
Maria Elisabetta Casellati (Ansa)
Bandiera Bianca
La repubblica italiana è una monarchia semplificata
A ottant'anni dal famoso referendum, ci sono ancora leggi in vigore che risalgono al Regno d'Italia. Casellati ne ha abrogate trentamila, ma a quanto pare le altre centomila possono ancora essere utili in tempi repubblicani
E così, a soli ottant’anni dal famoso referendum, in Italia non c’è più la monarchia. Esiste infatti una certa discrepanza fra due piani delle istituzioni: c’è la parte nobile, elevata e visibile, che consiste nella forma dello stato modificata in fretta e furia dopo che poco più di metà degli elettori si era espressa contro i Savoia nel 1946; c’è la parte di bassa cucina, ben nascosta ma fondamentale per mandare avanti la macchina, che consiste nell’infinità di leggi e leggine che non possono essere cancellate con un colpo di spugna dovuto al volere del popolo, pena il tracollo giuridico dello stato.
Ebbene, ieri la ministra Casellati, che si occupa di semplificazione normativa, ha annunciato la svolta storica grazie all’avvenuta abrogazione di trentamila leggi prerepubblicane, risalenti al periodo fra il 1861 e la fine della Seconda guerra mondiale, che vanno ad aggiungersi alle oltre novantamila già fatte fuori, per un totale di centoventimila. Circa la metà delle duecentomila leggi su cui si reggeva il Regno d’Italia; quelle rimaste, a quanto pare, possono ancora essere utili in tempi repubblicani.
Da ciò si evincono ben tre conseguenze: che in Italia la repubblica è stata istituita cambiando la testa a un corpo giuridico rimasto sostanzialmente sabaudo per ottant’anni; che in Italia la monarchia, con centomila leggi residue su duecentomila originarie, può essere ancora utile a far funzionare mezza repubblica; che in Italia la repubblica, alla fin fine, è una monarchia semplificata.

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