(LaPresse)

vaticano

Il golpetto che non piacerà al Papa

Matteo Matzuzzi

Le donne vanno promosse sì, ma la prospettiva deve essere diversa: "Ancora non ci siamo resi conto di cosa significa la donna nella Chiesa" disse una volta il Santo Padre. Potere e scalpi da ottenere all’origine della rivolta sinodale. Le chiese, intanto, si svuotano

La Cei ha inviato una missiva al Beatissimo Padre Francesco spiegandogli che, data la grande voglia di sinodalità che s’è constatata all’assemblea della Chiesa italiana, il documento finale sarà votato in autunno, ché quello presentato al migliaio di votanti è stato respinto con perdite. I vescovi non se l’aspettavano, dopotutto la verbosa bozza apparecchiata apriva e socchiudeva ai temi più dirompenti del momento, contestualizzava e rimandava, chiariva e lasciava sovente all’interpretazione del lettore capire se si trattasse di svolta o  conferma dell’esistente. Avevano sottovalutato, i presuli, che il testo ricalcava – in toni e linguaggi – stili non più à la page, desueti. In Germania, l’attivo e potente laicato da anni chiede di andare alla guerra con Roma per cambiare tutto e rendere più appetibile la Chiesa, ammiccando di qua e di là al mondo. Per ora, davanti al crollo delle ordinazioni e al flusso di “disiscrizioni” dall’affiliazione religiosa, la risposta è sempre quella: riforme. Ma anche in altri contesti le spinte riformiste si fanno sentire e sarebbe stato complicato pensare che su una platea di mille e più delegati, fra cui combattive teologhe d’antan e intellettuali  da quarant’anni teorici di svolte necessarie e non più rinviabili, si potesse accettare un documento “che sembra scritto quarant’anni fa”, come ha detto qualcuno


Indubbiamente, il golpetto che ha affossato il testo preparato è indice di vitalità per una Chiesa spesso definita letargica, che da tempo parla di laici ma che fatica a trovarli (anche solo per occuparsi delle Letture durante la messa) e non ha ancora ben chiarito in cosa consista il laicato a sessant’anni dalla fine del Concilio. Il problema è che le motivazioni dei barricaderi sono opposte agli intenti “sinodali” di Papa Francesco, cui pure si sono appellati. Più che sulle sottolineature circa la mancanza di riferimenti alla comunità lgbtqi+ (qualche presule voleva che fosse messo ciò per iscritto, compreso il “+” finale, neanche si trattasse di brandire vessilli di vittoria al ritorno in diocesi), cosa peraltro già accaduta al Sinodo universale dello scorso autunno, rileva la richiesta di essere più coraggiosi sulla “responsabilità ecclesiale e pastorale delle donne” con la solita raccomandazione di “promuovere la nomina di donne a guida di uffici diocesani e in ruoli di responsabilità pastorale in diocesi, parrocchie e associazioni”. Insomma, davanti alla crisi di una Chiesa che organizza party con salamelle al termine delle messe prefestive per invogliare la partecipazione e fissa il catechismo obbligatorio un’ora prima o un’ora dopo della messa domenicale per assicurarsi banchi pieni e rendere il sacramento un imperativo categorico, il busillis è ottenere qualche scalpo.


E cioè sigle da apporre fra le righe di un documento della Cei, donne da portare al posto di comando (come se, tra l’altro, fossero escluse da consigli parrocchiali, pastorali e organismi vari). Non è nient’altro che la clericalizzazione del laico. “Quando penso al clericalismo, penso anche alla clericalizzazione del laicato, quella promozione di una piccola élite che, intorno al prete, finisce anche per snaturare la propria missione fondamentale del laico. Le vicinanze del Signore non sono un incarico in più”, disse una volta Francesco. Certo, le donne vanno sì promosse – lui ne ha messa una a capo del dicastero per i Religiosi e una è divenuta governatore della Città del Vaticano. Il punto è che è la prospettiva a essere diversa: “Ancora non ci siamo resi conto di cosa significa la donna nella Chiesa e ci limitiamo solo alla parte funzionale, che è importante. Ma il ruolo della donna nella Chiesa va molto al di là della funzionalità. E’ su questo che bisogna continuare a lavorare. Molto al di là”. Chissà se una volta risolte le disfide eterne su ruolo delle donne e accompagnamento delle persone lgbtqi+, ci sarà un momento per interrogarsi sul perché la testimonianza dai pulpiti attrae per lo più – salvo lodevoli ma rare eccezioni – teste canute e abitudinari della messa che in chiesa ci vanno senza sapere forse neanche il perché. 

Di più su questi argomenti:
  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.