La Spagna apre i porti alla nave dell’hantavirus. L'Argentina monitora la mappa del contagio

Madrid autorizza lo sbarco della MV Hondius alle Canarie su richiesta dell’Oms, che predica prudenza. Ma le rassicurazioni sul “rischio basso” non placano le proteste delle autorità locali: il focolaio della variante Andes ha causato tre morti, mentre decine di passeggeri sono dispersi in tre continenti senza tracciamento dei contatti

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7 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:19 PM
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Associated Press/LaPresse

La MV Hondius è ancora ferma al largo di Tenerife. Nei prossimi giorni, i 146 passeggeri ancora a bordo sbarcheranno nel porto di Granadilla. Lo ha deciso il governo spagnolo su richiesta dell'Oms. Nessuno, alle Canarie, voleva quella nave. Il presidente della regione, Fernando Clavijo, ha protestato a lungo. Alla fine, ha vinto Madrid.
Non è stato semplice. Prima di ottenere il via libera per le Canarie, la nave aveva chiesto invano di attraccare a Capo Verde, che ha negato l'accesso al proprio porto. La Spagna ha accettato solo dopo le rassicurazioni dell'Oms sulla gestione del rischio sanitario. Il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha voluto chiarire: "Rischio basso per gli abitanti delle Canarie. Siamo fiduciosi nella capacità della Spagna di gestire questa emergenza". Ma le domande restano aperte.
La storia comincia a Ushuaia, la città più australe del mondo, in Argentina, da dove la nave è salpata il primo aprile. E comincia con una coppia di turisti olandesi: lui 70 anni, lei 69. Secondo gli investigatori, i due avevano partecipato a un'escursione di birdwatching nei dintorni. Qualche giorno dopo, a bordo, i primi sintomi. L'uomo è morto l'11 aprile. La moglie è collassata in un aeroporto di Johannesburg ed è morta il 26. Una terza passeggera, una donna tedesca, è deceduta il 2 maggio. Tre vite strappate dall'hantavirus, variante Andes – l'unica capace di trasmettersi da uomo a uomo. Il 24 aprile, durante una sosta nella remota isola di Sant'Elena, non sono scesi solo il corpo dell'uomo e sua moglie. Dalla nave sono sbarcate trenta persone di almeno dodici nazionalità. Hanno preso voli commerciali per tornare a casa, disperdendosi in tre continenti prima che le autorità sanitarie venissero informate. Le autorità olandesi non hanno confermato dove si trovino ora quei passeggeri. Nel frattempo, le autorità in Sudafrica e in Europa stanno cercando di rintracciare i contatti di tutti coloro che sono scesi dalla nave.
Un passeggero svizzero è risultato positivo. Due britannici sono in isolamento. Altri sono monitorati negli Stati Uniti e in Turchia. La compagnia Oceanwide Expeditions ha impiegato giorni prima di ammettere quei trenta sbarchi. L'Oms ha ricostruito la sequenza: l'ottavo caso è proprio un uomo sbarcato a Sant'Elena, risultato positivo a Zurigo. Il periodo di incubazione del virus Andes può arrivare a sei settimane. “È possibile che vengano segnalati ulteriori casi”, ha avvertito Tedros.
Mentre il mondo guardava alla nave, il ministero della Salute argentino pubblicava il bollettino epidemiologico numero 806. Il focolaio sulla Hondius non è un episodio isolato. È la punta di un iceberg.Tra luglio 2025 e aprile 2026, l'Argentina ha registrato 101 casi confermati di hantavirus. Trentadue decessi. Letalità al 31,7 per cento: più del doppio della media dei cinque anni precedenti. L'Argentina è al primo posto in America Latina per incidenza di questa malattia. Ma quest'anno si va oltre i parametri storici. Il bollettino traccia un identikit delle vittime: età mediana 36 anni, 80 per cento uomini, 69 per cento tra i 20 e i 49 anni. Adulti in piena attività. La mappa del contagio cambia: la provincia di Buenos Aires ha registrato 54 casi e 16 decessi. Salta, nel nord ovest, 30 casi e 10 morti, il tasso più alto del paese. E poi c'è Río Colorado, località fuori dalle aree endemiche, dove un residente si è ammalato.
Perché tutto questo proprio ora? “Il cambiamento climatico. L'Argentina è diventata più tropicale”, spiega l'infettivologo Hugo Pizzi. Siccità e piogge intense spingono i roditori fuori dagli habitat. Oggi l'83 per cento dei casi si concentra nell'estremo nord. Un tempo era solo Patagonia. Intanto, una hostess della KLM è stata ricoverata ad Amsterdam dopo un breve contatto con la donna olandese deceduta in Sudafrica. L'incontro è stato forse aeroportuale. Se il test fosse positivo, significherebbe che il virus potrebbe trasmettersi anche con un contatto meno stretto di quanto finora ritenuto. La prudenza in questo caso è d’obbligo. La KLM ha rivelato: la stessa passeggera aveva tentato di imbarcarsi su un volo per Johannesburg, ma l'equipaggio, vedendola in condizioni critiche, le aveva negato l'accesso. È morta il giorno dopo.
In questo scenario, l’Oms predica prudenza e prova a spegnere l'allarmismo. “Non ci aspettiamo una grande epidemia. Si tratta di un cluster in uno spazio confinato con contatti ravvicinati. Le misure di sanità pubblica possono interrompere la catena di trasmissione. Non è coronavirus. È un virus molto diverso. Non siamo nella stessa situazione di sei anni fa”. La speranza è che anche le capacità di risposta degli organismi sanitari, nazionali e internazionali, non sia la stessa che ci ha colti impreparati anni fa.