Cronaca
il video •
Tensioni al Ghetto ebraico a Roma, insulti e urla contro l'Anpi: "Vergognatevi, andatevene"
Durante la cerimonia per l'anniversario del rastrellamento degli ebrei alcuni componenti della comunità romana hanno iniziato a urlare contro la delegazione dell'associazione. "Ve ne dovete andare". Il presidente della comunità ebraica romana Fadlun: "La presenza dell'Anpi non era gradita, è stata una provocazione"

Foto ANSA
Tensioni al ghetto di Roma, dove era in programma la cerimonia per l'anniversario del rastrellamento degli ebrei, avvenuto il 16 ottobre 1943. Alcuni componenti della comunità romana hanno iniziato a urlare e insultare la delegazione dell'Anpi: "Ve ne dovete andare", "fuori, fuori", "vergognatevi", hanno urlato verso l'associazione dei partigiani. La delegazione dell'Anpi, dunque, è stata allontanata dalla spazio dedicato alla cerimonia per l'anniversario del rastrellamento e sistemata dietro "alcune transenne", come ha spiegato la presidente provinciale Marina Pierlorenzi. Altre associazioni, in segno di solidarietà, hanno seguito i partigiani e si sono schierate al loro fianco. Tra queste l'Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti), la Fiap (Federazione Italiana associazioni Partigiane) e l'associazione nazionale vittime di guerra.
Nei giorni scorsi il presidente della comunità ebraica romana Victor Fadlun aveva chiesto all'Anpi di non partecipare "per una questione di rispetto", ha detto a margine della commemorazione. "La loro presenza non era gradita, non si va in casa d'altri durante un lutto senza essere ben accetti", ha detto poi Fadlun. "Specialmente se il dolore delle famiglie riguarda una delle pagine più dolorose della nostra storia bimillenaria, il giorno del rastrellamento e della deportazione di 1.022 ebrei nei campi di sterminio. Soltanto sedici tornarono e nessun bambino. Non c'è dubbio che la decisione dell'Anpi, considerando le nostre prese di posizione ufficiali, sia stata una provocazione – ha aggiunto – . Ed è stato giusto estrometterli dalla cerimonia, per non turbare un momento di sofferenza profonda, il dolore che si rinnova per un'immensa ferita. Non vogliamo l'Anpi, non solo il 16 Ottobre, ma anche nelle altre occasioni dedicate alla Memoria e alla lotta contro il nazi-fascismo, a cui gli ebrei hanno contribuito con 2000 partigiani. Loro sono arrivati a cancellare la Brigata Ebraica dal corteo del 25 Aprile, e ormai fanno solo politica e hanno più volte manifestato la vicinanza alle piazze proPal. Non sono più un'Associazione di partigiani impegnata a preservare la memoria, ma un movimento che ne tradisce il ricordo e fa politica. Apprezzeremo di nuovo l'Anpi quando tornerà a essere la custode autentica della memoria e di un patrimonio ideale condiviso", ha affermato Fadlun, sottolineando comunque di nutrire "un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è la nostra storia. Ricordo che il 5 per cento degli ebrei italiani ha combattuto nella resistenza quando la media nazionale è 10 volte inferiore. Noi siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la brigata ebraica cacciata dal corteo del 25 aprile e siamo rimasti di nuovo profondamente feriti nel vedere la condiscendenza dell'Anpi nei confronti delle piazze proPal – ha proseguito –. E pensiamo che l'Anpi non debba assolvere al ruolo di partito politico, non debba fare politica ma debba tornare al suo ruolo di preservare la memoria della lotta partigiana della resistenza. Noi riteniamo e abbiamo pieno rispetto e siamo contro qualsiasi forma di violenza anche se fosse solo verbale – ha precisato – . Questa è una comunità pacifica ed è una comunità rispettosa. Ma oggi è una questione di pudore", ha sottolineato. E alla domanda se fosse stato un errore da parte di Roma Capitale di invitare l'Anpi, Fadlun ha risposto: "Penso che il 16 ottobre sia un lutto profondo per la nostra comunità. Ci sono parenti diretti di coloro che sono stati deportati. E quindi ci vuole sensibilità e rispetto".
La versione dell'Anpi è opposta. "Siamo stati attaccati – ha detto invece Pierlorenzi – non vogliono l'Anpi, dicendoci che siamo proPal e che non possiamo stare in questa piazza". Come associazione, ha proseguito, "rivendichiamo il ruolo che abbiamo avuto durante la resistenza e negli anni successivi rispettando ogni religione e ogni pensiero politico. Per questo, ciò che ha detto il presidente della comunità ebraica di Roma è talmente grave che ci ha profondamente addolorato, tuttavia quelle parole non ci hanno impedito di essere qui e di portare la nostra testimonianza". Ai cronisti, a margine della cerimonia, Pierlorenzi ha detto poi che "ci aspettavamo una convocazione anche dal prefetto di Roma già dal 25 aprile quando due nostri iscritti furono feriti da una pistola d'aria compressa e da una persona che si rifà alle posizioni più integraliste della comunità. Dare indicazioni di espulsione da una cerimonia che non è organizzata dalla comunità ebraica ma invece dal Comune di Roma, significa per noi il diritto di stare a pieno titolo in questa piazza", ha concluso.