Per un contenimento della paura

1 MAR 20
Ultimo aggiornamento: 00:06 | 2 MAR 20
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E dire che non so leggere le labbra. In letteratura esempi simili non mancano, e PubMed ne suggerisce alcuni, ma basta citare quello che accadde una mattina nel IV secolo prima di Cristo, tra Socrate e Protagora. Nel dialogo, il Protagora, appunto, Socrate dopo aver ascoltato l’arte oratoria di Protagora commenta: aveva finito di parlare ma era come se parlasse ancora. Cioè Socrate lamentava con la sua sottile ironia il tasso di emotività che Protagora gli procurava, da sofista qual era. Infatti gli propone, per continuare il discorso al meglio, un metodo: frasi brevi e concise. Altrimenti io mi emoziono ma non penso. La famosa misura, la techne dei tempi di Platone. E’ tutto lì. La nostra felicità a venire si basa sulle buone deliberazioni, altro che chiacchiere e libri di autostima tanto di moda e motivatori aziendali e influencer. Se vuoi essere felice devi fare buone scelte. Per niente facile, può volerci una vita, magari sei felice solo sul punto di morte, e sarebbe una gran bella cosa, ma l’importante è il metodo. Altrimenti ci sono le allucinazioni sonore.
Ecco, ho capito cosa voleva dire Socrate. La diretta infinita di Mentana, la concitazione, alcune dichiarazioni che ha fatto: noi giornalisti sfidiamo il pericolo, è il nostro mestiere, ecco mi hanno provocato una sottile ansia. Che ho combattuto. Anche il giorno dopo, domenica. Come l’ho combattuta? Chiaro, mi sono letto report affidabili per capire di che parliamo quando parliamo di coronavirus. Il mio epidemiologo di riferimento è Marc Lipsitch che spesso su Twitter riporta interessanti studi, e insomma intervistato dall’Altlantic era molto chiaro: il virus è incontenibile. Il prossimo anno, circa il 40-70 per cento delle persone in tutto il mondo sarà infetto dal Covid-19. Attenzione, diceva con serietà: non significa che tutti avranno gravi malattie, anzi è probabile che molti avranno una malattia lieve o potrebbero essere asintomatici. Dunque, è come con l’influenza, spesso è pericolosa per la vita, o almeno per le persone con patologie croniche e in età avanzata, eppure la maggior parte dei casi passa senza cure mediche. Una meta analisi con revisione sistematica degli studi medici del 2015 stimava che il 14 per cento delle persone con influenza non ha sintomi. Infatti, io credo di essere tra questi (dieci anni fa, ai tempi della mia ultima influenza, il critico Alfonso Berardinelli mi scrisse un messaggio: goditi l’influenza, a me non viene più, forse perché vivo da solo. Trovai questo suo messaggio quasi una poesia da imparare a memoria o usare quando vogliamo parlare della natura umana così bisognosa di accudimento e nello stesso tempo capace di adattarsi alla cangianti condizioni e sfortunate contingenze della vita). Lipsitch è in buona compagnia, il suo è un punto di vista condiviso da molti: insomma il virus continuerà a diffondersi ampiamente. Quindi? Conclusione? Il risultato più probabile di questi focolai sarà una nuova malattia stagionale, un quinto coronavirus endemico. Per gli altri quattro non sviluppiamo un’immunità di lunga durata. Se questo segue l’esempio, e se la malattia manterrà questo livello di letalità la stagione del raffreddore e dell’influenza diventerà la stagione del raffreddore, dell’influenza e del Covid-19. Nella speranza che si trovi un vaccino.
