GOVERNARE I BARBARI

Trattative, condizioni, accordi e poi passi indietro e puntini sulle i e nuove condizioni, minacce, ultimatum e semiultimatum, smentite, rassicurazioni. A incarico affidato di nuovo a Giuseppe Conte e mentre era appena avviato il balletto della crisi parte seconda, con l’asticella del possibile esito che nel fine settimana è tornata a ondeggiare ampiamente tra governo rosso-giallo ed elezioni anticipate, abbiamo raccolto appunti, idee e opinioni di foglianti e no sull’ipotesi di un’alleanza Pd-M5s, ovvero sulla possibilità di romanizzare i barbari. Per sapere quale sarà, se ci sarà, il prezzo da pagare in termini di identità politica e di coesione interna per gli uni e per gli altri. Per capire che cosa può fare il prossimo governo per non far rimpiangere il precedente (basterebbe poco) e archiviare il doppio populismo. In questa e nelle pagine che seguono il ricco girotondo che ne abbiamo ricavato. Con ottimisti e pessimisti a confronto.
Una manovra finanziaria col botto
Per ora gli unici successi del governo 5s-Pd sono spedire Matteo Salvini all’opposizione e far tornare l’Italia un normale paese europeo; non poco ma neppure una garanzia per il futuro. Poiché la benevolenza dell’Europa e dei mercati sarà momentanea occorrere approfittarne subito. Tutto il resto si prospetta come un’operazione a esclusivo rischio del Pd, considerando anche i possibili agguati di Matteo Renzi a Nicola Zingaretti. Questa è l’incognita di cui tutti parlano e che graverà assieme alla ovvia martellante campagna di Salvini e alla congenita inattitudine al governo dei grillini. Giuseppe Conte escluso. Il Pd ha dunque una sola via: impadronirsi dei ministeri e dei centri decisionali economici chiave, cioè Economia, Sviluppo, Infrastrutture; e poi Istruzione e Viminale dove si deve tornare all’era Minniti non certo a quella Alfano. Mollando pure ai Cinque stelle le poltrone d’immagine che in Italia non contano nulla. Il Pd dovrebbe poi lasciar perdere slogan e gosplan e invece partire col botto già dalla prossima manovra finanziaria. Cioè: utilizzare la flessibilità europea e smantellare quota 100 non per fare spesa corrente ma per mettere immediatamente soldi su formazione, università e ricerca; per iniziare a ridurre ragionevolmente le tasse anziché evocare rivoluzioni redistributive; trasformare il reddito di cittadinanza in un serio sussidio di disoccupazione europeo, con obbligo vero di ricollocazione nel lavoro. Assieme, sbloccare realmente e non a chiacchiere le infrastrutture; e ripristinare pienamente Industria 4.0: l’addio di Carlo Calenda che alle europee ha preso 275 mila voti nel nord-est è un cattivo segnale. Se appronterà rapidamente queste concrete misure avrà speranze di successo; diversamente guadagnerà solo tempo verso elezioni anticipate che in quel caso arriveranno comunque, e che i rosso-gialli perderanno. Il Pd condannandosi alla scomparsa e i 5S confermandosi un incidente della storia. E riportando al potere i populisti stavolta al cubo, non solo al Papeete ma al Quirinale.
Renzo Rosati
Un bordello e un miracolo (in attesa di altri)
Che bordello ragazzi! Ma forse anche un miracolo, visto l’incredibile autogol di Salvini. In ogni caso il nuovo governo sembra ormai cosa fatta. Per gli italiani c’era poco da ridere prima, quando Conte e i Cinque stelle governavano con la Lega, e c’è poco da ridere adesso che Conte e i Cinque stelle si apprestano a governare col Pd. Ammettiamo pure che sia ragionevole fare di tutto per non andare a votare, altrimenti vince Salvini. Ma siamo sicuri che da questo Conte bis non sia proprio Salvini a guadagnarci di più? Si sta per dar vita a un governo di sinistra-sinistra come non se ne erano mai visti prima in Italia, composto da due forze politiche elettoralmente non proprio in salute, che dovranno governare in un contesto nazionale e internazionale difficilissimo. L’Europa potrebbe certo darci una mano, venirci incontro, anziché porre troppi vincoli. Ma non sarebbe la prima volta, né vedo le condizioni perché questa alleanza di governo ne approfitti per prendere le decisioni che servirebbero al paese, prime fra tutte il taglio della spesa pubblica e l’aiuto alle imprese. Sul piano strettamente politico c’è poi il rischio che in questa operazione si bruci il Pd, ossia una delle due sole forze politiche non populiste rimaste sulla scena politica italiana (l’altra è Forza Italia). Possiamo permettercelo? Se è vero ad esempio che questo governo è frutto soprattutto della paura delle elezioni da parte dei Cinque stelle e della mossa di Renzi che ha costretto Zingaretti a fare un accordo che né lui né Gentiloni avrebbero voluto, credo che con questa mossa Renzi abbia messo seriamente a rischio la credibilità del Pd e bruciato le proprie possibilità di accreditarsi in futuro, magari con un nuovo partito, sul fronte moderato. Calenda sembra averlo capito. Speriamo che qualcosa incominci a muoversi anche sul fronte del centrodestra. Questo è il momento che Forza Italia prenda decisamente le distanze da Salvini, altro che accordi. Quelli si faranno eventualmente dopo le elezioni, visto che ormai stiamo per precipitare in un nuovo proporzionalismo puro, alla faccia della “vocazione maggioritaria” del Pd. Se questa presa di distanza non avverrà, nei prossimi mesi correremo paradossalmente il rischio di non poter fare opposizione al governo Conte bis perché altrimenti si consegnerebbe il paese a Salvini. Un bordello, appunto, con la sola speranza che accadano altri miracoli.
Sergio Belardinelli
Caro elettore, sono stato al governo con Rousseau
Prima il bicchiere mezzo pieno: anzitutto lo struggente romanzo di formazione vagamente mélo della breve ma intensa storia del premier Conte.