La tedesca leica censurata in cina

Il fotoreporter, con giacca di pelle, barba ispida e capello fluente, guarda lo svolgersi degli eventi dalla finestra di un hotel. C’è l’inferno giù in strada. Sente rumori provenire dall’interno, dal corridoio dell’hotel. E’ l’esercito, stanno facendo rastrellamenti. Il suo collega scappa, ma lui vede quello che sta succedendo in strada, non può non fotografarlo. Si chiude in camera mentre i soldati bussano alla porta. Si affaccia alla finestra e mette a fuoco con il teleobiettivo. Sulla lente si riflette l’immagine iconica del “tank man”, il manifestante cinese che, da solo, cerca di fermare i carri armati del Partito comunista cinese che stanno andando a massacrare i civili inermi a piazza Tiananmen a Pechino. Il video promozionale della storica casa tedesca produttrice di macchine fotografiche Leica è emozionante e prodotto magnificamente. Ma quando è stato pubblicato tutti hanno immediatamente pensato: adesso la Cina li fa neri.
Il massacro di piazza Tiananmen è un tabù per il Partito comunista, e chiunque ne faccia menzione viene subito oscurato. E’ quello che è avvenuto a Leica. La casa produttrice tedesca è stata immediatamente oscurata, i suoi siti sono stati censurati, e ogni menzione della parola “Leica” sui social network cinesi veniva subito cancellata dalla censura. Leica ha provato a mettere una pezza distanziandosi dal video, e accusando l’agenzia pubblicitaria FNazca/Saatchi & Saatchi di averlo girato e pubblicato senza permesso. E’ una tesi debole, poiché Leica lavora con l’agenzia da tempo e prima del clamore cinese l’azienda non aveva disconosciuto il video. Ma Leica, che vende fotocamere da migliaia di euro, ha bisogno dei consumatori cinesi, ed è inoltre in una lucrosa partnership con Huawei, che mette il famoso bollino Leica su tutti i suoi smartphone.