L'antidepressivo per le feste esiste ed è a base di coniglietti suicidi
Gli antidepressivi inquinano. Gli psicoanalisti, o si annoiano loro (lo si capisce perché russano) o sbuffiamo noi. L'unica terapia d'appoggio accettabile è un tap tap sulla spalla. La cioccolata ingrassa. Il salame peggio, e non si porta in società. Le amiche aspettano solo che noi prendiamo fiato nel racconto dei nostri guai, acciocché possano raccontarci senza prendere mai fiato i loro guai.
Gli antidepressivi inquinano. Gli psicoanalisti, o si annoiano loro (lo si capisce perché russano) o sbuffiamo noi. L'unica terapia d'appoggio accettabile è un tap tap sulla spalla. La cioccolata ingrassa. Il salame peggio, e non si porta in società. Le amiche aspettano solo che noi prendiamo fiato nel racconto dei nostri guai, acciocché possano raccontarci senza prendere mai fiato i loro guai. Considerato che stanno per arrivare le paturnie natalizie, urge un rimedio. Possibilmente diverso dall'infilarsi sotto il piumone con una bottiglia di champagne da bere a canna, risolvendo la faccenda “coppa o flûte?”.
L'antidepressivo – per uso festivo e feriale – privo di effetti collaterali esiste. E neanche serve la ricetta. Basta chiedere a un libraio “Il libro dei coniglietti suicidi”. Nell'originale di Andy Riley, disegnatore britannico che li ha immaginati e da allora li disegna, “The Book of Bunny Suicides”. Ne abbiamo testato il taumaturgico potere nel lontano 2003. Ridarola immediata, fin dalla copertina: due orecchie di coniglio che spuntano da un tostapane, con la spina inserita nella presa di corrente. Dentro, c'erano coniglietti che facevano il solletico con la piuma ai sollevatori di pesi. Cercavano di trapanarsi il cranietto con un cavatappi. Si grattugiavano il muso con la grattugia da carote. Si nascondevano nella neve, piazzando la testolina là dove l'alpinista stava per affondare il suo rampone. Ordinavano libri pesantissimi, aspettando dietro la porta, sotto la fessura per le lettere, che il postino con il pacco si facesse strumento del destino.
Niente altro. Solo bestioline pelose e suicidi fantasiosi. Vi abbiamo raccontato i più semplici: a volte bisogna guardare ben bene la pagina, prima di scoprire dove sta il morituro, e quale mezzo ha scelto per autoterminarsi. A volte bisogna riconoscere l'anello del “Signore degli Anelli”: il coniglio suicida infatti sa che nella saga di Tolkien tutti cercano l'anello e se lo strappano di mano, ma alla fine “il mio tessoro” finirà nel mare di fuoco. Altre volte bisogna ricordare Sarah Connor inseguita dal Terminator: il coniglio si traveste da Sarah Connor, piazza cartelli in tutta la casa, ma il guerriero venuto dal futuro non cade nella trappola.
Successo immediato, grazie al passaparola. Intanto Andy Riley – tra gli sceneggiatori della serie “Little Britain” e di “Gnomeo and Juliet”, Shakespeare per nani da giardino – ha disegnato altri libri e calendari, sempre macabri e sempre con coniglietti monomaniaci (non manca quello che si offre volontario per essere lessato da Glenn Close in “Attrazione fatale”). L'ultimo si intitola “Altri coniglietti, altri suicidi”, sempre Mondadori. Esistono le magliette, e da un po' anche Bunnycide, un App per iPhone. Loro hanno in testa un solo pensiero. A noi basta guardare una vignetta per ridere ancora come il primo giorno. Temiamo infatti che i coniglietti non ce la faranno, a compiere gli insani gesti rispettivi. E se fosse un coniglietto solo, sempre lo stesso? Sarebbe una gran commedia dell'assurdo, meglio di certi più famosi concorrenti.


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