Sarà Biden o una corsa a sinistra

C on l’autunno alle porte, sembra già che gli unici candidati con qualche possibilità di ottenere la nomination democratica alla presidenza degli Stati Uniti siano l’ex vicepresidente Joe Biden e i senatori Elizabeth Warren e Bernie Sanders. Certo, ci sono anche altri democratici in corsa, e tutti dicono di avere le carte giuste per vincere. Ma con l’estate che volge al termine, nessun altro candidato ha fatto significativi passi in avanti. E’ improbabile che qualcuno fra i candidati minori abbia delle possibilità di farcela”, scrive Karl Rove. “Certamente questa è l’opinione degli osservatori più acuti della politica americana e dei giornalisti più in vista. Ma non solo. I sondaggi non lasciano spazio a fraintendimenti. A partire dal marzo scorso, solo quattro candidati hanno raggiunto la soglia del 10 per cento di preferenze nella media dei sondaggi nazionali – quelli sopracitati più la senatrice Kamala Harris. Ma ad agosto solo Biden, Warren e Sanders hanno raggiunto una percentuale valida. A luglio l’ex vicepresidente Biden deteneva una media che variava tra il 26 e il 32 per cento e oggi si posiziona al di sotto del 30 per cento, restando comunque al primo posto, consapevole di avere un limitato margine di errore. La senatrice Warren è il candidato che ha fatto il salto più sorprendente nei sondaggi, passando dall’8 per cento al 18,7 per cento in poche settimane. A farne le spese è stata soprattutto Kamala Harris, che è scesa dal 15 al 7,2 per cento. Pressoché stabile invece la posizione del senatore Sanders, che ora si trova a quota 18 per cento, crescendo di un solo punto percentuale in un mese.
Il successo iniziale della Harris – si pensi al primo dibattito, durante il quale la senatrice ha smontato con successo le posizioni di Biden – era troppo debole e non aveva uno sguardo al futuro. Mentre la stampa guarda con attenzione all’ascesa della Warren e quasi ignora il collerico Sanders, è importante ricordare che su 27 sondaggi a livello nazionale pubblicati a partire dall’1 agosto, il senatore del Vermont batte la Warren in 17. La senatrice supera Sanders nella media dei sondaggi nazionali solamente perché il suo vantaggio in nove sondaggi è maggiore di quello di Sanders in quasi il doppio dei sondaggi”, scrive Rove. “Uno scenario che veda trionfare un candidato che non sia uno dei tre favoriti è improbabile. Dovrebbe registrarsi un collasso di consensi di uno dei candidati di punta, mentre un quarto candidato che finora è stato nell’ombra dovrebbe conquistare in poco tempo molti punti nei sondaggi, come successe nel ’68 con Robert Kennedy. I candidati secondari possono certo dare del filo da torcere a Biden, Warren e Sanders, ma ciò non significa che possano avvicinarsi alla vittoria. Un quarto candidato che riuscisse a conquistare il consenso degli elettori potrebbe rubare qualche punto a Biden, quest’ultimo in fase di declino. Ma a giovarne sarebbero soprattutto Warren e Sanders, due candidati spostati molto a sinistra che sono già sulla buona strada per la vittoria”.