Cosmopolitics

2 MAR 20
Ultimo aggiornamento: 00:06 | 3 MAR 20
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I maschi dicono che lei è una bulla, lei dice che i maschi sono sessisti. Priti Patel, ministro dell’Interno britannico con la fama di una tosta, è da giorni sulle prime pagine dei giornali perché uno dei più longevi funzionari dell’Home Office, sir Philip Rutnam, se n’è andato, alla fine della settimana scorsa, accusando la neotenutaria del ministero di essere una bugiarda e soprattutto di essere aggressiva: urla e insulta i suoi dipendenti. Questa fama insegue la Patel da tempo: quando se ne andò dal ministero per lo Sviluppo internazionale (si dimise nel 2017: non aveva detto al suo capo di allora, il premier Theresa May, dei suoi incontri con funzionari israeliani quando era ufficialmente in vacanza), i suoi sottoposti – ha scritto il Guardian – si sussurravano all’orecchio “Ding dong, the witch is dead”, la canzone del “Mago di Oz” (dove si fa strage di streghe).
Il governo, a partire dal premier Boris Johnson, ha difeso la Patel: fa bene il suo lavoro, ha detto, senza entrare nella diatriba sul bullismo. Molti altri conservatori invece ci sono entrati eccome, il più diretto – bullo, potremmo dire – è stato Ian Duncan Smith, veterano dei conservatori che ha guidato la campagna elettorale di BoJo a dicembre, che ha detto: Rutnam è sempre stato sopravvalutato, non è bravo come dicono tutti; c’è “un che di misogino” nelle accuse alla ministra, se a “grida e insulti” si sostituisce “isterica” è chiaro che cosa intendono dire gli accusatori della Patel.
La Patel, diventata deputata nel 2010 con David Cameron premier, è uno dei personaggi più controversi dell’ultimo decennio dei conservatori. Di origini indiane, i suoi genitori scapparono dall’Uganda poco prima che Idi Amin decise di perseguitare tutti gli asiatici presenti nel paese. La Patel è nata a Londra, ma questa storia familiare l’ha resa la testimonial ideale per le campagne sulla diversity nel partito – donna e indiana, cosa volete di più? Ma a renderla allo stesso tempo amata e odiata (dipende dal punto di osservazione) è stata la sua ostentatissima passione per Margareth Thatcher nata da quella del padre (che si è anche candidato per il fu Ukip, partito indipendentista) e naturalmente per il suo euroscetticismo. La nomina voluta da Johnson all’Home Office ha fatto drizzare i capelli in testa anche ai cittadini europei, quelli presenti nel Regno e quelli che ancora sognano di andarci: i loro diritti ora dipendono da lei. Anche le associazioni per i diritti umani sono molto critiche nei suoi confronti e ricordano le sue dichiarazioni sulla necessità di introdurre la pena di morte: risalgono al 2013 e la Patel se n’è scusata, ma non basta. Così come non basta quando lei dice che la sua storia di migrante le fa comprendere bene quanto sia importante il “sogno inglese”, “controllare le frontiere non vuol dire chiudere la porta in faccia a chi arriva”. Non basta perché la Patel ama i toni brutali, non conosce i fronzoli, e anche quando i suoi colleghi dicono di lei che è allegra e simpatica e generosa e gentile, c’è sempre qualcuno che ribatte: è tutta facciata, sotto è una bulla. In questi giorni poi che a denunciarla è stato un uomo – finora erano state molte donne, e quindi ogni cosa era caduta nel dibattito deprimente dell’Eva contro Eva, dell’incapacità delle donne di riconoscere e valorizzare la leadership nelle altre donne – pare che tutti fossero in attesa del momento giusto per affossarla. In questo MeToo alla rovescia e non troppo molesto, si riversa anche un’altra guerriglia in corso nel governo: quella del guru di BoJo Dom Cummings contro tutti i funzionari. E’ anche per questo – per lealtà al capo – che il denunciatore Rutnam si è ritrovato con il soprannome di “Sir Calamity”, uno che è meglio non avere intorno.
Ora un’inchiesta interna proverà a fare chiarezza, con la consapevolezza che certe cose – parole, metodi, approcci – non saranno mai chiare. Intanto a difendere la Patel è arrivato anche il marito, Alex Sawyer, con quella grazia e quella esattezza che soltanto certi consorti sanno avere. E’ minuscola e combattiva, ha detto, “il mio piraña personale”, giù le mani, che se morde sono guai.