La procura indaga la Marina israeliana: un’accusa che rischia di riscrivere il concetto di legittima difesa

La decisione di aprire un fascicolo per “sequestro di persona” dopo l’intercettazione della Global Sumud Flotilla da parte di Israele in acque internazionali solleva interrogativi sul confine tra provocazione attivista e operazioni militari in un contesto di blocco bellico

di
4 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:43 PM
Immagine di La procura indaga la Marina israeliana: un’accusa che rischia di riscrivere il concetto di legittima difesa

Foto Ansa

La procura di Roma ha aperto un fascicolo per “sequestro di persona” nei confronti delle azioni della Marina israeliana che, in acque internazionali, ha intercettato la cosiddetta Global Sumud Flotilla. Un altro convoglio di imbarcazioni partito dalla Sicilia con l’obiettivo dichiarato di “sfondare il blocco” su Gaza (per portare gli aiuti dopo il cessate il fuoco ci sono i canali ufficiali).
Israele mantiene un blocco navale su Gaza non per capriccio o crudeltà, ma perché Hamas – organizzazione terroristica iscritta nelle liste di Ue, Stati Uniti e gran parte del mondo occidentale – ha trasformato la Striscia in una base militare. Dal 2007, dopo il golpe di Hamas, Gaza è diventata un laboratorio di missili, tunnel, squadroni jihadisti e diversione sistematica degli aiuti umanitari verso scopi bellici. La “Sumud” – resistenza – è la parola d’ordine di chi non accetta l’esistenza stessa di Israele. Non portano aiuti: portano propaganda. Non difendono i palestinesi: legittimano chi li usa come carne da cannone.
Il blocco di Gaza è una misura di legittima difesa collettiva. Navigare verso una simile zona di conflitto attivo, ignorando avvertimenti e sfidando il blocco, significa assumersi rischi consapevoli (Vittorio Arrigoni docet). Applicare il reato di sequestro di persona a un’operazione militare in alto mare compiuta da una democrazia sovrana contro navi che tentano di violare un blocco bellico equivale a criminalizzare il diritto alla difesa. Gli attivisti cercano ogni volta lo scontro mediatico e la provocazione, per tessere l’immagine del “povero attivista” trascinato via dai “cattivi sionisti”. Teatro puro. Le forze israeliane non hanno “rapito” privati cittadini: hanno intercettato imbarcazioni in contesto ostile e li hanno trasferiti per identificarli. Non è arbitrio israeliano, ma la conseguenza di chi sceglie di giocare alla provocazione in un teatro di guerra.