La nuova vita dell'Arena Milano Santa Giulia: Ligabue inaugura il futuro dei concerti in Italia

L'Unipol Dome apre i battenti con il cantautore emiliano: 16mila presenze, suite, barman e vista privilegiata sul palco. In Italia non c'era ancora nulla di simile. E chissà, magari un giorno ospiterà pure le ATP Finals

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7 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 11:55 AM
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Foto di Alberto Fanelli (per gentile concessione della Unipol Dome)

“Quanto costa fare finta di essere una star?”, canta Luciano Ligabue in Happy Hour, canzone vecchia di 20 anni ma invecchiata benissimo. Una satira sulla tendenza all'ostentazione, sulla ricerca di piaceri superflui che attestino uno status sociale invidiabile, forse persino superiore a quello che si ha.
Non poteva mancare nella scaletta de La prima notte, la serata-evento con cui è stata inaugurata l'Arena Milano Santa Giulia, diventata già Unipol Dome per ragioni di sponsor. Archiviato l'uso olimpico, l'imponente struttura ellittica ha preso vita per il motivo per cui è stata costruita: diventare il punto di riferimento italiano per l'intrattenimento al chiuso, dai concerti agli eventi sportivi. Un catino da 16mila posti, al momento il più grande in Italia, tutti pieni per il debutto affidato al rocker di Correggio, protagonista già al momento del taglio del nastro con il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente della Lombardia Attilio Fontana, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e il ceo di CTS Eventim Klaus-Peter Schulenberg, l'uomo che ha voluto e pagato (con un po' di aiuti pubblici) l'arena.
Ligabue è stato tra i primi artisti italiani a riempire gli stadi. Lo ha fatto per molte estati, quando si pensava che l'impresa fosse solo nelle sue corde, vocali e di chitarra, e in quelle di Vasco Rossi. Le date sold-out dei tour e i record di presenze erano il termometro per misurare una rivalità ormai démodé. Ora che invece San Siro, Olimpico e compagnia cantante son diventati accessibili a molti, ha battezzato un luogo che porta la fruizione dei concerti in un'altra dimensione. Meno file sotto il sole dal mattino, meno bottigliette d'acqua, lattine di birra e panini con la frittata in borsa frigo. All'Unipol Dome ci sono gli sky-box, le aree riservate a chi, oltre che a cantare e ballare, interessa l'experience. Salottini, vetrate, viste privilegiate, barman sempre disponibili per prolungare l'happy hour.
Durante il tour che presenta la struttura, ci si imbatte in tanti nomi diversi. Premium Suite, Dome Club, Santa Giulia Lounge, Superbox, Party Terrace. Ognuno ha la sua peculiarità, ma in comune hanno l'esclusività che si vuole offrire a chi sceglie di assistere a un concerto con questi servizi. In Italia finora non c'era nulla di simile. Che nascesse a Milano era quasi scontato, lo ha rivendicato anche Sala: “L'arena è in linea e in sostanza con l'immagine internazionale che vogliamo dare della città”. Una città che aspira al meglio: “Cosa si potrà fare qui? Concerti e sport di alto livello, io per esempio un'idea già ce l'ho ma non la posso dire”. Impossibile non pensare alle ATP Finals di tennis, convitato per ora di pietra nella speranza di strapparlo a Torino. D'altronde, se i primi protagonisti sono stati i campioni della NHL, la lega americana di hockey su ghiaccio, non si può proseguire al ribasso. In attesa di Sinner e Alcaraz, a settembre sarà la volta dei migliori pallavolisti d'Europa: all'Unipol Dome si giocheranno semifinali e finali degli Europei maschili di volley.
Nel frattempo la musica, core-business principale. “L'arena è stata pagata per questo”, dice Schulenberg senza girarci intorno. Dubbi non ne vengono: sedute comodissime, parterre spazioso, scenografia maestosa e vista perfetta da qualsiasi posto, anche da quelli laterali. La progettazione ha previsto che nessuno stia più lontano di 100 metri dal palco. Ligabue arriva dritto a tutti: ci si alza in piedi, si battono le mani, si balla e si canta. Anche dagli sky-box son tutti affacciati. La prima notte è andata bene, ora le prossime. L'obiettivo in futuro è arrivare a organizzarne oltre 100 l'anno.