Chi sono i programmatori, questi sconosciuti. un’indagine

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Ultimo aggiornamento: 00:13 | 2 LUG 19
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Guardatevi intorno. Stamattina, come prima cosa, avete acceso lo smartphone per controllare le ultime notifiche. Quello smartphone è pieno di decine di software differenti, che sono stati creati da programmatori che ci hanno messo le loro idee, la loro creatività, le loro inclinazioni. Sulla metropolitana scorrete Facebook, che è il frutto del lavoro di migliaia di programmatori e una volta giunti al lavoro vi mettete davanti al computer. Lo accendete e si para davanti a voi il lavoro di altre migliaia e migliaia di persone, che hanno cesellato quel software in modo da farvi fare il vostro lavoro. Le notizie che leggete su internet vi arrivano grazie al lavoro di programmatori, quando chiamate un taxi mediante app, anche quella è opera di un programmatore. Potremmo andare avanti, ma ormai è facile da capire: i programmatori sono una delle categorie di persone più influenti del mondo.
Clive Thompson, celebre narratore di tecnologia, ha pubblicato quest’anno un libro intitolato “Coders: The Making of a New Tribe and the Remaking of the World” che si occupa della questione. L’introduzione del libro spiega in maniera chiara perché è importante sapere chi sono i programmatori: “Se si guarda alla storia del mondo, ci sono momenti in cui alcune professioni diventano cruciali, e chi le pratica diventa potente”. Thompson fa l’esempio del periodo della Rivoluzione americana, quando tutti i Padri fondatori degli Stati Uniti erano esperti di legge, e così via. Questa è l’èra dei programmatori, e capire quali sono le loro ansie, le loro caratteristiche, la loro forma mentis è importante per capire il nostro mondo. Thompson ha parlato con oltre 200 di loro, e li ha scoperti molto più simili ad artisti e scrittori che a nerd robotici. Da leggere.