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Il ritratto

Il brillante produttore di “Conclave”, che tiene insieme qualità e successo

Mariarosa Mancuso

Dalla Bbc alla sua “Access Entertainment”, Danny Cohen rischia e scommette su film, teatro e new media, nonostante i costi si siano incrementati per colpa delle piattaforme streaming. Ma l’AI potrebbe aiutare

Non eravamo tra i fan di “Conclave”. Non solo perché avevamo già visto la versione garbatamente comica di Nanni Moretti. I cardinali in abito lungo rosso che giocano a pallavolo, Moretti che appoggia su ogni sillaba – come fa sempre, anche di più –  e li rimprovera perché gli stanno “scardinando lo schema di gioco”. Era il 2011, nel film “Habemus Papam”.

Non eravamo tra i fan di “Conclave”. Comunque candidato agli Oscar come miglior film, vincitore per la sceneggiatura di Peter Straughan tratta dal romanzo di Robert Harris. Somigliava troppo a certi vecchi film: i misteri e i segreti di un luogo inaccessibile. Una macedonia di attori americani, italiani, britannici di varie origini, un georgiano, un polacco naturalizzato australiano. Diretti da Edward Berger, austriaco con passaporto svizzero. Restava la curiosità. Chi ha sbancato i botteghini e sfiorato l’Oscar, investendo su un film che pareva visto e stravisto?

“Conclave” è stato finanziato dalla società di Danny Cohen, brillante giovanotto (oggi ha 51 anni) che nel 2015 lasciò la Bbc per avviare la sua società. Film, teatro e new media i settori d’intervento. Dove i costi sono alti e continuano a crescere. Invece di provare a ridurli, Danny Cohen ha rischiato e scommesso. Su “Conclave”, appunto. Oppure su un “Ritratto di Dorian Gray”, con una sola attrice in scena: Sarah Snook di “Succession”. Dal West End londinese lo spettacolo è ora a Broadway, molto applaudito e ben recensito.

“Cerco di collocarmi nel punto dove la qualità e il successo popolare si toccano” spiega Danny Cohen al Sunday Times. “Qualche volta ci sono riuscito, qualche volta no. Si possono produrre film, serie, oppure pièce teatrali che nello stesso tempo siano vivaci, originali, e anche redditizi”. La ricetta è semplice, il soufflé non sempre monta. Ma è bello sapere che qualcuno ci crede e ci prova.

Rosamund Urwin intervista Danny Cohen nell’ufficio di Marble Arch, con i cardinali appesi al muro. Si fa raccomandare un libro – “Supremacy” di Parmy Olson, neanche a farlo apposta sull’AI –, assaggia cioccolato e tahini (pare sia lo snack di moda a Londra). E finalmente la biografia. Gli studi di letteratura a Oxford. Gli inizi a Channel4 (dove produce “Skins”, premio BAFTA: attori e sceneggiatori esordienti, gli ultimi due anni di scuola superiore e poi si cambia).  Dal 2007 la Bbc – citiamo solo la serie “Call The Midwife” – in rapida scalata fino alla direzione del settore televisivo

Era in pole position per diventare direttore generale, ma intanto aveva creato – “sono bravo a imparare, e mi piace farlo”, dice di sé – una sua società. Access Entertainment, parte del gruppo Access Industries, insieme al miliardario e filantropo ucraino Leonard Blavatnik. Uno che aveva fatto fortuna durante il crollo dell’Unione Sovietica. A far da tramite, l’economista Noreena Hertz, moglie di Danny Cohen.

“Non è solo un finanziatore, prendiamo insieme le decisioni creative”, dice Cohen. “Mi fido del suo istinto: è uno che in affari, a differenza di altri, sa rischiare. L’arte ha bisogno di ricchi mecenati: da decenni Blavatnik è uno dei più grandi in Gran Bretagna”. 

Cohen ha prodotto una ventina di film, e cura la programmazione del Theatre Royal Haymarket. Ama Charles Dickens alla follia, rilegge i suoi romanzi di continuo: oggi lavorerebbe nel cinema, è sicuro. Ammette che i costi sono cresciuti per colpa delle piattaforme streaming, ma l’AI potrebbe aiutare. Non ha mai criticato l’ex datore di lavoro, fino agli attacchi di Hamas del 7 ottobre: la Bbc non ha mai detto “terroristi” e ha mandato in onda un documentario-patacca su Gaza.
 

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