I giudici, la politica e il vero scandalo da rimuovere

16 GIU 19
Ultimo aggiornamento: 00:13 | 17 GIU 19
Immagine di I giudici, la politica e il vero scandalo da rimuovere
Gli atei devoti del nostro costituzionalismo, e qui ci vuole, fingono di pensare e ci lasciano pensare che quando si prendono decisioni politiche entri in ballo lo spirito santo laico e repubblicano. Ho osservato spesso in passato, rimanendo solo soletto, che il primo magistrato d’Italia, il custode della Costituzione, è un uomo politico, di norma, eletto da un organismo politico, il Parlamento, ma con le modalità di una scelta massonica, la loggia degli adoratori del Quirinale, e sia detto senza l’ombra del disprezzo per quella cosa così così, ma a suo tempo anche grande e grossa, che è o fu la Massoneria. Quando si sceglie il presidente, non ci sono candidature, dichiarazioni di intenti o di programmi o di valori a parte quelli che uniscono tutti nel nulla dell’ovvio: guai, se ci sono segni democratico-liberali di politica aperta, anche dissimulati, conducono alla perdizione lo pseudocandidato. Uno se ne sta in Africa sicuro sicuro, e viene impallinato a Roma. Un altro si schermisce, e viene rieletto. Un altro ancora è candidato probabile da anni, ma non lo si deve sapere. Insomma il vertice delle istituzioni è per statuto, per Costituzione, scelto in un consesso che si riunisce a scadenza fissa, ma nella forma del seggio elettorale, in teoria sono esclusi conciliaboli, magari notturni, come dicono i più pigri del Giornalismo Collettivo, oppure diurni, ma sempre riservati, così riservati che se ne nega l’esistenza, una intervista qui e là danneggia, per la sua evidenza, l’elezione non evidente e non spiegata affidata a un sacramento religioso senza altra fede che l’ipocrisia.