Ecco, questo è un esempio di metodo socratico, mi sono detto e va bene. Tuttavia non so perché non sono sceso al bar a prendermi il caffè, sentivo voglia di divano e di casa, nemmeno sono uscito sul balcone, e dire che ho due piante che mostrano segni di malattia, probabilmente eccesso d’acqua. Come le piante, pure io mi sentivo vittima di un eccesso. Non di acqua, ma di informazioni ad alto tasso di emotività, ma non sapevo dire, e per questo mi ripetevo come un mantra razionale: è solo una brutta influenza, è solo una brutta influenza, non c’è ragione di cadere nel panico. Poi hanno bloccato tre partite. E no, mi sono detto, e mò che faccio a casa tutto il giorno? Mi riposo, va. Anche perché lunedì avevo preso un giorno di ferie, dovevo andare a Riccagioia, per una conferenza. Non molto distante dalla “zona rossa”, ma vabbè dài… E invece mia figlia, che in genere è convinta che sto dormendo da due giorni mentre sono a Palermo, mi chiede: che devi fare domani? A domanda rispondo. E succede un casino. Prima di tutto: sei irresponsabile, perché vai in una zona dove il focolaio è vivo (e qui ho pensato, vedi, le donne sono più preoccupate dei maschi, sarà una caratteristica di genere, e mi sono detto: oh, questa cosa non la dirai mai in pubblico, giura!), poi non hai rispetto per me. Per quale motivo scusa? Lo conosci Marc Lipsitch? ho chiesto. Perché lui, epidemiologo di fama, che spesso sta su Twitter e mi piace il modo suo di stare su Twitter, è molto concentrato sul suo lavoro e posta studi interessanti… E Marianna ha risposto: senti, io ho l’esame di filosofia moderna, e tu non hai idea di com’è la professoressa. Ha una voce che non si può sentire, tu non hai idea di che cosa significa fare filosofia moderna con una con quella voce, che già filosofia moderna è quello che è, insomma non posso ammalarmi, neanche di raffreddore, quindi tu a Riccagioia non ci vai. Stavo quasi per dirle in tono imperioso: gli uomini devono fare gli uomini, essere coraggiosi e non femminucce impaurite, ma naturalmente mica l’ho detto. Non solo studia filosofia, ma segue tutte le tematiche femministe, quindi le ho ricordato Socrate e Protagora: la necessità, alla base di tutto il pensiero filosofico (le ho detto, per fare il buffone, che tutta la filosofia è una nota a margine del pensiero di Platone) della misura e della ragione, e lei (dopo aver commentato: ecco un caso da manuale di mansplaining) mi ha risposto: dopo filosofia moderna devo fare questo, vedi? E mi ha mostrato Essere e tempo di Martin Heidegger. Nooo – ho detto – ma che, lo fanno ancora studiare? E lei ha detto: tu non hai idea di cosa sia questo libro, non si capisce niente e ho un professore che quando parla non si capisce niente, vedi questi appunti? Sono geroglifici, devo essere lucida, nemmeno il raffreddore… Quindi tu non ci vai. Sennò, quando torni vai direttamente a Bocca della Selva (località sperduta sul Matese, dove da cinquant’anni abbiamo una casa condominiale in mezzo ai faggi, con problemi vari, ma vabbè) senza passare nemmeno per Caserta, altrimenti finisce che infetti i nonni, a proposito li hai sentiti? A quel punto ve lo giuro, visto che la mia autorità paterna veniva contestata, ho pensato, ma sì, ora le dico che per questioni di genere, le femmine sono più spaventate dei maschi, quando ha squillato il cellulare e un maschio mi ha annunciato che l’evento di Riccagioia era stato annullato e non solo quello, pure altri due, uno si teneva ai primi di aprile, quindi possibile che già a metà febbraio si sta pensando ad aprile? Se non è panico questo. E adesso, il Salone del libro di Torino? Mica salta. Ho pensato di chiamare Lagioia ma poi non l’ho fatto perché mia figlia mi ha chiesto soldi per andare a mangiare una pizza con un’amica, che dopo filosofia moderna e Martin Heidegger soprattutto, una birra ci vuole. E io ho dato a mia figlia soldi a sufficienza per un mese, perché, diciamo la verità, gli uomini devono essere generosi, alle donne piacciono i tipi generosi (e mai dirò questa cosa in giro).
Poi non so perché ho avuto un moto di veemente fastidio verso la coppia Fazio/Burioni che dallo studio, senza pubblico, di Che tempo che fa e con collegamenti con Antonio Di Bella (a proposito come sta il sindaco intervistato in diretta col raffreddore? Perché nessuno ha indagato?) che annunciava disastri e infezioni diffuse, spingevano – secondo me – la gente ad allarmarsi più del dovuto, non considerando il disastro economico a cui potevamo andare incontro se misure siffatte fossero state prolungate ed estese. E contemporaneamente pensavo come un mantra Riccagioia, Riccagioia, Riccagioia (tra l’altro la sede era un’eccellente azienda vinicola, ma vabbè, non ci voglio pensare). La mattina dopo sono andato in ufficio a piedi (perché fa bene camminare, no? Sei chilometri all’andata e sei al ritorno, e ho fatto la mia ginnastica, poi è bello passeggiare per Roma la mattina presto, non c’è nessuno e quindi incontro poche persone, e ho meno possibilità di contagio, mi sono detto, ma contemporaneamente ho giurato a me stesso che il motivo delle mie camminate mattutine – sì esco alle sei e arrivo in ufficio alle sette – era la forma fisica e non la paura del contagio).