
Roberto Faenza (foto ©COSIMA SCAVOLINI/LAPRESSE)
Il ritorno del copkiller Faenza a caccia del pisello
Il regista giustiziere e l'Oscar a Marina Ripa di Meana
Il caso Weinstein. Ancora??? Fate bene a piantar qui e a girare pagina. Ma che dobbiamo fare? Dobbiamo raccontarvi questa cosa, se vi interessa l’archeologia, e il futuro, della mostrificazione applicata al cinema. Roberto Faenza è un bravo regista, molto intellò. Ieri lo intervista il Fatto (chi altri, sennò?) e lui se ne esce con questa richiesta che Davigo è un boyscout, al confronto. Si parla di Asia Argento, ha denunciato che anche un regista italiano la molestò: “Quando si lancia un’accusa del genere dovresti fare anche il nome. Trovo grave anche in questo caso l’omertà dell’ambiente”. Fuori il nome del regista ciccione (ormai, nell’immaginario, l’orco è sempre anche ciccione) che ha tirato fuori il pisello. Faenza è un regista molto éngagé. Che in italiano si traduce “in lotta contro i Misteri e la Malvagità”.
L’ultimo suo film è sul caso Orlandi, per dire. Il suo primo film, in America, invece, si chiamava Copkiller - L’assassino dei poliziotti. Era anche bello, c’erano Harvey Keitel e Johnny Rotten. Ma è una storia ingarbugliata, sesso e droga e soprattutto gente corrotta e gente che vuole farsi giustizia da sola, e Dio contro tutti. E niente, sarà vero che i registi girano sempre lo stesso film. O sarà vero che passando gli anni il tarlo del kopkiller, il giustiziere, torna fuori dal buco. Stavolta a caccia dell’attrezzo dei colleghi. Lui dice pure, un po’ confuso, che a Weinstein gli darebbe un Oscar. Noi, potendo scegliere, preferiremmo darlo a Marina Ripa di Meana, se mai si decidesse a fare un film su quella volta che molestò Scalfari sul canapè, ma lui scappò. Più realista, diciamo.

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