La vera anima della destra? Dura

Salvatore Merlo

La destra “dura” (che però si autodefinisce “consapevole” o in alternativa “pragmatica”) fa capire che all’euro preferirebbe la lira e dice pure che la grande coalizione sarebbe all’incirca una forma di dittatura dei professori. “Sarebbe il colpo di stato degli ottimati che piacciano a Scalfari, a De Benedetti e a Napolitano”, dice  Daniela Santanchè. Che aggiunge: “E poi perché ottimati? Non sono mica migliori di noi. Sono un fallimento totale, questi qui".

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    La destra “dura” (che però si autodefinisce “consapevole” o in alternativa “pragmatica”) fa capire che all’euro preferirebbe la lira e dice pure che la grande coalizione sarebbe all’incirca una forma di dittatura dei professori. “Sarebbe il colpo di stato degli ottimati che piacciano a Scalfari, a De Benedetti e a Napolitano”, dice Daniela Santanchè. Che aggiunge: “E poi perché ottimati? Non sono mica migliori di noi. Sono un fallimento totale, questi qui. Da quando c’è Monti è tutto un disastro: siamo in recessione, le tasse sono alle stelle e la disoccupazione pure”. Marcello Veneziani, editorialista del Giornale, è abbastanza d’accordo: “I tecnici possono anche servire, ma nel ruolo subalterno di grand commis. Questi tecnici, poi, questi che sono adesso al governo in particolare, mi sembrano un fallimento clamoroso. Oltre la semplice ‘manutenzione’ non riescono ad andare. L’Italia ha invece bisogno di un governo politico. Ma ci vuole anche una destra diversa, che recuperi il nucleo semantico della parola ‘sovranità’. Sovranità politica, linguistica e monetaria”. Detto rozzamente: meno Europa più Italia, meno euro più lira.

    Santanchè (che alla domanda sul ritorno ad An dice: “Spero che La Russa rifondi Alleanza nazionale”) è molto chiara: “Se andiamo al governo voglio proporre un referendum sull’Euro”. E dunque lei voterebbe per uscire dalla moneta unica? “Io sono per l’uscita della Germania”. Sì, ma se proponete un referendum per il ritorno alla lira, poi dovrete anche votarlo. Come voterebbe Daniela Santanché? “Voterei per il ritorno immediato alla lira”. Ecco. Poi, però, sarebbero guai seri, con l’inflazione a livelli mai visti, svalutazione dei conti correnti e dei salari, difficoltà a rimborsare con le lire i debiti espressi in euro. Mica bello. Altro che Grecia. Risposta: “Il disastro è qui e ora con Monti. Io dico semplicemente che prima va a casa Monti con tutti i suoi professori, meglio è. Capisco che lui assieme a Scalfari e Napolitano (che non ho votato per il Quirinale) vorrebbero annullare il Parlamento, ma la democrazia è un’altra cosa. Sa qual è la differenza tra Monti e Merkel?”. Me ne vengono in mente tante. “Merkel difende i tedeschi, Monti non difende gli italiani”.
    Le prossime elezioni, lo dicono tutti i sondaggi, le vince Bersani.

    Per questo a destra è facile spararle un po’ grosse. “Non è vero”, risponde Veneziani. “Con due o tre promesse formidabili, come l’abolizione dell’Imu, Berlusconi può vincere”. Può vincere abbandonandosi al populismo? “Deve concedere qualcosa al populismo, sì. Sempre meglio degli ottimati di Scalfari”. E Santanché che ne pensa? “Penso che i repubblicani americani hanno candidato un vicepresidente del Tea Party che sembra uno dei nostri. Se parlare chiaro, e volere meno tasse, significa essere populisti, allora, sì, siamo tutti populisti. Il fatto è che io, come la maggioranza degli italiani, non ne posso più. L’unica cosa che gli è riuscita a Monti, è stato il farsi eleggere senatore a vita: la spending review è un imbroglio, la riforma del lavoro è un fallimento, gli Eurobond sono rimasti un miraggio. C’è una sola speranza: che si ricandidi Berlusconi. Eppure qualcuno, nel Pdl, già lo ostacola. Si sono messi il loden di Monti”. Chi? “Non faccio nomi. Spero solo che Berlusconi annunci la sua ricandidatura alla manifestazione che faremo presto. Lui non avallerà mai una grande coalizione”. Anche Veneziani è d’accordo. “La grande coalizione è un inciucio, una patacca frutto di una legge elettorale truffa immaginata per evitare che ci siano dei vincitori espressi dalle urne”. Beppe Grillo dice quasi la stessa cosa.

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    • Salvatore Merlo
    • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.