
Cristiani cinesi alla messa di Natale a Pechino (foto LaPresse)
Natale in Italia o Natale in Cina?
Riflessioni sulla decisione del governo cinese di emendare e migliorare, con una versione ufficiale di stato, passi del vangelo e principii del cristianesimo
Natale in Italia o Natale in Cina? Purtroppo non sono Giulia Pompili, quindi non sono in grado di spiegare accuratamente motivi e circostanze della decisione del governo cinese di emendare e migliorare, con una versione ufficiale di stato, passi del vangelo e principii del cristianesimo. Da filosofo ignorante, tuttavia, colgo un paio di faccende marginali. La prima è che il governo cinese opera questa correzione del cristianesimo con l'intenzione di renderlo più confacente alla nazione. Significa che il cristianesimo così com'è non è adatto ai cinesi? O, più verosimilmente, che tentare di rendere il cristianesimo coerente con l'identità di una nazione è una maniera più o meno gentile di snaturarlo, di piegare un messaggio eterno e universale all'opportunismo del qui e ora? La seconda è che l'eccessiva volenterosità del governo cinese dipende da due presupposti: il partito è più importante di Dio e lo stato è ateo, quindi può imporre condizioni alla pratica religiosa. Significa che è un'ambizione esclusiva delle dittature di stampo marxista più o meno degenere? Oppure che qualsiasi politico che pretenda di fare lezione di teologia a sacerdoti e fedeli, stabilendo balzane ortodossie a furor di popolo, sta segretamente esprimendo la superiorità del proprio partito su Dio, sta faticosamente cercando di confessare che sotto la sua religiosità plateale cova un solido ateismo?


Bandiera bianca
Il vero bipolarismo italiano è quello tra piagnoni e palleschi

Bandiera Bianca