Screenshot dal trailer ufficiale, sul profilo X di Mubi (@mubi)

Dal teatro alla console

Recitare Shakespeare dentro a un videogioco pulp? Il risultato è su Mubi

Mariarosa Mancuso

“Grand Theft Hamlet”, sparatorie, auto da corsa e monologhi. L'idea di due attori disoccupati si trasforma in un film in cui la pièce teatrale prende forma scena dopo scena. Un gioco astuto e brillante, apprezzato anche dalla critica

Tutto il mondo è un palcoscenico. Vale anche per “Grand Theft Auto”: la serie di videogiochi (nata nel 1997, dal 2023 a oggi ha venduto 410 milioni di copie). Se GTA è un palcoscenico, perché non ambientarci qualche spettacolo? Shakespeare, per esempio, che di tutti i commediografi è il più duttile: regge bene trasportato nello spazio, o nella recita scolastica di Mercoledì e Pugsley Addams. Spade, braccia mozzate e sangue a spruzzo sugli spettatori, del resto un celebre critico – Jan Kott, si chiamava – sosteneva che “Tito Andronico” non poteva durare un atto in più: morti tutti i personaggi sarebbero cominciati a morire gli spettatori.

  

 

L’idea viene a Sam Crane e Mark Oosterveen, attori disoccupati a causa della pandemia. Siccome passano il tempo, ognuno a casa sua, giocando a “Grand Theft Auto”, decidono di mettere in scena una versione di “Amleto” nel mondo virtuale del videogioco. Detto e fatto, a giudicare dal risultato: si intitola “Grand Theft Hamlet” e lo trovate su Mubi. Il cast e le prove sono fatte online, con gli avatar dei giocatori che vogliono partecipare. 

 

                       

Fa da sfondo la Los Angeles del videogioco, simile a quella vera ma con molte più sparatorie. Ribattezzata Los Santos, ha grattacieli e deserti, e il grande anfiteatro Vinewood Bowl. Nel cast sottoposto a provini, uno somiglia al Mostro della Laguna Nera, con le creste solo di un verde più chiaro e qualche tocco di colore alla cintura. Un altro è identico all’Uomo Invisibile dei fumetti, solo che invece di un fazzoletto bianco ha la faccia coperta da un tessuto di strass colorati (cappello e occhiali sono fissi).

Si aggiunge alla troupe Pinny Grylls, che figura come regista insieme a Sam Crane: quando deve scegliersi l’avatar, fa un paio di prove e decide per una tuta nera con lo scheletro in bianco disegnato sopra, e scarpe con le zeppe. Man mano che il film procede, la pièce comincia a prendere forma. Si sparano sempre un sacco di volte, si terminano, si cancellano, o vengono polverizzati come succede nel gioco. Ma intanto recitano brani di Shakespeare, non solo “Amleto”. C’è anche “Macbeth”, da cui viene il monologo che offre il titolo al romanzo “L’urlo e il furore” di William Faulkner: “La vita è una storia raccontata da un idiota, piena di urla e furore, che non significa nulla”.

Tutti i personaggi viaggiano a bordo di potenti automobili da corsa, poi qualcuno confessa: “Nella vita ho una Prius”. Ogni tanto un incidente, pochi rispetto a quelli che il videogioco consente. Uno dei giovanotti che fa il provino per il ruolo di Amleto chiede di recitare in arabo un pezzetto del Corano. Una zia ruba l’avatar del nipote, con anfibi e capelli a cresta, per fare anche lei il provino: la sgamano perché recita con la sua vocetta. Corre in macchina anche il fantasma, in ritardo per il suo ruolo.

“The Play within the Play”: il film è diviso in scene, questa si riferisce allo spettacolo che alla reggia smaschera il re colpevole di avvelenamento. C’è un riferimento a Baz Luhrmann, in una piazza con molti neon colorati. Il regista aveva ambientato il suo “Romeo + Giulietta” a Verona Beach, e l’intreccio era reso possibile da un corriere Dhl non ritirato: lì Giulietta spiegava a Romeo la pozione magica che l’avrebbe addormentata così profondamente da sembrare morta. Tutta una finta. L’innamorato però non ha letto le istruzioni e si uccide, stavolta per davvero. Quando dopo le prove vanno in scena, nello spazio enorme che ospita di solito grandi eventi sportivi, mettono insieme 21 spettatori. Ne avrà di più – speriamo – su Mubi. Quasi tutti i critici su Rotten Tomatoes hanno apprezzato il gioco. Astuto e brillante.