L’equivoco filosofico da risolvere per tornare a una vera idea di dialogo L’uomo crede di voler discutere, invece vuole avere ragione

N on se ne può più del dialogo, termine-feticcio del vocabolario universale impiegato per suggerire l’idea fuorviante che la risoluzione di ogni controversia sia a portata di mano. Non se ne può più non perché il dialogo non sia desiderabile, ma perché la ripetizione ossessiva della formula ha generato un duplice equivoco: da una parte, sembra che la colpa del mancato dialogo vada trovata esclusivamente in condizionamenti esterni che non permettono il corretto svolgersi di conversazioni pacificanti. Se non si dialoga è colpa del clima politico, dell’odio sui social, dei poteri forti, del neoliberismo, di Salvini. Dall’altra, dire la parola dialogo – dirla continuamente, quasi sempre a sproposito – significa rinunciare a pensarla, abbandonare il proposito di capirla. Questa edizione del “pensiero dominante” si sforza di passare dall’esortazione generica “serve più dialogo” alla domanda specifica “che cos’è il dialogo?”. Etimologicamente, si sa, è l’unione di dia e logos, cioè della preposizione e che significa “attraverso” e dello sterminato lemma greco che abbraccia la parola e il discorso ma anche la ragione e il procedere del pensiero, evoca il fuoco come principio dinamico del divenire e a contatto con la cultura cristiana si trasforma nel verbum che si fa carne. Faccenda piuttosto stratificata e complessa, si capisce. Nella sensibilità contemporanea, tuttavia, il dialogo è diventato una formula per strappare applausi facili che si poggia su un soggetto presupposto e sottinteso. Un soggetto, come spiega il filosofo Silvano Petrosino, assieme al collega Socrate il nostro Virgilio per questo breve tratto di selva, senza limiti interni, difetti né peccati. Questo essere umano crede di sapere chi è e che cosa vuole, contiene potenzialità soltanto da realizzare attraverso un puro atto della volontà. Un uomo del genere non è mai esistito, è figlio di un’ideologia che va smascherata per riappropriarsi del dialogo, quello vero.