Avete presente quei trailer molto più belli dei film che pubblicizzano? Ecco
La signora del Michigan andò a vedere “Drive” pagando regolare biglietto, e uscì dal cinema con un solo pensiero in testa: “Gli faccio causa”. Per scegliere la pellicola si era fidata del trailer, che prometteva inseguimenti in automobile. Non ce n'erano abbastanza, a suo insindacabile giudizio. Si aspettava adrenalina pura come in “Fast and Furious”, la saga decennale iniziata da Rob Cohen e Vin Diesel, corse clandestine con macchine truccate. Somma delusione: le corse in auto ci sono, ma c'è anche una gran storia d'amore.
La signora del Michigan andò a vedere “Drive” pagando regolare biglietto, e uscì dal cinema con un solo pensiero in testa: “Gli faccio causa”. Per scegliere la pellicola si era fidata del trailer, che prometteva inseguimenti in automobile. Non ce n'erano abbastanza, a suo insindacabile giudizio. Si aspettava adrenalina pura come in “Fast and Furious”, la saga decennale iniziata da Rob Cohen e Vin Diesel, corse clandestine con macchine truccate. Somma delusione: le corse in auto ci sono, ma c'è anche una gran storia d'amore (che evidentemente alla signora ha fatto schifo, e secondo lei qualche insulto antisemita, che francamente noi non ricordiamo). Sarah Deming è il nome della signora furiosa, che pretende il rimborso del biglietto e sogna una class action di spettatori delusi.
Sul banco degli imputati, la distribuzione Film District che ha congegnato il trailer (neppur tanto fuorviante, a dire la verità: si scorge Carey Mulligan, il bambino, un bacio in ascensore). Memore del “colpiscine uno per educarne cento”, Mrs Deming pretende in futuro trailer più fedeli. Niente più prossimamente che promettono risate pazze, e saccheggiano le uniche battute buone su due ore. Niente più brividi annunciati e non mantenuti quando appare il mostro. Niente più film dove si vede crescere l'erba spacciati per pellicole dove succede qualcosa. Il regista Nicolas Winding Refn resta estraneo alla disputa, che non riguarda la sua idea di cinema ma il modo con cui vengono attirati in sala gli spettatori. Quelli che non leggono le critiche, e anche quelli che le leggono: certe recensioni inneggianti al capolavoro sono altrettanto ingannevoli (al di là del gusto personale, capita di chiedersi “ma che film ha visto?”). E la pratica dei mash up – o delle parodie che ai tempi di “Brokeback Mountain” avevano trasformato “Star Trek” e “Shining” in una languida storia d'amore tra maschi – mostra che tagliando e rimontando, con una musica adatta, si può fare di tutto.
The Hollywood Reporter pubblica la notizia, senza sbilanciarsi troppo. Salon la riprende, aggiungendo che “Drive” aveva già avuto i suoi problemi. Celebrato sul sito “Rotten Tomatoes” con un clamoroso punteggio di 93 punti su 100, non ha fatto scattare il passaparola. Colpa della troppa violenza, dice qualcuno. Colpa dei troppi silenzi da cinema europeo, dice qualcun altro (“producevo film schifosi”, spiega un personaggio nel film, “li trovavano molto europei”: a Cannes, che pure è pieno di critici europei, applauso a scena aperta). La regola del “soddisfatti o rimborsati” potrebbe cambiare il panorama. Potrebbe, perché la rivista gratuita “Satisfiction”, che ha provato ad applicare il metodo con i libri, non sembra ridotta sul lastrico per le somme, pari al prezzo di copertina, restituite ai lettori delusi.
Può dipendere dal fatto che le recensioni pubblicate sono affidabili al 100 per cento (ma la nostra esperienza garantisce che non sempre mantengono le promesse). O potrebbe dipendere dal fatto che pare brutto chiedere i soldi indietro a una rivista che per un po' ha avuto il nome di Vasco Rossi in ditta. Vi terremo informati, i tempi delle cause civili americane non sono lunghi come quelli delle cause civili italiane. Intanto, se vi cresce un'ora libera, potete preparare la lista dei risarcimenti a voi dovuti, con gli scontrini e i biglietti da allegare.


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