Tutte le accuse che la Lega non potrà fare al mostro di governo formato da Pd-M5s

Tra le molte scene spassose osservate nel corso di questa formidabile crisi di governo ce n’è una forse più gustosa delle altre che negli ultimi giorni è stata comprensibilmente messa in secondo piano da molti osservatori. Al centro della scena, oggi, ci sono il Partito democratico e il Movimento 5 stelle. E le mosse di tutti gli altri partiti, in attesa di definire gli equilibri tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, tendono generalmente a passare in secondo piano. Eppure, nonostante il soggetto non sia più centrale come lo era appena un mese fa, c’è un altro personaggio la cui traiettoria meriterebbe di essere messa a fuoco e quel personaggio è naturalmente Matteo Salvini, che negli ultimi giorni ha continuato a mandare segnali impliciti ed espliciti al Movimento 5 stelle per evitare che si possa realizzare lo scenario per il quale si era speso lo stesso Matteo Salvini: la rottura con i grillini. E per illuminare lo spasso della trappola in cui Salvini si è cacciato da solo potrebbe essere sufficiente confrontare le posizioni della Lega di oggi (sintesi: caro Luigi, scusa, torniamo insieme, se pensiamo a una nuova squadra di governo e a un nuovo programma di legislatura sono disposto a rimangiarmi la crisi) con quelle messe nero su bianco lo scorso 8 agosto. Pronti? Via. “Mai chiesto né chiederemo poltrone, lontani da qualsiasi ipotesi di rimpasto di governo. C’è la consapevolezza e la presa d’atto che (…) tra Lega e 5 stelle ci sono visioni differenti.