"Esiste solo l'architettura". Ricordo di Luigi Cavallari

Un docente rigoroso, padrone di una materia che vive nello spazio tra il sapere tecnico e la storia costruttiva degli edifici. Sapeva nutrirsi delle differenze e anche delle divergenze, e la sua eredità non è solo personale

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Ultimo aggiornamento: 14:34
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Ci sono docenti che insegnano all’università. E docenti di cui l’università ha bisogno. Luigi Cavallari appartiene a questa seconda categoria. Per entusiasmo, generosità e per quella capacità rara di riconoscere il talento nei più giovani. E dargli spazio.
L'avevo conosciuto da studente, quando insegnava Tecnologie del recupero edilizio nella Facoltà di Architettura di Pescara. Era un docente rigoroso, padrone di una materia che vive nello spazio tra il sapere tecnico e la storia costruttiva degli edifici. Ma non è attraverso un esame che si può capire davvero il valore di Luigi. Le lezioni ti mettono di fronte alla competenza del professore. Non alla persona: alla sua umanità; alla sua capacità di mettersi nei panni altrui; alla sua capacità di spiegarti che esiste un lato aperto delle cose. Sempre. È quello che mi fece capire una sera quando fui invitato a cena nella sua casa di Pescara e, salendo le scale, vidi la sua biblioteca minore (l’altra è a Roma). Ingenuamente, mi stupii nel vedere che i suoi libri attraversavano i confini disciplinari. Non dissi nulla, ma lui capì e aggiunse: "Esiste solo l’architettura, siamo noi a suddividerla. Lei questo non lo ha mai accettato”. Sono passati tanti anni da allora, ma è un insegnamento che ancora oggi porto dentro di me. E del quale mi sono servito mille altre volte.
Luigi aveva questa dote: sapeva nutrirsi delle differenze e anche delle divergenze. Credo sia questo che gli ha consentito di essere tra i fondatori del Corso di Laurea in Tecniche del Costruire. La sua visione era quella di fondere le competenze dell'architetto con quelle dell'ingegnere. Sono passati più di vent'anni e quella visione ha messo le radici: nel prossimo futuro, c'è la scuola Politecnica di Pescara che vedrà collaborare il Dipartimento di Architettura con quello di Ingegneria e Geologia. Eppure, di tutto questo Luigi non avrebbe mai rivendicato la paternità. Uno dei suoi tratti distintivi rimane la sobrietà. Di fronte alla gratitudine che molti gli hanno espresso, ha saputo ribaltare il debito di riconoscenza: "Non so se ho lasciato qualcosa, non sta a me dirlo, ma a me questa facoltà ha lasciato moltissimo: quando incontro qualche ex-studente, che mi dice che da me ha imparato qualcosa, penso di non aver sprecato questi tanti anni”. Aveva ragione. Non ha sprecato nulla. Anzi.
L'eredità di Luigi non è solo personale. Molti i suoi contributi al dibattito internazionale. A Pescara ha portato Giancarlo De Carlo a metà degli anni Novanta, uno dei protagonisti dell'architettura e dell'urbanistica del Novecento. Qualche anno dopo ha invitato Lucien Kroll, l'architetto belga che aveva sfidato il razionalismo moderno opponendogli un'idea di habitat vivo, disordinato, adattabile. Di Kroll avrebbe curato l'edizione italiana di Ecologie urbane: un testo che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per chi crede che sia fondamentale ascoltare i luoghi prima di trasformarli. Molto altro si dovrebbe dire sull’impegno di Luigi per evitare che il progetto fosse ridotto a mero strumento di trascrizione tridimensionale.
Qualche anno fa venne a Foggia per la campagna elettorale di sua moglie. Lo invitai a vedere alcuni dei monumenti della mia città. Mi colpì la meraviglia con cui guardava ogni cosa, l'interesse per i racconti legati al territorio, la curiosità intatta di chi non ha mai smesso di imparare. A un certo punto gli parlai delle profonde differenze tra l'università che lui aveva contribuito a far crescere e la nostra. Mi rispose senza esitazione: "Per me l'università ha rappresentato un capitolo importante della mia vita. Ora appartiene al passato. A me piace guardare al futuro”.
Andare oltre era il suo modo di stare al mondo. Ma per farlo in maniera autentica occorre una ripresa della tradizione dalla quale si proviene, liberi da qualsiasi forma di nostalgia. Luigi questo lo sapeva e lo praticava. E se anche sappiamo che il disorientamento per la sua assenza non passerà, abbiamo una rotta tracciata: gettare lo sguardo in avanti.
Antonio Alberto Clemente 
Professore Associato di Urbanistica
Dipartimento di Architettura di Pescara
Università degli Studi "G. d'Annunzio" Chieti-Pescara