Due choc per lo choc fiscale salviniano

Matteo Salvini sta impostando l’intera campagna estiva sulla promessa di flat tax al 15 per cento per le famiglie il cui reddito cumulato non superi i 50 mila euro; con coperture da reperire in parte in deficit e in parte (ma ogni giorno esce un nuovo spiffero) tagliando deduzioni e detrazioni ai redditi superiori. Ci punta tanto da minacciare in caso contrario di far cadere il governo, magari dopo aver presentato la flat tax per decreto, farselo bocciare, dare la colpa all’Europa, lasciare spazio a un esecutivo tecnico per il “lavoro sporco” (evitare la procedura d’infrazione, evitare l’aumento Iva, evitare il giudizio dei mercati, riportare i conti pubblici a livelli se non normali, controllabili); e infine tornare nel 2020 alle elezioni sicuro di stravincerle. Non si tratta di fantasie da gran caldo ma di indiscrezioni sufficientemente attendibili. Nell’attesa la Corte dei conti e l’Istat, due organismi della massima autorevolezza contabile, hanno fatto ieri il punto sulle promesse fiscali gialloverdi, e soprattutto del ministro dell’Interno che già un anno fa aveva annunciato l’abolizione di accise e altre imposte. Ebbene, l’Istat certifica che la pressione delle tasse nel primo trimestre 2019 è aumentata di 0,3 punti, raggiungendo il 38 per cento, record dal 2015. E poiché in questo periodo l’indice è più basso della media annua ci si avvia al 42,4 previsto dal governo, quattro decimali di aumento. Quanto allo choc fiscale salviniano – necessario, ma con altre modalità e senza aggravare deficit e debito – la Corte ne contesta il metodo. A cominciare dall’aumento del deficit, e quindi del debito, “che colpirà le prossime generazioni, forse tre o quattro”. Quanto alla flat tax, senza nominarla, “l’idea non è nuova e asseverata da molti economisti”. Però, dice la magistratura contabile, perché si realizzi il ciclo virtuoso – meno tasse, più consumi, più pil e “far stare bene gli italiani” – “non può essere fatta senza coperture in mancanza delle quali l’aumento del debito avrebbe ripercussioni gravi, tali da annullare o ridurre di molto i benefici”. In altri termini la flat tax se la possono permettere i paesi a basso debito (e zero servizi sociali). Altrimenti è solo voodoo.