Cronaca
Onu e mitomania •
Travaglio presenta Arlacchi come candidato a segretario generale delle Nazioni Unite. Ma il mondo non ne sa nulla
Il sociologo amico delle dittature dice di essere in corsa per prendere il posto di Guterres all'Onu, ma non è nella lista dei candidati perché non ha il supporto di nessuno stato membro. Gli resta il Fatto quotidiano
11 GIU 26

Ogni tanto sui giornali italiani compare la figura mitica e mitomane del sedicente “candidato al Nobel”, in genere incarnata da personaggi squalificati in cerca di visibilità e legittimità per le proprie teorie strampalate. L’autoattribuzione cialtronesca ha un vantaggio, per chi vuole farla credere e per chi vuole fingere di crederci, ed è che la lista dei candidati al Nobel può essere rivelata solo dopo 50 anni. Così ognuno può dire quello che gli pare senza paura di essere smentito entro mezzo secolo.
Ora però la megalomania fa un salto di qualità con la figura del sedicente “candidato a Segretario generale delle Nazioni Unite”: l’evoluzione della specie è incarnata da Pino Arlacchi e a dargli corda è il Fatto quotidiano. Da qualche mese, l’ex parlamentare del Pds e dell’Idv sta portando avanti una campagna elettorale per prendere il posto di António Guterres al Palazzo di Vetro. E il giornale di Travaglio lo sostiene in questa ardua competizione: ieri ha pubblicato un suo articolo-manifesto dal titolo: “La mia Onu avrebbe salvato l’Ucraina” in cui, con la qualifica di “candidato a Segretario generale delle Nazioni Unite”, Arlacchi espone la sua “proposta di rifondazione dell’Onu”. Ad aprile, sempre il Fatto, fece un’intervista al suo editorialista in cui spiegava di avere buone possibilità: “Il Sud del mondo potrebbe convergere su di me”. Ma il problema è che la candidatura di Arlacchi non esiste. O meglio, esiste solo nella sua testa e sulle pagine del Fatto.
Nessuno nel resto del mondo – neppure nel sud – è al corrente della candidatura di Arlacchi. Non c’è traccia del suo nome in nessun articolo della stampa internazionale sulla nomina del prossimo Segretario generale. Perché è una candidatura che non esiste. Non è semplicemente il fatto che la sua elezione sarebbe impossibile per l’esistenza di una regola non scritta che prevede una rotazione regionale: pertanto è certo che il successore del portoghese Guterres non sarà un europeo. Ma l’ostacolo insormontabile, dal punto di vista formale, è che Arlacchi non è proprio candidato. E verificarlo è più semplice che riscontrare le presunte rivelazioni di una massaggiatrice uruguayana: basta andare sul sito delle Nazioni Unite.
Sul portale dell’Onu c’è una pagina specifica sul processo di selezione e nomina del prossimo Segretario generale in cui, oltre a tutta la descrizione della procedura con i vari riferimenti normativi, è presente l’elenco dei candidati in corsa. Ci sono l’ex presidente del Cile Michelle Bachelet, l’ex vicepresidente del Costa Rica Rebeca Grynspan, l’argentino Rafael Mariano Grossi attuale direttore generale della Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), l’ex presidente del Senegal Macky Sall e, infine, María Fernanda Espinosa Garcés, ex presidente dell’Assemblea generale dell’Onu ed ex ministro degli Esteri dell’Ecuador. Nell’elenco compare anche il nome della diplomatica argentina Virginia Gamba, che però è stata ritirata dalla corsa. Ma non c’è quello di Pino Arlacchi, perché non è candidato a un bel nulla. Soprattutto perché nessuno lo ha candidato a nulla.
La procedura, aggiornata con una risoluzione a fine 2025, prevede infatti che per essere candidati alla carica di Segretario generale serve una lettera di supporto di uno stato membro; che ogni candidato deve presentare una dichiarazione programmatica (“statement vision”) che viene pubblicata sul sito dell’Onu; che il presidente dell’Assemblea generale organizzi delle audizioni con tutti i candidati. Ad aprile i favoriti Michelle Bachelet e Rafael Grossi, oltre a Rebeca Grynspan e Macky Sall, hanno risposto ognuno per tre ore alle domande dei rappresentanti degli stati membri. Il 15 giugno toccherà a María Fernanda Espinosa Garcés, che è stata l’ultima a presentare la candidatura (l’11 maggio).
Arlacchi non farà alcuna audizione perché la candidatura non l’ha presentata all’Onu, ma al circolo Arci Centofiori di Roma e poi sul Fatto quotidiano. Entrambe modalità non riconosciute dalla procedura prevista dalle Nazioni Unite, che pone un requisito necessario e insuperabile: una lettera di nomina da parte di almeno uno stato membro. La candidatura di Bachelet, ad esempio, è supportata da Cile, Messico e Brasile; quella di Grossi dall’Argentina; quella di Espinosa da Antigua; quella di Grynspan dalla Costa Rica e quella di Sall dal Burundi; mentre Gamba contava sulle Maldive, che però poi hanno tolto il supporto alla diplomatica argentina costringendola al ritiro).
Arlacchi sostiene di essere “il candidato del Sud del mondo, cioè della maggioranza degli stati che fanno parte dell’Onu” ma non ne ha trovato neppure uno disposto a scrivere una lettera di sostegno alla sua candidatura. Avrebbe potuto contare sull’appoggio del Venezuela, visto che era un consulente di Nicolás Maduro di cui riconosceva le piene credenziali democratiche, ma purtroppo il dittatore chavista è stato arrestato e a Caracas la musica è cambiata. Arlacchi ha buoni rapporti anche con il regime del Nicaragua, la cui ambasciatrice era presente al lancio della candidatura al circolo Arci, ma neppure il dittatore Daniel Ortega lo sostiene. Arlacchi potrebbe ricevere l’endorsement dell’Afghanistan, visto che dal 1997 al 2002 da direttore dell’Agenzia dell’Onu per il controllo della droga (carica da cui fu costretto a dimettersi a seguito delle denunce di cattiva gestione dei Radicali) strinse vari accordi finanziari con i talebani, ma neppure il regime islamico è riconoscente. Potrebbe farvalere le lodi sperticate a Putin e Xi Jinping rifilate al pubblico italiano nei suoi libri e nei suoi articoli, ma Russia e Cina non possono sostenere apertamente un candidato essendo membri permanenti del Consiglio di sicurezza.
Così nel mondo a credere nell’autocandidatura di Arlacchi a Segretario generale dell’Onu è rimasto solo Marco Travaglio, presidente della repubblica autonoma del Fatto. Ma purtroppo non è uno stato riconosciuto dalle Nazioni Unite.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
