Viva la Liga, sempre più OTT CALCIO E FINANZA

P er ora assomiglia più a un test che a una rivoluzione, ma la Spagna ha indicato la strada. La Liga ha infatti lanciato sul mercato il suo servizio OTT: una piattaforma attraverso cui gli utenti potranno seguire lo sport in streaming. Una sorta di Netflix dello sport iberico completamente gratuita, fatta eccezione per la Liga 1|2|3, la serie B spagnola, con l’obiettivo di dare maggiore visibilità anche a eventi e manifestazioni sportive non di primissimo piano. Un nuovo modo di guardare lo sport, personalizzato sia come contenuti che come modalità di fruizione, che sembra poter anticipare il prossimo futuro in tema di diritti tv del calcio, con i tanto chiacchierati “canali di lega”. Una idea di cui si parla molto in Italia ma anche in Spagna, tanto che il lancio della piattaforma da parte della Liga (la prima lega calcistica in Europa ad avere un suo OTT) sembra quasi un test per poter, nei prossimi anni, trasmettere direttamente le gare del campionato spagnolo. Le leghe calcistiche potrebbero così passare da protagoniste “solo” in campo a produttrici dei contenuti, poi venduti sulla propria piattaforma direttamente ai tifosi o alle classiche pay-tv. Un po’ quello che accade già oggi negli Stati Uniti con le principali leghe sportive: l’Nba, ad esempio, consente di vedere tutte le gare attraverso il League Pass anche all’estero. Un progetto su cui sta lavorando anche la serie A per il prossimo triennio 2021/2024, anche per evitare le difficoltà dell’ultima asta, quando il tema del canale di lega era salito velocemente agli onori delle cronache data la volontà, soprattutto di Mediapro, di lanciare la grande novità. Un’asta in cui, però, il campionato italiano in parte ha già aperto le porte alla rivoluzione dei diritti tv con la cessione di tre gare a settimana a Dazn. Il tutto mentre Amazon si è assicurata i diritti della Premier League, Facebook guarda alla Champions League e anche Twitter non è rimasta ferma. E la battaglia per i diritti sembra spostarsi sempre più verso il web.
Matteo Spaziante