Spielberg sbaglia. Se gli alieni esistessero davvero, parleremmo sicuramente di altro

Nel bel “Disclosure Day” ci si chiede se l’umanità sia pronta alla notizia dell’esistenza di vita extraterrestre. Ma se in realtà non ce ne fregasse granché?

19 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 09:06
Immagine di Spielberg sbaglia. Se gli alieni esistessero davvero, parleremmo sicuramente di altro
Sorvoliamo sulla bellezza delle scene, sulla fluidità delle transizioni (in mezzo frame la grandine si trasforma in cereali). Parliamo di Steven Spielberg, non potremmo aspettarci altro. E quindi, sorvoliamo su tutte le soluzioni che è riuscito a trovare per trasformare pezzi di trama apparentemente innocui in passaggi significativi attraverso precisissimi movimenti di macchina. Letto con le lenti dell’attualità, il suo ultimo film “Disclosure Day” sembra sopravvalutare di molto la capacità degli esseri umani di sorprendersi delle novità. Anche di quelle più grosse e apparentemente sconvolgenti. Il film si gioca tutto sulla tensione fra chi vorrebbe mostrare al globo intero la realtà delle cose - le immagini di forme di vita aliene e ciò che lo stato brutto e cattivo ci ha fatto – e chi invece crede che una mole così forte di verità tutta insieme provocherebbe scompensi insanabili nel mondo sul piano politico, sociale e religioso.
Non stupisce che nella sua precedente pellicola autobiografica il regista americano si sia dato del “fabelman”. Nelle fiabe le creature fantastiche spaventano, fanno magie, irrompono nel quotidiano travolgendolo. La realtà, però, è abbastanza travolta già di suo. Ci sono 65 conflitti nel mondo, due dei quali toccano da anni i nervi più esposti dell’Occidente. Luogo in cui chiunque passa il tempo – ogni volta che riesce – sui social network, ossia i principali detonatori di qualsivoglia teoria del complotto e operazione di disinformazione avviate da terze parti tanto per farsi una risata quanto per fare propaganda. Tutto frullato in un bollente calderone in cui il gorgoglio dell’AI ci fa credere che Donald Trump sia stato arrestato (le foto create con Midjourney dal giornalista Eliot Higgins fecero clamore nel 2023), che nella penisola russa della Kamchatka una enorme valanga di neve abbia sommerso ogni edificio (anche il Tg1 ci è cascato) e che Giorgia Meloni abbia posato seduta su un letto in lingerie bianca (ben più succinta del costume tricolore con cui apparve sulla copertina di Novella 2000).
Crediamo a tutto ciò che ci trasporti fuori dall’ordinario, da bravi fabelman di noi stessi. Ed è qui che Spielberg sfodera eccessiva fiducia. Non è che l’umanità abbia gli strumenti giusti per digerire la stratosferica notizia dell’esistenza degli alieni. Semplicemente, non gli darebbe troppa importanza. Qualcuno ci crederebbe di certo, altri sarebbero pronti a dimostrare la falsità delle immagini, altri ancora parlerebbero dell’ennesima distrazione di massa. E magari anche i più convinti appassionati di ufo al mondo non ne rimarrebbero granché sorpresi, vedendo nella verità calata dall’alto un’insopportabile forma di concorrenza sleale da parte dei governi. Quando il Pentagono settimane fa, su spinta di Trump, ha rilasciato enormi quantità di documenti desecretati su oggetti volanti non identificati, non sembra che i social e il dibattito pubblico si siano saturati di reazioni di sbigottimento.
Per Spielberg, staremmo tutti lì attaccati ai nostri schermi a non perderci nemmeno un frame. Non è da escludere, però, che una verità dirompente come la vita fuori dalla terra non vada ad aggiungersi automaticamente alla già abbondante lista di stranezze che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi. Con la conseguenza che anche di fronte a immagini reali e certificate di spilungoni verdastri piovuti dal cielo, riusciremmo a perdere l’attenzione e cambiare canale con la stessa velocità della guardia di “Truman show”, non appena il personaggio di Jim Carrey abbandona per sempre la gabbia televisiva di vetro in cui è stato intrappolato per tutta la vita: “Che danno adesso in tv?”.