Uccidere Sergio Ramelli, ancora

Perché il punto, che l’istituzione democratica e presidio civile della scuola tiene da 50 anni, è sempre lo stesso: lo studente fascista vale di meno, e soprattutto non va detto che è stata la sinistra extraparlamentare a uccidere.
Dunque secondo il Cub la visita del ministro è “una cerimonia inopportuna”, anzi Valditara “sa bene che non omne quod licet honestum est”. Perbacco. Evidentemente hanno studiato, ma non compreso: se arrivano a definire “non onesto” il ricordo e l’affermazione della verità storica.
Nella lettera di diniego per la nuova targa scritta dai rappresentanti del Molinari si legge che il rifiuto stato deciso “nella speranza che tale iniziativa possa costituire non motivo di divisione, come accaduto anche recentemente… ma occasione per una riflessione autentica e profonda sul periodo drammatico vissuto dal nostro paese”. Nonché una “spinta al superamento della logica perversa dell’odio ideologico”. Una lingua di legno, ideologica e insincera, che tenta, ma non riesce, a nascondere il fastidio – vogliamo chiamarla connivenza? – per il semplice ammettere, cinquant’anni dopo, che la violenza non fu solo di una parte. Invece Sergio Ramelli “è stato ammazzato per un tema che aveva scritto a scuola”, come ha detto lo scrittore Giuseppe Culicchia, che ha appena pubblicato un libro sulla vicenda, “Uccidere un fascista. Sergio Ramelli, una vita spezzata dall’odio” (Mondadori). Culicchia non è sospettabile di partigianeria, ha scritto nel 2021 un libro in cui racconta la storia del brigatista rosso Walter Alasia, suo cugino, “Il tempo di vivere con te”. Cerca con equilibrio e sincerità di raccontare, a beneficio dei giovani, cosa fu la violenza politica di quegli anni. Eppure alla vigilia del giorno in cui avvenne l’agguato (Ramelli morì il 29 aprile, dopo oltre un mese di agonia) nella vetrina della libreria Feltrinelli in Stazione Centrale il libro di Culicchia, con la fotografia del ragazzo in copertina, è stata messa a testa in giù dalla mano di un volenteroso antifascista. Culicchia ha commentato, riporta il Giornale: “Ci sono persone che dovrebbero vergognarsi di stare al mondo. Ma non sanno cos’è, la vergogna. Pasolini scrisse che si trattava dì razzismo: non sbagliava. Per quanto vi crediate assolti, sarete per sempre coinvolti”. A gennaio, riporta sempre il Giornale, era stato imbrattato un murales dedicato al militante del Fronte della Gioventù, con la scritta “Fasci appesi”. Nel comune di Brugherio, nord est di Milano a pochi kilometri da Crescenzago, la sinistra è insorta contro la Giunta che intendeva dedicare una via a Ramelli: “Un’operazione di bieco revisionismo”. Ma tranquilli, è solo una “occasione per una riflessione autentica e profonda sul periodo drammatico vissuto dal nostro paese”.
Maurizio Crippa
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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.
E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"




