L’ultimo dei disruptorIL FUTURO ELETTRICO DI ELON MUSK

2 SET 19
Ultimo aggiornamento: 00:11 | 3 SET 19
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La Tesla non è soltanto una macchina elettrica. E’ anche l’idea platonica di una macchina elettrica. L’idealtipo al quale guardare per capire come è fatto e a che punto è il nostro futuro – il quale, tra le altre cose, è già arrivato. Questa è una prova su strada di una Tesla, ma diversa da quelle viste finora, in cui si vedono giornalisti e videoblogger che vanno su pista, avanti e indietro, a forte velocità e in scenari poco realistici. Questa estate ho caricato la mia famiglia sulla Model 3, il modello più economico di Tesla che ha debuttato sul mercato italiano da appena qualche mese, e per dieci giorni sono andato a spasso in Toscana, in Versilia e fino a Lucca, in Casentino: su e giù fra il Falterona, le sorgenti dell’Arno, il laghetto degli idoli (la Lourdes degli Etruschi per virtù curative della acque), Camaldoli, la Verna, Stia, Poppi, Bibbiena. E poi giù fino ad Arezzo, Anghiari, Sansepolcro, il lago Trasimeno. E poi indietro e su, il passo della Consuma, la Firenze-Bologna e l’autostrada per il Brennero fino al Lago di Garda e di nuovo a Milano a riportare la macchina.
L’obiettivo è mettere su strada l’idea platonica di auto elettrica in uno scenario reale: due bambini piccoli e la dolce metà, seggiolone, alzatina, borse termiche, palloni, racchette da tennis, valigiate di cose da portarsi dietro, Xamamina sempre a portata perché i piccoli non amano viaggiare in auto, soprattutto su strade di montagna. Ma l’obiettivo è anche capire il conflitto in corso in uno dei settori più importanti dell’economia attuale: termico contro elettrico, colossi dell’automotive contro Elon Musk, la disruption che sta rivoltando come un calzino un settore estremamente conservatore, competitivo e profittevole (per chi sopravvive). Musk colpisce al cuore anche l’industria petrolifera, costringendo il “Big oil” a ripensare il suo business stradale, ma anche offrendo inedite opportunità alle compagnie elettriche per entrare nel settore delle reti di rifornimento. E soprattutto, cambia radicalmente l’automobile, non solo per via del suo motore ma anche per l’aggiunta del software smart che la rende parzialmente autonoma, capace di viaggiare in parte da sola. Insomma, ce ne sono di cose.
Appena mia figlia di tre anni e mezzo vede la Tesla è subito amore: blu con gli interni bianchi – poltrone e plancia – e un enorme seggiolone tutto per lei nel posto centrale posteriore. Mentre la sistemo l’ha già battezzata: Carlotta16. Mio figlio maggiore, sei anni e mezzo, vorrebbe cambiare ma lei resiste: la Tesla Model 3 è femmina e a lei piace così. La madre è d’accordo, e io cosa potrei obiettare?
La rivoluzione marcia su quattro ruote elettriche. L’auto è minimalista, la plancia è condensata in un enorme schermo touch da quindici pollici, non c’è nient’altro a parte il volante e la pedaliera. La Model 3 sembra un iPad con quattro ruote. L’americana Tesla è la punta automotive delle aziende hi-tech della Silicon Valley che hanno stravolto o vorrebbero stravolgere le nostre vite e il mondo così come lo conoscevamo. Sono le aziende che seguono il “paradosso dell’innovatore” di Clayton M. Christensen: bisogna stravolgere tutto, anche se stessi, altrimenti si resta schiacciati dall’avversario che ancora deve nascere. Con l’ideologia del digitale e la sua applicazione tecnica hanno fatto saltare i settori tradizionali dell’economia: la nuova regola è che il primo vince tutto. E’ così per il retail con Amazon, per la telefonia con Apple, per le relazioni sociali con Facebook e un po’ per tutto con Google.
Dietro a Tesla c’è Elon Musk, che è un personaggio pittoresco (Robert Downey Jr. ha detto di essersi ispirato a lui per la caratterizzazione di Tony Stark/Iron Man) ma capace di realizzare le sue visioni a costo di inventarsi un’altra realtà. Musk è un po’ l’ultimo di una stirpe. E’ un imprenditore tecnologico di lunghissimo corso (è stato cofondatore di PayPal), ma la fama da superuomo gli è arrivata soltanto nell’ultimo decennio, quando era in corso quella che sembrava la nuova èra della disruption. Dopo l’ondata degli anni Zero, quella fatta da Google e Facebook, i disruptor degli anni Dieci sono stati Uber, la gig economy ed Elon Musk con le sue auto elettriche e i suoi razzi spaziali (la compagnia SpaceX, da lui fondata nel 2002). Ma con Uber martoriato dagli scandali e incapace di risollevare il suo business e la gig economy che colleziona fallimenti e insuccessi, Musk è rimasto da solo. E’ l’ultimo disruptor della sua generazione – e ancora generazioni nuove non se ne vedono – ed è per questo che è importante capire quanto è consistente la rivoluzione di Tesla.
Per l’auto elettrica il “master plan” è semplice: investendo sull’azienda di Martin Eberhard e Marc Tarpenning, nata nel 2003, Musk ha cominciato vendendo auto elettriche sportive e molto costose ai ricconi per finanziare berline sportive e molto costose. Le quali, a loro volta, hanno finanziato le berline per la famiglia dai prezzi accessibili e la creazione di una rete di produzione e distribuzione di energia a zero emissioni. Il frutto maturo della rivoluzione è la Tesla Model 3, la berlina che negli Stati Uniti in un anno ha battuto tutte le avversarie del suo segmento, comprese le blasonatissime auto tedesche.
Musk non è solo: con lui ci sono i politici di mezzo mondo che cercano di imporre per decreto l’abbattimento delle emissioni. Ma l’effetto non cambia: è Tesla l’azienda che ha costretto il comparto automobilistico a lasciare il lucroso settore dei veicoli a trazione termica, cioè le auto tradizionali, rivoltare a suon di miliardi le sue fabbriche per costruire veicoli che siano elettrici e verdi. C’erano già le elettriche e le prime ibride, ma erano delle foglie di fico: adempimenti normativi sopportati come un’ulteriore tassa da pagare per continuare a far soldi con diesel e benzina. Adesso c’è competizione.