esiste uno sterminio indolore? Può esistere? E' esistito? Di che cosa propriamente stiamo parlando?

    Se sia attribuibile a una inclinazione nichilista il terrorismo islamista.
    Tu dici questa ipotesi del nichilismo islamista una follia, perché al contrario nella violenza del jihad è rinvenibile “un pieno di esaltazione paradisiaca”. Ma Ratisbona docet. Un paradiso senza ragione, che non sappia dire le sue ragioni (come in Dante, per esempio, o nell'enciclica Spe Salvi o nelle lettere di San Paolo), un paradiso senza Logos incarnato è un tutto che è puro nulla. Pubblicammo a suo tempo una lunga biografia di Mohammed Atta, uno dei diciannove dell'11 settembre, quello importante, quello venuto dal Cairo; era la storia personale di un nichilista fondamentalista istruito, educato, forgiato nella cultura tecnica ad Amburgo. Si tratta pur sempre di un folle volo, ma superare le Colonne d'Ercole o schiacciarsi su due grattacieli e tremila vite umane non è la stessa cosa. 

    Se il Foglio sia un giornale compatto, con una linea omogenea, al servizio cosciente della gerarchia regnante e del suo capo il Papa. E magari con un programma etico e politico paradossalmente incarnato da credenti fervorosi, credenti integralisti e non credenti nel nome di una verità trascendente di cui è depositario il vescovo di Roma. Compatti non siamo, l'omogeneità è nel metodo, nella libertà di tono, e gli ultimi due papi sono per me, che calpesto da elefante il giornale ma salvaguardo la foresta selvaggia che esso è, un re del mondo e un re filosofo. Il giorno in cui fu eletto Benedetto XVI il nostro titolo fortunato segnalava l'omelia contro la dittatura del relativismo, e suonava così: “La formidabile lezione del professor Ratzinger”, e il giorno dopo, quando dovevamo dare la notizia della fumata bianca, cambiammo una sola lettera: “La formidabile elezione del professor Ratzinger”. Questo per dire che a me di questo Papa-professore piace tutto, e senza eccezione, e che lo amo e lo prediligo, gli riconosco un'autorità così alta, mentale, culturale, spirituale, morale, laicamente profetica, da non poterla equivocare con il sigillo inesistente di un potere canonico su di me, non cattolico, non credente. Resta il forte carisma di un uomo di chiesa che ha capito il nostro tempo, che non ha niente di biecamente sentimentale, che ha trovato una via moderna dell'intelletto e perfino del cuore nella predicazione della razionalità della sua fede e nello scavo della verità nella tradizione, un Papa che agisce per arginare quei pericoli tragici che tu stesso segnalavi nella lettera, almeno in quei passaggi sull'intimità violata dell'umano e della persona. Che tutta questa devozione possa essere tributata come obbedienza laica e libera a una istituzione dal peso bimillenario, non c'è di che stupirsi. Che sia amplificata e resa anche aspra dai programmi molto rozzi di scristianizzazione conformista del presente e di sequestro per lo stato di ogni pensiero, di ogni libertà, di ogni autonomia sociale, anche questo è innegabile. Che l'impresa sia possibile soltanto per la convergenza di fonti umane e storiche diverse: laicità orgogliose, fedi febbrili, e tanti altri elementi, anche di ciò non si può far meraviglia. La tua immagine del giornale come di un contrabbandiere nella terra di nessuno è d'altra parte perfetta, e molto lusinghiera.

    • Giuliano Ferrara Fondatore
    • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.